(online) La povertà alimentare.

Parrocchia del Crocifisso  |  Azione Cattolica – Adulti

Riflessioni e confronti on line in preparazione alla Pasqua

La partecipazione è libera per tutti gli uomini e le donne di buona volontà …
Per info: ac.crocifisso@gmail.com


Venerdì, 12 marzo 2021, ore 21

La povertà alimentare.
Tempo di quaresima: il significato e la pratica del digiuno

Link su Zoom (clicca qui)


Venerdì, 26 marzo 2021, ore 21

Il cibo e la terra nella riflessione della Laudato si.
Il contrasto allo spreco alimentare

Link su Zoom (clicca qui)


Alberto Rossi

Fabio Vergoni ha scritto:

 

Che parrocchia siamo. Che comunità vogliamo essere.

Lunedì  8 febbraio ore 20,50
SERATA DI FORMAZIONE (online) per tutti

CHE PARROCCHIA SIAMO.
CHE COMUNITA’ VOGLIAMO ESSERE.

ASCOLTEREMO LA REGISTRAZIONE (solo audio) della riflessione che Serena Noceti, teologa, ha proposto al Consiglio Pastorale Diocesano il 30/01/2021

il link per il collegamento https://meet.google.com/mik-foby-ukg 

Serena Noceti

Sintesi Consiglio Pastorale – 18 gennaio 2021

(a cura di Fulvio)

Il tema principale del Consiglio Pastorale del 18 gennaio 2021 riguardava la vita parrocchiale nel momento attuale. Erano state date alcune domande di riferimento:

  • Cosa significa essere comunità?
  • Perché essere comunità?
  • Quali contenuti offrire alla comunità?
  • Come vivere la dimensione comunitaria stante la situazione attuale?

 

Sintesi degli interventi

  • Il Consiglio pastorale, in diversi interventi, ha evidenziato che la Comunità del Crocifisso ha una sua identità consolidata e mai smarrita.
  • La nostra esperienza di fede non deve avere interruzioni. Bisogna essere e continuare ad essere comunità perché viviamo il nostro essere cristiani nel momento contingente in piena unione con il Signore. Così come siamo parte di Cristo dobbiamo allora essere fratelli e vivere la fede adesso.
  • La situazione contingente della pandemia, però, fa emergere la necessità di imparare a scoprire il prossimo e di relazionarci con lui per sviluppare la fraternità che viene ancor prima della comunità.
  • L’azione comunitaria deve aiutare a riscoprire la fede vissuta nella dimensione umana del quotidiano e va rivolta a tutti (famiglie, operatori, associazioni e tutti coloro cui possa essere destinata la Parola di Dio).
  • La nostra azione di fede deve trovare applicazione adesso, nonostante le difficoltà e le limitazioni: se ci dovessimo disperdere potremmo rischiare di perdere fratelli.
  • Attiviamo la vista. Scorgiamo chi ci sta accanto. Sappiamo individuare i bisogni e le esigenze dei nostri fratelli. Alimentiamo occasioni di incontro e di confronto utilizzando i mezzi che oggi ci vengono messi a disposizione (piattaforme, app).
  • La comunità fondata sull’annuncio della Parola nella esperienza parrocchiale e nella vita di ognuno di noi, deve trovare il suo fondamento su tre pilastri: Annuncio, Eucarestia, Carità. Questi tre pilastri debbono aiutarci a superare le fatiche e andare oltre le dinamiche che fino ad oggi ci hanno accompagnato: dobbiamo trovare strade nuove e percorrerle in modo diverso perché i tempi dell’oggi non sono quelli di ieri. Ciò che abbiamo sempre fatto non sarà ciò che oggi possiamo fare.
  • Impariamo a confrontarci con i nostri vicini. Questo significa che l’esperienza della Zona Pastorale e del Vicariato sono l’occasione da cui mutuare l’esperienza vissuta da altri nella esperienza comune di difficoltà attuale. Impariamo anche da ciò che altri nostri confinanti stanno facendo in questo momento.

Affidamento a Maria

Nel loro primo incontro i genitori dei bambini che hanno iniziato quest’anno il catechismo e i loro catechisti hanno rivolto la loro preghiera alla Beata Vergine Maria. Ecco alcune delle loro invocazioni scritte su post-it:

  • Confido che questo percorso permetta a N.  di abbracciare il mondo con maggiore consapevolezza e con la grazia di Cristo.
  • Che questo percorso sia per lui un percorso di gioia, di amore, che possa trovare il modo di aprire il suo cuore ed accogliere ogni piccolo grande arricchimento.
  • Prego Maria perché possa aiutare i nostri figli a scegliere il buono, il bello, il vero, nella vita.
  • Vorrei che N. incontrasse durante questo percorso la bontà di Gesù e si avvicinasse ai principi di solidarietà e amore che dovrebbero governare il mondo.
  • Affido a te, Maria, tutti questi bimbi, affinché anche il cammino in parrocchia aiuti loro a crescere e a “sbocciare”, ciascuno con le proprie potenzialità e particolarità.
  • Spero che Maria protegga ed illumini il percorso di catechismo di N: come farebbe una mamma: con gioia, pazienza ed amore.
  • Ave Maria, illumina e guida i tuoi piccoli.
  • Accompagna i nostri figli con il tuo abbraccio materno.

 

il servizio del Lettore della Parola di Dio

intervento di Rino Morri
nella “Domenica della Parola di Dio”
(24 gennaio 2021)

Buongiorno a tutti, mi chiamo Rino, ho sempre fatto parte di questa comunità e sono uno dei due lettori istituiti che attualmente ci sono in parrocchia, per questo mi vedete spesso a proclamare la Parola, ed oggi mi è stato chiesto di condividere con voi alcune riflessioni sulla mia scelta.
Il ministero del Lettorato, che viene conferito dal Vescovo e che Papa Francesco ultimamente ha reso accessibile alle donne, venne istituito dopo il Concilio dove si era preso atto che era arrivato il momento di far sì che i laici avessero accesso alla Parola di Dio.
Nel decreto di istituzione si legge: “Il lettore istituito è il ministro della proclamazione della Parola, deve proclamare cioè, deve dire a voce alta, a nome di un altro, a favore degli altri”.
Io ho iniziato nel 1984, dopo un periodo di preparazione con incontri mensili in Seminario, fra l’altro se non ricordo male uno dei sacerdoti che teneva il corso era don Renato. A chi mi chiede perché ho scelto di fare il lettore, rispondo sempre: “Per vocazione di don Tonino”, il vulcanico parroco che aveva rivoluzionato la nostra calma vita parrocchiale e fatto prendere in mano la Bibbia. Alle mie obiezioni, non sapevo nemmeno cosa fosse il lettorato, mi rispose: “Vai, poi strada facendo imparerai”, e devo riconoscere che non aveva torto, se si aspetta di essere pronti, di essere formati non si parte mai.
E’ dopo l’istituzione che mi sono reso conto che della Parola di Dio ne sapevo veramente poco, allora ho cominciato a leggere la Bibbia, cosa non facile… anche per il poco tempo disponibile, e devo dire di aver accantonato l’idea e ricominciato piano piano trovando aiuto in alcuni impegni concreti:
-Ho cominciato a far parte dell’equipe liturgica, dove si preparavano le liturgie per le domeniche in cui si celebravano momenti forti del cammino pastorale, all’inizio partecipando come spettatore muto, poi nel tempo aiutato dal clima di amicizia mi sono inserito, forse anche troppo e qui che ho imparato che una liturgia non è riuscita quando tutto è perfetto, ma quando riesce a coinvolgere e valorizzare ciò che ognuno prepara, lasciando anche spazio alla spontaneità e agli imprevisti.
-Essere stato, ancora una volta per scelta dello stesso prete di cui sopra, animatore delle piccole comunità, ed anche qui devo dire grazie a chi mi ha spinto a farlo, perché questi incontri con al centro la Parola di Dio mi hanno aiutato ad approfondirla ed il confronto con gli altri mi ha fatto prendere coscienza che i miei dubbi, le mie difficoltà erano anche le loro, inoltre si è instaurato un clima di amicizia che ci accompagna ancora oggi. (Oggi le piccole comunità sono in crisi, non solo per il covid, dovremmo ridargli vita). Salto un lungo periodo di tempo fatto di incontri vari, cambio di parroci, ed arrivo al momento in cui ho lasciato il lavoro; avendo più tempo ha disposizione ho approfondito la ricerca della Parola con la lettura del Vangelo del giorno e relativa riflessione, oggi ne abbiamo tante a disposizione, è un aiuto per affrontare in modo diverso la giornata.
In questi ultimi tempi mi hanno fatto riflettere due interventi in modo particolare. Uno del Vescovo Francesco, che nei pellegrinaggi diocesani ci ha invitato a chiederci: “Quale volto di Dio ci portiamo nel cuore? Con quale volto di Dio ci siamo incontrati?”.
Poi una riflessione di padre Ermes Ronchi che afferma: “Siamo burocrati delle regole… e analfabeti del cuore”. Sì la mia, la nostra fede, troppo spesso è legata a delle regole a dei precetti, fatto questo sono a posto.
Di fronte a queste provocazioni ti viene voglia di prendere in mano il Vangelo e scoprire quale volto del Padre Gesù ci ha svelato e trovare un Padre che non ci cataloga secondo le regole, a volte pesanti, che come uomini e come Chiesa ci siamo dati, ma un Padre che ci ama prima di tutto e al di sopra di tutto, è solo l’amore che lo muove. Sceglie uomini peccatori come noi per costituire il primo nucleo della Chiesa, non condanna mai nessuno, ricerca, ama, perdona. Attraverso questa Parola scopro ogni giorno di essere amato e per questo, se lo voglio, posso amare e cercare di cambiare me stesso invece di voler cambiare gli altri.
L’ultima riflessione riguarda la Messa, per me è importante prepararmi leggendo le letture che verranno proclamate la domenica, oggi si discute se lasciare o togliere i foglietti, io penso sia più importante arrivare preparati, si potrebbero proporre degli incontri sulle letture della domenica. Il cammino da fare sembra difficile, io ho trovato aiuto in un’altra espressione di padre Ermes Ronchi: “Non pretendiamo di fare tutto in una volta, ma un piccolo passo alla volta è possibile per tutti”.

Spero di non aver approfittato della vostra pazienza, grazie e buona domenica della Parola.

Equipe liturgica – online

giovedì 28 Gennaio alle ore 18 ci incontreremo online come equipe liturgica.

L’ordine del giorno sarà:

– 31 Gennaio (giornata della promozione umana);

– 2 Febbraio martedì  (Candelora);

– 7 Febbraio (giornata della vita);

– 17 Febbraio mercoledì delle Ceneri (inizio Quaresima).

 

Ecco il link per il collegamento  https://meet.google.com/hdx-tedk-wcz

Fatto da noi. Dal web alla carta.

FATTO DA NOI 

Hai trovato qualcosa di bello e vuoi condividerlo con altri? Manda i tuoi contributi a segreteria.crocifisso@gmail.com

Vogliamo realizzare per le persone che non usano Internet, un foglio periodico (formato A4, fronte retro, bianco e nero, stampato in proprio) nel quale raccogliere alcune informazioni e cose belle che di solito condividiamo sui social: aneddoti, preghiere, riflessioni, vignette, inviti, meme…

Le copie stampate di questo foglio parrocchiale, fatto con l’apporto di tanti, saranno messe a disposizione in fondo alla chiesa e chiunque potrà prenderle per consegnarle manualmente ai suoi vicini o alle persone che vorrà.

È una iniziativa ancora senza titolo, in fase di definizione, e ha bisogno di idee e collaborazione.

 

Oro, incenso, mirra e… il quarto dono.

Oro, incenso, mirra e… il quarto dono.

Il quarto Re Magio era venuto dal Sahel

Anche i presepi più aggiornati e contestualizzati non lo considerano. La cosa non sorprende più di tanto perché la sabbia non ha mai goduto di particolare attenzione o favore da parte di teologi, politici o sindacalisti.

Un Re che porta sabbia per migliaia di chilometri a un altro Re, nudo e inerme come tutti i neonati, non fa buona figura. Persino sua madre, di natura sensibile, e attenta a ogni gesto nei confronti del figlio, non avrebbe saputo come interpretare il dono del Re originario del Sahel, zona che lei non aveva presumibilmente mai sentito nominare. Al massimo aveva avuto nozione della Regina di Saba arrivata fino a un altro Re, Salomone, sembra con cammelli carichi di doni preziosi. L’Etiopia non è il Sahel e tra la Regina di Saba e l’ultimo dei re Magi, c’è un abisso, che la sabbia appunto rappresenta in modo sconcertante. Della sabbia, apparentemente, c’è poco di cui andar fieri visto che anche nella società di quel tempo si badava molto alle apparenze: corone, troni, armate, censimenti, lotte intestine, vendette, conquiste di territori e soprattutto prestigio. Cose che con la sabbia hanno poco o nulla da spartire. Fu così che quando il quarto Re, l’ultimo a presentare il dono, si affacciò sulla scena della natività, destò prima stupore, poi un sorriso di circostanza

da parte degli altri Re e infine una sorta di censura dei presenti. Il bimbo era troppo piccolo per capire e Giuseppe, il papà, dormiva.

La storia ufficiale, i presepi, i racconti tradizionali, le filastrocche e i dipinti d’epoca, mai han menzionato quel quarto Re che aveva donato la sabbia al Messia atteso dalle genti per liberarle dal giogo dell’oppressione dei potenti.

Troppo umile, la sabbia, poco rappresentativa del potere inteso come dominazione, feriale e persino scomoda quando unita al vento e generatrice di polvere. Inaccettabile, quasi offensiva o comunque inappropriata per la circostanza, visto il quadro classico presentato e gli angeli convocati per la circostanza. Non si sarebbe saputo come e dove usarla, sarebbe stata di inciampo, dettaglio poco degno per un momento così solenne e da tramandare ai secoli futuri. Avrebbe suonato proprio male, come non riconoscerlo elencare oro, incenso, mirra e sabbia. Una stonatura, una storpiatura, una sconnessione o semplicemente un clamoroso errore di valutazione. Un Re che si permette di viaggiare, di unirsi alla carovana di altri Re più nobili di lui (che non era né astronomo né sacerdote né illuminato).

Si potrebbe concludere che il nostro Re, censurato subito dalle cronache presenti e future, sia stato arrogante o comunque poco saggio a confronto degli altri Re che hanno goduto di imperitura fama. E che il suo gesto avrebbe potuto scomparire per sempre dalla storia, senza la minima menzione. Ma rimane un pallido ricordo dell’avvenimento: il suo racconto, che nessuno ha finora creduto, e soprattutto lei, la sabbia. Unica testimone autorevole e fedele del nobile dono di un Re a un Re appena nato che sarebbe stato tradito da tutti.

Niamey, Epifania 2021

d    MAURO ARMANINO in “Diario irregolare” su Avvenire del 5.1.2021