Carabinieri al Crocifisso!

Giovedì 4 luglio è trascorso un bellissimo pomeriggio con i bambini delle elementari, i loro genitori ed i Carabinieri del Nucleo Operativo Radiomobile e Investigativo di Rimini insieme al loro comandante, Ten. Enrico Racchini.

Abbiamo visto da vicino le “autoradio” e le moto e abbiamo imparato come funziona il numero 112 per le emergenze.

Grazie di cuore agli uomini del Comando Provinciale di Rimini, in particolare al Cap. Sabato Landi, che ha reso possibile questo incontro!

Rendiconto Caritas I semestre 2019

Un primo bilancio per la Caritas della nostra parrocchia nel semestre 2019 appena concluso.

Cosa vuol dire un “rendiconto”, in questo caso: i numeri ci aiutano a comprendere quanto sono concrete le necessità a cui le offerte devolute alla Caritas Parrocchiale vanno incontro.


Consiglio Pastorale 10.06.2019

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è in chiaro: leggi l’Ordine del Giorno della riunione del 10 giugno 2019

Gita alle Lame Rosse

Domenica 9 Giugno come da programma si è svolto l’evento: “Una giornata assieme ”Riminesi e Camerti

E’ stata pensata e organizzata in squadra dai componenti di Rimini chiAMA Camerino, ( un gruppo di parrocchiani della parrocchia del Crocifisso di  Rimini),  La proloco di Camerino, e l’associazione sportiva la Pedivella di Rimini. Ma principalmente dalla Proloco di Camerino, che desideravano contro cambiare la bella accoglienza che hanno ricevuto il 26 Ottobre qua a Rimini,  quando abbiamo effettuato la: “Camminata della solidarietà per non dimenticare” in occasione del triste anniversario dell’evento “terremoto” nel centro Italia  del 2016.

Anche in questa occasione i riminesi si sono distinti: E’ stato un esodo! Un pullman doppio, un pullman da 38 posti e persone con i propri mezzi! Eravamo in 131  Il personale della Proloco di Camerino ci ha fatto visitare il borgo disabitato e presidiato, sembrava di entrare in una città fantasma!

Poi ci hanno detto: “ osservandovi ci avete fatto venire tanta gioia, erano anni che non vedevamo il nostro centro così vivace, schiamazzoso, con le vostre magliette blu avete dato una tonalità di speranza al nostro futuro! Il vostro ritornare a trovarci, ci ha dato tanta  gioia.”

Ci hanno accolto calorosamente, Al nostro arrivo, al mattino ci attendevano: il Sindaco di Fiastra, una delegazione della nuova giunta di Camerino, un professore dell’università di Camerino in rappresentanza del Rettore,  e tutta la bella, e disponibile squadra della Proloco di Camerino campeggiata dal mitico Germano. Noi abbiamo avuto l’onore di poterci collegare telefonicamente con il nostro Vice Sindaco, Gloria Lisi (Era in gita con la propria figlia, altrimenti sarebbe venuta  con noi, lei che sin dall’inizio è stata al nostro fianco nell’aiutarci ad ospitarli il 26 ottobre) ha esternato bellissime e calde parole per le popolazioni colpite dal terremoto. Parole apprezzate moltissimo dal Sindaco di Fiastra.

Poi abbiamo iniziato la camminato  in direzione delle “lame Rosse” Noi Riminesi assieme agli amici di Camerino. Una cornice degna dell’evento. Ci siamo lasciati la diga di Fiastra alle spalle, e  passo dopo passo parlandoci, raccontandoci le nostre vite, osservavamo le bellezze del Creato siamo arrivati ad ammirare uno spettacolo mozzafiato, che tanto desideravamo osservare da vicino: un gran bel canyon  rosso, un insieme di tanta roccia friabile, che non bisogna scalarla perché altrimenti frana, La guida del CAI che mentre camminavamo ci raccontava, ci presentava  la natura che ci circondava è stato veramente molto prezioso. Affinché tutte le persone potessero ascoltarlo abbiamo portato con noi gli auto parlanti che utilizziamo in parrocchia per le processioni.

Poi  pure il pranzo lo abbiamo consumato  assieme  nei quattro ristoranti del nuovo centro commerciale di Camerino. ( un segno tangibile della rinascita) Ma ascoltandoli, abbiamo capito che si sentono abbandonati!

Hanno pochissime, per non dire nessuna: certezza!!

Nel nostro andare avevamo pure a cuore un progetto di solidarietà che  stiamo concretamente facendo in parrocchia al Crocifisso di Rimini. Nella quota partecipativa  era stato pensato di ricavare un po’ di soldi da donare a delle famiglie di Rimini in difficoltà. Il progetto, Lo abbiamo denominato “AiutiAMOci” tutto è nato, perché alcuni persone, si sono rese conto che dei loro amici erano in difficolta, grossi problemi finanziari e di salute. Loro non li hanno abbandonati, ma hanno creato un cordone protettivo e realizzato un passa parola  discreto, affinché  si potesse  concretamente aiutarli. E  mese dopo mese sono sempre più le persone che ci aiutano, ad aiutare queste famiglie. Noi desideriamo mantenere l’anonimato. E i donatori hanno apprezzato, e si fidano di noi .  “Siamo riusciti a coinvolgere i fornitori, poi le tante persone che hanno partecipato all’evento ci hanno permesso di donare una cifra corposa. Inoltre, tantissime persone sono andate nei due negozi aperti nel centro commerciale di Camerino: Un forno ed un genere alimentari.

Abbiamo messo uno scatolone nei due negozi informando i riminesi che andavano a fare la spesa che se volevano potevano acquistare prodotti da donare alle famiglie riminesi in difficoltà. Un successone!  Con questa proposta abbiamo raggiunto due scopi:  aiutare le famiglie riminesi e aiutare i negozianti di Camerino

Domenica prossima andrà  in visita pastorale il Santo Padre, Papa Francesco,  lo stanno attendendo con tanto amore, e tantissima umiltà. “Non gli chiederemo nulla di materiale, ma solo se ci porta nelle sue Sante preghiere”  QUESTO è IL DIRE DEI CAMERTI. Persone consapevoli che il destino in questo momento con loro è stato molto avaro.

Noi nel rientrare a Rimini nei pullman eravamo soddisfatti della belle camminata effettuata la mattina, delle Splendide relazioni umane che in questi due anni abbiamo intessuto, ma pure per le persone che per la prima volta hanno visto con i proprio occhi la realtà si sono resi conto che: “Cosa gli ha  combinato,  in pochi secondi di terremoto! Non sarà mai più come prima!  “ queste erano le esternazioni che si scambiavano seduti comodamente in pullman. Rimarranno nei nostri occhi il modo familiare e caldo di come ci hanno salutato: Noi seduti nei nostri due pullman loro con la  macchina a guidarci per le vie del centro disabitato e presidiato dai militari.… poi una volta usciti dal centro ci eravamo salutati…  Dopo una decina di kilometri, oltrepassata una curva in un lungo rettilineo  le persone nei primi posti del pullman vedono in lontananza una macchina ferma con fuori delle persone che spenzolavano  un lungo striscione… poi   avvicinandoci maggiormente abbiamo capito  che il messaggio  era diretto a noi! Erano degli amici camerti che desideravano ulteriormente salutarci, ringraziarci per non averli dimenticati! Ci è spiaciuto  tanto doverli lasciare nel cuore del pomeriggio, ma avevamo l’obbligo di rientrare a Rimini per le ore 20,00!!  Il nostro torpedone andava veloce, troppo veloce perché potessimo fare una foto! Vi assicuriamo che quell’immagine di loro gioiosi  che ci salutano, rimarrà impressa come un marchio indelebile nei nostri cuori.

Ci rivolgiamo alle persone  delle istituzioni di buona volontà: fate una revisione, dei vostri programmi: trovate uno spicchio del vostro prezioso tempo per le meravigliose, operose,  oneste persone di Camerino

 

Conclusione del Mese Mariano

Venerdì 31 maggio abbiamo vissuto la tradizionale “Conclusione del mese mariano”, quest’anno insieme alla comunità ortodossa delle Celle.

Relazione di Elena Corallo sulle icone mariane nella tradizione orientale

 

Canti eseguiti dal Coro Yes We Can e dal Coro della parrocchia Ortodossa delle Celle.

Comunità del Crocifisso, alza la vela!

Omelia del Vescovo Francesco Lambiasi per la S.Messa conclusiva dell’Assemblea Parrocchiale, sabato 18 maggio 2019 alle ore 18.30

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Ci sono parole che salgono dal cuore e affiorano alle labbra soltanto nel momento dell’addio, soprattutto l’ultimo, quello prima della morte, momento intenso e drammatico che Gesù ha vissuto in pienezza nell’ora in cui il diavolo aveva messo nel cuore di Giuda di tradire il Maestro.

Per Gesù è arrivata l’ora suprema e, “sapendo che veniva da Dio e a Dio tornava”, ha incominciato a pronunciare quello che possiamo chiamare il suo testamento, un testamento prolungato per almeno quattro capitoli, che si possono racchiudere tutti nella parola a lettere maiuscole, AMORE. La parola più bella, più tenera, più dolce e più forte, ma anche la più ambigua del nostro vocabolario.

Per farci capire questa parola, Gesù ne usa un’altra, che rischia anch’essa di risultare molto ambigua, ma che in realtà contiene la chiave di accesso per la corretta comprensione della parola “amore”, e questa parola è “gloria”.

 

Abbiamo ascoltato che quando Giuda fu uscito dal cenacolo, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato e Dio è stato glorificato in lui”. Qui è contenuta la parola “gloria”. Penso che ci sarebbe stato molto da dire se fossimo stati presenti in quel momento supremo dell’ora di Gesù. “Ma, come maestro? Come puoi parlare di gloria, se ora stai per esporti all’infamia più vergognosa, la più orribile che ci possa essere? Tradito da un tuo discepolo, rinnegato dal primo dei tuoi discepoli, processato, esposto al vilipendio più turpe, respinto dalla folla, addirittura crocifisso? Come fai tu, a parlare di gloria?”.

 

Ma questa parola Gesù non se la rimangia, perché la gloria di cui parla non è quella mondana, che è fumo, è qualcosa di vaporoso, di impalpabile. “Gloria”, invece, nel linguaggio biblico è qualcosa di solido, di pesante.

 

La parola “gloria”, quindi, si riferisce al “peso” dell’amore, perché non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici, anzi dare la vita anche per i propri nemici per renderli amici. Non c’è amore più grande, vale a dire non c’è gloria più grande, perché l’evangelista Giovanni dipinge il cammino di ascensione verso il Calvario, come un cammino di esaltazione, di innalzamento. La croce, allora, è il trono glorioso di Gesù, di una gloria, appunto, che non è la gloria del potere, ma il potere dell’amore.

 

Questa è la gloria che il Padre dà al Figlio, per cui la croce è già illuminata dalla risurrezione che culmina nell’ascensione. Questa non equivale alla sottrazione di Gesù alla nostra presa, ma al contrario lo rende ancora più presente non solo a tutte le latitudini, ma a tutte le generazioni della storia, al punto che noi qui, oggi, non stiamo commemorando un Gesù ormai è morto e sepolto, che sarebbe, sì, asceso al Padre come fosse la distanza massima dalla nostra esperienza terrena. Gesù mantiene la promessa, le ultime parole del suo Vangelo secondo Matteo sono chiare e inequivocabili: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”, quindi anche oggi, 18 maggio 2019, lui è qui. Il diacono ha annunciato la lettura del vangelo secondo Giovanni e alla fine avrebbe dovuto dire: Parola di Giovanni. Invece ha proclamato: Parola del Signore. È il Signore che ora ci sta parlando.

 

Già da queste povere battute capiamo quanto noi, fratelli e sorelle, abbiamo bisogno di ritornare alle sorgenti della Chiesa e il cammino di una parrocchia non può che essere un cammino di rinnovamento, di riforma, di conversione missionaria, come dice Papa Francesco.

 

Un cammino che è, innanzitutto, un ritorno, ma non nel senso della nostalgia. No, non siamo chiamati a morire di nostalgia. Siamo chiamati a ritornare alle radici, alle sorgenti sempre fresche, zampillanti, della nostra fede, e provocati a guardare avanti. Una parrocchia non può che essere un popolo in cammino verso il futuro.

 

Per questo è davvero particolarmente significativa ed eloquente questa parola che oggi ci è stata proclamata, perché molti di voi escono dall’Assemblea parrocchiale che è un evento significativo. Non è una sorta di riunione condominiale, tanto per sistemare le cose. Non è il momento del bilancio di un’azienda a reddito, in cui i capi si devono mettere seduti a fare quattro conti. È invece il cammino di un’Assemblea eucaristica, il vertice di questa Messa che stiamo concelebrando, sì, “concelebrando”.

 

Ma non c’è solo questo vertice eucaristico. Negli anni dopo il Concilio, quando ero prete giovane in parrocchia, sognavo che non ci si limitasse solo all’assemblea liturgica, ma che ci fosse anche l’assemblea pastorale, in cui dei fratelli, a nome di tutto il popolo santo di Dio che si ritrova in quel lembo di terra che è la parrocchia, si mettono insieme e fanno quell’esercizio che abbiamo sentito qui nella prima lettura presa dagli Atti degli apostoli.

 

Paolo e Barnaba ritornarono a Listra, Iconio ed Antiochia”: “ritornarono”, perché vi erano andati in missione, ma poi non si sono limitati ad annunciare il Vangelo, non hanno concluso la missione con un “arrivederci e grazie”, ma sono ritornati per aiutare la comunità a non sedersi, perché, dopo la prima tappa, il rischio è di rimanere seduti. Ritornarono per confermare i discepoli ed esortarli a restare saldi nella fede perché dicevano “dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni”. Allora designarono alcuni anziani in ogni chiesa, dopo aver pregato e digiunato, come era stato fatto per loro che proprio in seguito ad un’assemblea pastorale avevano ricevuto il dono dello Spirito che li ha stimolati ad affrontare l’avventura della missione. A Listra, Iconio e Antiochia dove sono ritornati, visto il processo di maturazione della comunità, hanno stabilito degli anziani, non dei vecchi, ma dei presbiteri-presidenti di queste comunità, e dopo aver pregato e digiunato li hanno affidati al Signore. Poi, attraversata la Pisidia hanno raggiunto la Panfilia e anche lì hanno annunciato il Vangelo.

 

Fratelli e sorelle, noi stiamo vivendo un’epoca davvero magnifica e drammatica, come sono state tutte le epoche della chiesa. Quando mi capita di andare in una chiesa antica, vedo che sulle varie lapidi nelle quali si scandisce il cammino di costruzione di quella chiesa o la data dei restauri, c’è sempre scritto: Nell’anno di grazia del Signore 1227, oppure: Nell’anno di grazia del Signore 1548, e così via. Sono tutti “anni del Signore”, anche gli anni che stiamo vivendo noi, che qualche volta ci verrebbe da definire i più disgraziati, ma non esiste l’epoca più difficile nella storia della Chiesa. Tutte le epoche sono difficili e facili insieme, ma sono tutte diverse. Abbiamo, certo, delle difficoltà inedite, ma abbiamo anche delle risorse del tutto nuove. Pensate, per esempio, alla risorsa del diaconato. 12 anni fa, quando sono venuto a Rimini, c’erano 30 diaconi e mi sembravano moltissimi, oggi sono 58. Non è questione di numero, è questione di grazia.

 

Fratelli e sorelle, noi oggi rischiamo l’autoreferenzialità, rischio sempre in agguato nelle nostre comunità, quello di stare lì a leccarci le piaghe e lamentarci: “Vengono sempre meno giovani in mezzo a noi… Siamo sempre più anziani… Siamo sempre di meno… Ci sono sempre meno preti…” e via di questo passo. Così noi cristiani rischiamo di autoflagellarci e di seppellirci nei nostri stivali, invece il Signore ci scuote, ci dice: Io sono con voi. “Sono con voi” non in modo magico, miracolistico, ma “sono con voi” con tutta la capacità di profezia di cui il popolo santo di Dio è dotato. Allora mi viene da dire: “Comunità del Crocifisso, rimettiti in cammino. Alza la vela e lascia che si gonfi per il vento dello Spirito”. Certo, non siamo noi i padroni del vento, ma possiamo tenere alta e orientare la vela. Questa è la nostra responsabilità.

 

Oggi la parrocchia non è più fatta da tutti quelli che sono sul territorio. Non siamo più la parrocchia di tutti, ma siamo e dobbiamo sempre essere a disposizione per tutti, perché siamo Chiesa. Siamo lievito. Siamo sale. Quello che importa non è quanto sale ci sia, ma che il sale sia sale, sia saporito, non sia ormai scipito. Allora riprendiamo coraggio. Dobbiamo osare di sperare. Un filosofo antico, Seneca, diceva che noi non osiamo non tanto perché le cose sono difficili , ma le cose sono difficili perché non osiamo.

 

Noi cristiani custodiamo il messaggio della speranza. Abbiamo ascoltato dal libro dell’Apocalisse un brano che, se ci avessimo pensato, forse non l’avremmo scelto per questo contesto assembleare che la comunità sta vivendo. “Io Giovanni vidi un cielo nuovo e una terra nuova”. Ecco la novità dello Spirito del Signore. Noi siamo una Chiesa che sa additare il traguardo finale. Non siamo dei pacchi postali spediti dall’ostetricia all’obitorio. Siamo dei cristiani in cammino. Dobbiamo e possiamo camminare.

 

E quale testimonianza possiamo dare? Non tanto l’organizzazione. Dobbiamo stare attenti: la smania dell’organizzazione è una malattia che spesso affligge le nostre comunità nelle quali c’è una overdose di organizzazione e poi magari si riscontra un deficit di iniziativa, di slancio, di entusiasmo. Il Papa ci dice di rinnovare, addirittura, la nostra faccia. Non conta metterci il trucco. Non possiamo avere una faccia da funerale perché il vangelo è un messaggio di gioia, di speranza, di luce, soprattutto quando si registra un blackout generale come stiamo vivendo in questi tempi.

 

Gesù non ha vissuto tempi migliori; non ci sono mai stati tempi migliori. Tutti i tempi sono propizi all’annuncio del Vangelo. Altri, quando noi indicheremo il sole e la luna del Regno dei cieli, guarderanno il nostro dito.

 

Allora qual è il nostro segno di riconoscimento? Lo ha detto Gesù: “da questo riconosceranno che siete miei discepoli”. Questa non è solo la carta di identità di Gesù. È la carta d’identità di noi che siamo suoi discepoli: “Se avete amore gli uni per gli altri”. Questa è la gloria che il Signore Gesù dona alla sua sposa, la Chiesa.

 

In breve, abbiamo bisogno di tanta fede, perché credere che Gesù sia presente nell’Eucarestia forse non fa tanta difficoltà, ma credere che Gesù è presente nella nostra comunità, nella Chiesa, la Chiesa di Papa Francesco, la Chiesa del sottoscritto Vescovo Francesco, questo è il punto. Ricordiamo: la fede è un dono prima che un impegno. Questa è la gloria che Dio fa brillare sul volto della sua sposa, la Chiesa. Noi rischiamo di vedere solo le rughe sul volto della sposa, dimenticando poi che quelle rughe sono i nostri peccati, le nostre infedeltà, le nostre incoerenze. Magari puntiamo il dito contro il Papa, contro il vescovo, contro i preti, contro i diaconi, contro i fratelli, dell’altro quartiere, dell’altra parrocchia, e non lo puntiamo mai verso di noi.

 

Di nuovo: qual è il segno di riconoscimento? L’amore. L’amore che rende nuove le cose vecchie, che rende facili le cose difficili, che rende possibili le cose impossibili.

NOI del Crocifisso | Giugno 2019

“NOI del Crocifisso” – Giornalino della Parrocchia del Crocifisso
Maggio 2019 (Anno Pastorale 2018-2019)

Leggi il giornalino

  • Perché Cristo sia annunciato
  • Un sabato d’assemblea
  • Cinque ambiti di riflessione e confronto
  • La reception del Crocifisso
  • Io c’ero
  • Alza la vela – Estratto dell’Omelia del Vescovo per l’Asseblea parrocchiale
  • Aiuto Compiti

Voci dall’assemblea | IL VIDEO

Un anno di “aiutocompiti”

Mirella scrive:

“Oggi (23/05/2019) si è conclusa per quest’anno l’esperienza dell’aiuto compiti nella Parrocchia S.Andrea dell’Ausa. Esperienza impegnativa ma molto bella. Abbiamo seguito 3 giorni la settimana circa 25 bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado. Hanno collaborato insegnanti ancora in servizio e insegnanti in pensione insieme a tante persone di buona volontà. Ci hanno supportato alcuni bravissimi ragazzi scout.. È stata un’esperienza all’insegna del servizio, dell’amicizia e dell’accoglienza di tutti. Esperienza positiva che si ripeterà l’anno prossimo. Accettiamo volentieri la collaborazione di altri volontari per poter allargare l’esperienza a più bambini. Grazie a Don Renato Bartoli che ci ha permesso tutto questo nei locali della Parrocchia. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato e sostenuto.
Grazie di ❤️”

Emanuela:

“Bella festa oggi pomeriggio, commovente l’abbraccio dei bambini e il grazie dei genitori. Questa esperienza è stata significativa per tutti, per noi, per i ragazzi, per i genitori e per la nostra parrocchia. Il bene, in qualsiasi forma venga espresso, fa poco rumore, ma lascia sempre un segno… e può far nascere in altre persone il desiderio di spendere un po’ del proprio tempo per gli altri❣️”

 

Un sabato d’Assemblea

Un grande evento comunitario che ha coinvolto più di duecento persone, tra i 172 partecipanti ai tavoli di lavoro e i tanti impegnati in una organizzazione complessa (dagli addetti alla logistica e alla segreteria alle cuoche che hanno preparato il ristoro, dagli specialisti della comunicazione a chi ha preparato la liturgia, dai facilitatori che ci hanno messo le loro “facce d’assemblea” ai verbalizzatori  ai volontari che hanno collaborato a rendere accoglienti i numerosi locali della parrocchia sede dell’evento).

All’assemblea parrocchiale di sabato 18 maggio hanno partecipato giovani, adulti, anziani –  dal ragazzo di 16 anni alla nonna di 91 – mettendo in comune  le loro vite e ascoltando le esperienze e i pensieri, le aspirazioni e i timori, la fede e i dubbi gli uni degli altri. Tutti animati dalla stessa volontà di esserci  per rispondere a un invito e dare il proprio contributo alla riflessione sui cinque grandi temi enucleati dal Consiglio pastorale parrocchiale come essenziali nella vita dei cristiani di oggi e degli uomini tutti. In piccoli gruppi – animati ciascuno da un facilitatore col compito di rendere fluida e ben focalizzata la conversazione – giovani e meno giovani hanno riflettuto sulla vita spirituale, la formazione umana, la solidarietà, la famiglia, l’ambiente e insieme hanno anche imparato ad ascoltarsi e a conoscersi. Così i ragazzi hanno ascoltato incuriositi  esperienze di  fede o di vita lontane anni luce dalle loro, i meno giovani hanno scoperto e riconosciuto la serietà e la profondità di pensiero di quei “giovani d’oggi” spesso etichettati come superficiali e indifferenti: ciascuno insomma ha incominciato a scoprire nell’altro qualcuno da riconoscere come vicino a sé e da stimare per ciò che è.

Se anche l’assemblea, organizzata nella modalità sinodale suggerita dal nostro vescovo, avesse portato solo questo frutto, il suo bilancio sarebbe sicuramente positivo, perché niente in questo tempo è più significativo dell’essere cristiano che il voler vivere da fratelli costruendo relazioni e andando in controtendenza rispetto a una mentalità che invece spesso le relazioni le avvilisce od ostacola addirittura.

Ma l’assemblea ha prodotto molto altro: una riflessione articolata e ricca sui temi proposti e una abbondante messe di idee su come stimolare la parrocchia in modo che la vita comunitaria possa essere davvero d’aiuto nel dare respiro alla vita di fede di ciascuno e nel nutrire l’umanità di chi vive nel nostro territorio. L’ascolto di tanti battezzati è stato percepito veramente come un modo efficace per leggere i segni dei tempi e la ricchezza della riflessione è stata tale che occorrerà del tempo per completare la sintesi del lavoro, alla quale i facilitatori hanno messo mano già all’indomani della chiusura dell’assemblea.

E quale migliore chiusura dei lavori di una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo? Il vescovo Francesco infatti ha risposto all’invito di don Renato e don Eugenio e ha donato alla nostra comunità bellissime parole di incoraggiamento ad andare avanti in questo percorso di rinnovamento parrocchiale senza paura, anzi con la certezza che il Signore è vicino a chi desidera collaborare per il suo Regno. Infine ha ricordato come sia essenziale per la buona riuscita del percorso un momento di restituzione alla comunità di quanto sarà rielaborato dal Consiglio Pastorale Parrocchiale sulla base di quanto emerso in assemblea.

La restituzione sarà il vero atto conclusivo del lavoro assembleare e riceverà rilievo particolare dal fatto di avvenire all’inizio del prossimo anno pastorale, come segno di continuità con quello che sta per finire.