FORMAZIONE & TESTI

Catechesi e Formazione

formazione ragazzi

(da: Il Bollettino Salesiano di Luglio-Agosto 2020)

DORA MONTENEGRO

Giorni di fame

Niente, non avevano più niente da mangiare. Con l’ultima confezione di pasta, tre patate, un pezzo di zucca e un dado per il brodo, Muriel aveva preparato un pasto. Era quello che avevano mangiato entrambi, tre giorni prima.
Poi avevano la fame e nient’altro.
Muriel guardò Millie, sua figlia di 7 anni, che dormiva nel letto. La fame ti fa dormire. Ma quando ti sveglia, ti taglia lo stomaco come un coltello freddo, smussato e ottuso.
Quando Millie si è svegliata, ha detto la stessa cosa di ieri: «Mamma, ho tanta fame».
Allora Muriel le diede del tè non zuccherato e disse: «Millie… Oggi andiamo a mangiare. Te lo prometto».
Ha preso gli attrezzi con cui si guadagnava da vivere e con la bambina per mano è uscita in strada. Nel bel mezzo della quarantena.
L’angolo tra South One e East Avenue, quello con il semaforo rosso lungo, è il luogo dove lavora Muriel. Ha fatto sedere la figlia sul marciapiede e ha avuto il suo primo colpo di fortuna.
In una tasca della sua giacca ha trovato una caramella e l’ha data a Millie.
«Millie, la cosa peggiore che ci può capitare è che la polizia ci arresti. A causa della quarantena, sai… Ma se ci prendono, almeno ci daranno da mangiare».
Quando il semaforo è diventato rosso, Muriel è saltata in mezzo alla strada con due cerchi e tre mazze. C’erano solo tre auto di fila. Il terzo ha gridato: «Negra! Che ci fai per strada? Siamo in quarantena!»
Muriel ha ignorato l’insulto. Ha cercato di far girare i cerchi intorno alla vita, ma non ci è riuscita. Non è riuscita neanche a far volteggiare le clave e una si è schiantata sull’asfalto.
Si vergognava, lasciò passare le macchine e si sedette accanto a sua figlia. La debolezza le impediva di essere un’artista di strada. E la fame. Quel vuoto nelle sue viscere che la lasciava senza forza e senza coordinazione.
Un ragazzino le passò accanto. Tornava da un acquisto di pane. Muriel lo guardò e disse: «Ragazzo, posso avere un pezzo di pane per la mia bambina?».
Il ragazzo la guardò e continuò a camminare fino a quando non entrò nel palazzo dall’altra parte della strada.
Poi arrivò la polizia. La interrogarono, le fecero il test e le ordinarono di andare a casa. Tutti dovevano rispettare la quarantena obbligatoria.
«Non ci arrestate…?» chiese Muriel.
«No, signora. Non possiamo fermarti con una bambina minorenne». Rispose uno dei poliziotti e se ne andarono.
Loro sono rimaste lì. Affamate.
Muriel trattenne le lacrime. Aveva promesso a sua figlia che avrebbero mangiato.
Poi è arrivato il Buon Samaritano, dalla casa dell’altra parte della strada.
Il ragazzo che poco prima le aveva rifiutato il pane stava tornando con la madre. Aveva due grandi borse piene di cibo. Riso, pasta, latte, zucchero, farina, pollo, salsicce ecc. E le hanno date a Muriel.
«Ho preparato dei panini con formaggio, spero che vi piacciano» disse la donna.
«Grazie, grazie, signora» rispose piangendo Muriel.
«Non piangete e andate a casa, dovete prendervi cura di voi stesse. Tutti dobbiamo prenderci cura di noi stessi».
«Signora, voglio scusarmi con suo figlio, per aver pensato male di lui quando ci ha rifiutato un po’ di pane».
«Non preoccuparti… è stato Gabriel a riempire le borse di cibo… Lui ti apprezza. Ti guarda sempre dalla finestra, ti chiama “La ragazza hula hula hoop”. Mio figlio è autistico, parla a malapena, ma conosce le persone: ha questo dono».
«Siamo in quarantena… Puoi abbracciare Gabriel per me? E in quell’abbraccio ringraziarlo? So che alle persone autistiche non piacciono gli abbracci, soprattutto da una donna estranea come me».
«Per mio figlio non sei un’estranea, ragazza hula hula hoop».
Muriel sorrise, prese le borse e andò a casa felice.
Lungo la strada lei e la bambina divorarono i panini al formaggio. A casa, dentro la borsa trovò una busta, con dei soldi e un biglietto. Muriel lo lesse, abbracciando la figlia. Baciò la bambina e disse: «Vedi Millie…? Te l’avevo detto che oggi avremmo mangiato».

(Con Jon Kokura e Marcelo Adrian Sanchez)

Quando Nick sfrega il talismano che gli ha regalato il nonno Adelmo entra in un mondo fantastico dove può vivere avventure nei panni di qualche animale. Vive così delle esperienze che lo cambiano, lasciandogli capacità che non credeva di avere. Entra in azione; riesce a cambiare le situazioni che vive, le persone che gli stanno intorno. Comincia a maturare in lui un frutto dello Spirito!

 

A occhi bassi

Era suonata la campanella: il momento dell’intervallo. Tutti i ragazzi si erano spinti sul corridoio, tirando fuori la voce dopo tre ore di silenzio.

Quel mercoledì era stato il giorno della verifica di matematica; con la professoressa Rivetti non c’era possibilità di copiare.

Come al solito aveva esagerato con gli esercizi e con le difficoltà; a che scopo? Nick si era appoggiato al muro, come per farsi sostenere in tutta la sua stanchezza.

Continuava a chiedersi che senso avesse mettere nella verifica degli esercizi che la professoressa non aveva spiegato e che nessuno sapeva fare.

La scuola per Nick era dura; non sopportava di dover studiare le materie che non gli interessavano. A testa bassa gli arrivò un discorso alle orecchie; riconobbe subito la voce di Pietro.

«Professoressa, devo dirle che durante la verifica Luisa e Nick hanno copiato; sono proprio davanti a me di banco. Mi scusi, ma ho pensato di doverglielo dire».

Nick sentì le mani tremare e una forza dentro che non pensava di avere. Appena la professoressa si allontanò si buttò sopra Pietro come un leone su un coniglio: le mani spingevano forte le spalle di Pietro, ormai a terra. La fronte pulsava, aumentava il sudore:

Nick sentiva la voce uscirgli da dentro, ma senza poter distinguere le parole… In quel momento cadde a terra il talismano che Nick aveva messo in tasca prima della verifica, come portafortuna: gli occhi caddero subito sulla sua forma.

Come per istinto, Nick staccò le mani dal corpo di Pietro e con la destra prese il talismano: lo strinse forte nel pugno. Un attimo dopo sentì un suono magnifico dentro le orecchie e …

… provò il sapore aromatico dei germogli del ginepro, delle tuie e del tasso, insieme agli insetti che erano stuzzichini deliziosi e che la sua nuova forza d’orso gli permetteva di trovare facilmente.

Infatti, grazie ai suoi artigli lunghi ben consolidati e ai potenti muscoli delle zampe anteriori, poteva sventrare un tronco in pochi secondi, facendolo letteralmente a pezzi. Ingoiò centinaia di formiche con il loro gusto acidulo e le grasse, succose larve di coleottero che scovava abilmente nel legno marcio con il muso e con la punta della sua lingua particolarmente morbida e sensibile.

Era un abile cacciatore di piccole prede: topi, scoiattoli, lepri e qualche visone. Sapeva pescare nel fiume con abilità straordinaria: le rane, le trote, i gamberi servivano a nutrire il suo gigantesco corpo di più di trecento chili. Tutti gli animali della foresta avevano il terrore di incontrarlo, anche le linci e i lupi.

Un mattino, mentre cercava qualcosa per calmare il suo formidabile appetito, si accorse di un giovane cacciatore indiano che stava seguendo le sue tracce.

Portava a tracolla una faretra piena di frecce e stringeva in pugno un arco ben bilanciato. Nick-orso capì il pericolo che correva e, facendo attenzione a non far rumore spezzando rami secchi, correndo sul muschio, si immerse in una macchia di cespugli fitti e intricati.

Il cacciatore però era molto abile e trovò le sue tracce. L’orso era tormentato dalla fame e dalla sete. Mise in atto un comportamento astuto (ma molto umano): uscì dai cespugli e, camminando all’indietro, si diresse verso il torrente, ricco di pesci e di acqua. Così le sue tracce sembravano provenire dal fiume. Il giovane cacciatore in un primo tempo si fece ingannare. Poi, sbalordito dal comportamento così stranamente astuto dell’orso, riprese a braccarlo.

Nick-orso si dissetò al torrente e si saziò con alcune grosse trote.

Stava frugando tra le pietre per cercare qualche appetitoso gambero, quando un sibilo maligno tagliò l’aria.

La freccia gli penetrò nella spalla e la ferita cominciò a sanguinare. Furioso per il dolore, l’orso si raddrizzò in tutta la sua altezza sulle possenti zampe posteriori per meglio vedere dove si trovava il nemico e fulmineo, nonostante la mole, caricò con tutta la sua forza, non appena vide una sagoma muoversi tra gli alberi.

L’attacco fu così rapido che quasi subito sentì il corpo del cacciatore sotto di lui, schiacciato dal suo enorme peso. Avrebbe potuto stritolargli la testa come fosse una nocciolina, ma in quel momento sentì il cuore del cacciatore che batteva disperatamente.

Barrì facendo tremare l’aria e alzò la micidiale zampa. Una frazione di secondo prima di calarla sul capo del cacciatore, si fermò.

Poi si rialzò e si dileguò nella foresta, lasciando, con un gesto di pura bontà, la vita salva a chi aveva tentato di togliergli la sua. Ritornò ai piedi della montagna, dove c’era una caverna. Si leccò la ferita e tentò di strappare via la freccia con i denti. In quel momento, un’altra micidiale freccia gli trafisse il cuore e lo privò della vita.

Ebbe il tempo di pensare che il giovane cacciatore non aveva capito niente.

«Ora so che cosa devo fare!»

La fronte tornò a pulsare, e Nick sentì di nuovo il contatto con il pavimento. Pietro era davanti a lui, per terra, terrorizzato. Intorno si era formato un gruppo di ragazzi; tutti curiosi di vedere come sarebbe andata a finire. Nick incrociò lo sguardo di Luca; aveva il cellulare in mano, pronto a filmare una rissa.

«Ora so che cosa devo fare!». Nick guardò Pietro, muovendo la testa con un cenno di resa: «Lasciamo stare, pensa come vuoi, ma io non ho copiato e comunque nessun altro qua dentro avrebbe mai avuto il coraggio di dire ‘ste cose alla professoressa». Pietro restò in silenzio. Nick si allontanò tranquillo. Pensò: «Nessun rancore».

Nessuno di loro due avrebbe mai immaginato che il giorno dopo sarebbero stati insieme nel gruppo di studio, impegnati a risolvere un dannatissimo esercizio di matematica.

Nessuno dei due avrebbe immaginato che solo il loro gruppo sarebbe riuscito a trovare la soluzione all’esercizio. Come amici; chi lo avrebbe immaginato?

«Dirigo i miei passi sulla via della pace» (cf Luca 1,79).

La pace ci rende fratelli in Dio, Padre di tutti.

Il nostro frutto e la pace,

pane con cui cresce la fratellanza.

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Dall’udienza settimanale di Papa Francesco 8 aprile 2020

Apriamo il Vangelo.
Guardiamo al Crocifisso

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In queste settimane di apprensione per la pandemia che sta facendo soffrire tanto il mondo, tra le tante domande che ci facciamo, possono essercene anche su Dio: che cosa fa davanti al nostro dolore? Dov’è quando va tutto storto? Perché non ci risolve in fretta i problemi? Sono domande che noi facciamo su Dio.

Ci è di aiuto il racconto della Passione di Gesù, che ci accompagna in questi giorni santi. Anche lì, infatti, si addensano tanti interrogativi. La gente, dopo aver accolto Gesù trionfalmente a Gerusalemme, si domandava se avrebbe finalmente liberato il popolo dai suoi nemici (cfr Lc 24,21). Si aspettavano, loro, un Messia potente, trionfante, con la spada. Invece ne arriva uno mite e umile di cuore, che chiama alla conversione e alla misericordia. Ed è proprio la folla, che prima l’aveva osannato, a gridare: «Sia crocifisso!» ( Mt 27,23). Quelli che lo seguivano, confusi e spaventati, lo abbandonano. Pensavano: se la sorte di Gesù è questa, il Messia non è Lui, perché Dio è forte, Dio è invincibile.

Ma, se andiamo avanti a leggere il racconto della Passione, troviamo un fatto sorprendente. Quando Gesù muore, il centurione romano che non era credente, non era ebreo ma era un pagano, che lo aveva visto soffrire in croce e lo aveva sentito perdonare tutti, che aveva toccato con mano il suo amore senza misura, confessa: « Davvero quest’uomo era Figlio di Dio» ( Mc 15,39). Dice proprio il contrario degli altri. Dice che lì c’è Dio, che è Dio davvero.

Possiamo chiederci oggi: qual è il volto vero di Dio? Di solito noi proiettiamo in Lui quello che siamo, alla massima potenza: il nostro successo, il nostro senso di giustizia, e anche il nostro sdegno. Però il Vangelo ci dice che Dio non è così. È diverso e non potevamo conoscerlo con le nostre forze. Per questo si è fatto vicino, ci è venuto incontro e proprio a Pasqua si è rivelato completamente. E dove si è rivelato completamente? Sulla croce. Lì impariamo i tratti del volto di Dio. Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, che la croce è la cattedra di Dio.

Ci farà bene stare a guardare il Crocifisso in silenzio e vedere chi è il nostro Signore: è Colui che non punta il dito contro qualcuno, neppure contro coloro che lo stanno crocifiggendo, ma spalanca le braccia a tutti; che non ci schiaccia con la sua gloria, ma si lascia spogliare per noi; che non ci ama a parole, ma ci dà la vita in silenzio; che non ci costringe, ma ci libera; che non ci tratta da estranei, ma prende su di sé il nostro male, prende su di sé i nostri peccati. E questo, per liberarci dai pregiudizi su Dio, guardiamo il Crocifisso.

E poi apriamo il Vangelo. In questi giorni, tutti in quarantena e a casa, chiusi, prendiamo queste due cose in mano: il Crocifisso, guardiamolo; e apriamo il Vangelo. Questa sarà per noi – diciamo così – come una grande liturgia domestica, perché in questi giorni non possiamo andare in chiesa. Crocifisso e Vangelo!

Nel Vangelo leggiamo che, quando la gente va da Gesù per farlo re, ad esempio dopo la moltiplicazione dei pani, Egli se ne va (cfr Gv 6,15). E quando i diavoli vogliono rivelare la sua maestà divina, Egli li mette a tacere (cfr Mc 1,24-25). Perché? Perché Gesù non vuole essere frainteso, non vuole che la gente confonda il Dio vero, che è amore umile, con un dio falso, un dio mondano che dà spettacolo e s’impone con la forza. Non è un idolo. È Dio che si è fatto uomo, come ognuno di noi, e si esprime come uomo ma con la forza della sua divinità.

Invece, quando nel Vangelo viene proclamata solennemente l’identità di Gesù? Quando il centurione dice: “Davvero era Figlio di Dio”. Viene detto lì, appena ha dato la vita sulla croce, perché non ci si può più sbagliare: si vede che Dio è onnipotente nell’amore, e non in altro modo. È la sua natura, perché è fatto così. Egli è l’Amore.

Tu potresti obiettare: “Che me ne faccio di un Dio così debole, che muore? Preferirei un dio forte, un Dio potente!”. Ma sai, il potere di questo mondo passa, mentre l’amore resta. Solo l’amore custodisce la vita che abbiamo, perché abbraccia le nostre fragilità e le trasforma. È l’amore di Dio che a Pasqua ha guarito il nostro peccato col suo perdono, che ha fatto della morte un passaggio di vita, che ha cambiato la nostra paura in fiducia, la nostra angoscia in speranza.

La Pasqua ci dice che Dio può volgere tutto in bene. Che con Lui possiamo davvero confidare che tutto andrà bene. E questa non è un’illusione, perché la morte e resurrezione di Gesù non è un’illusione: è stata una verità! Ecco perché il mattino di Pasqua ci viene detto: «Non abbiate paura!» (cfr Mt 28,5). E le angoscianti domande sul male non svaniscono di colpo, ma trovano nel Risorto il fondamento solido che ci permette di non naufragare.

Cari fratelli e sorelle, Gesù ha cambiato la storia facendosi vicino a noi e l’ha resa, per quanto ancora segnata dal male, storia di salvezza. Offrendo la sua vita sulla croce, Gesù ha vinto anche la morte. Dal cuore aperto del Crocifisso, l’amore di Dio raggiunge ognuno di noi. Noi possiamo cambiare le nostre storie avvicinandoci a Lui, accogliendo la salvezza che ci offre.

Fratelli e sorelle, apriamogli tutto il cuore nella preghiera, questa settimana, questi giorni: con il Crocifisso e con il Vangelo. Non dimenticatevi: Crocifisso e Vangelo. La liturgia domestica, sarà questa. Apriamogli tutto il cuore nella preghiera, lasciamo che il suo sguardo si posi su di noi. e capiremo che non siamo soli, ma amati, perché il Signore non ci abbandona e non si dimentica di noi, mai. E con questi pensieri, vi auguro una Santa Settimana e una Santa Pasqua.

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Liturgia e Preghiere

Preghiere

Quando vuoi pregare e non trovi le parole…

Padre, mi abbandono a Te,

fa’ di me ciò che ti piace.

Qualsiasi cosa tu faccia di me,

ti ringrazio.

Sono pronto a tutto,

accetto tutto,

purché la tua volontà si compia in me,

e in tutte le tue creature:

non desidero nient’altro, mio Dio.

Rimetto l’anima mia nelle tua mani,

te la dono, mio Dio,

con tutto l’amore del mio cuore,

perché ti amo.

È per me un’esigenza di amore,

il donarmi a Te,

l’affidarmi alle tue mani,

senza misura,

con infinita fiducia:

perché Tu sei mio Padre

 

Charles de Foucauld

Mio Dio, mi pento

e mi dolgo con tutto il cuore

dei miei peccati,

perché peccando

ho meritato i tuoi castighi,

e molto più

perché ho offeso te,

infinitamente buono

e degno di essere amato

sopra ogni cosa.

Propongo

con il tuo santo aiuto

di non offenderti mai più

e di fuggire

le occasioni prossime

di peccato.

Signore, misericordia,

perdonami.

Gesù Crocifisso,

le tue parole sulla croce

oggi sono anche le mie,

il tuo smarrimento

è anche il mio:

“Dio mio, Dio mio,

perché mi hai abbandonato?”.

Gesù Crocifisso,

provato dal dolore,

nel tuo grido di fiducia

oggi metto anch’io

il mio abbandono in Dio:

“Nelle tue mani, Padre,

consegno il mio spirito”.

Un tempo nuovo

è davanti a me,

giorni di pazienza e carità.

Rimani vicino a me,

dimmi ancora una volta:

“Non temere, io sarò con te”.

Gesù Crocifisso e Risorto,

io spero in te.

Vieni, Spirito Santo,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

Vieni, Padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

viene, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell’anima,

dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

O luce beatissima,

invadi nell’intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza

nulla è nell’uomo,

nulla senza colpa.

Lava ciò ch’è sordido,

bagna ciò ch’è arido,

sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,

che solo in Te confidano,

i sette santi doni.

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona eterna gioia. Amen.

IL SANTO ROSARIO

O Dio, vieni a salvarmi.

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,

come era nel principio e ora e sempre

nei secoli dei secoli. Amen.

Gesù mio, perdona le nostre colpe,

preservaci dal fuoco dell’inferno, 

porta in cielo tutte le anime,

specialmente le più bisognose

della tua misericordia.

 

( Si prosegue così: Annuncio del mistero – eventuali intenzioni personali – Padre nostro – 10 Ave Maria – Gloria – Gesù mio.   Poi di nuovo: Annuncio…. )

 

lunedì e sabato    MISTERI GAUDIOSI

1° Contempliamo l’annuncio dell’angelo a Maria Vergine.

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». (Lc 1,30-31)

     Con te, o Maria, anche noi diciamo: “Si compia in me la tua Parola”.

2° Contempliamo la visita di Maria Vergine ad Elisabetta.

Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!».
(Lc 1,41-42)

     Con te, o Maria, l’anima nostra magnifica il Signore.

3° Contempliamo la nascita di Gesù a Betlemme.

Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
(Lc 2,6)

     Con te, o Maria, adoriamo il Figlio di Dio nato per noi.

 

4° Contempliamo la presentazione di Gesù al Tempio.

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore. (Luca 2,22-23)

     Con te, o Maria, portiamo agli altri Gesù, luce del mondo.

5° Contempliamo Gesù ritrovato fra i dottori del Tempio.

Tutti quelli che lo udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
(Luca 2,46)

     Come te, o Maria, meditiamo le opere del Signore

giovedì    Misteri LUMINOSI

1° Contempliamo il battesimo di Gesù al Giordano.

Una voce dal cielo disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».
(Mt 3,17)

     Con te, o Maria, figlia prediletta del Padre, ascoltiamo Gesù.

2° Contempliamo Gesù che cambia l’acqua in vino alle nozze di Cana.

Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. (Gv 2,11)

     Con te, o Maria, vogliamo fare tutto quello che Gesù ci dirà.

3° Contempliamo Gesù che annuncia il regno di Dio e chiama alla conversione.

Gesù diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». (Mc 1,14)

     Tu sei beata, o Maria, perchè hai creduto.

4° Contempliamo la trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor.

E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto

e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
(Lc 9,29)

     Tu, o Maria, hai conosciuto il vero volto di Gesù, Figlio di Dio.

 

5° Contempliamo l’istituzione dell’Eucaristia.

Noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane.
(1Cor 10,17)

     Tu, o Maria, sei la madre della Chiesa e di tutti i credenti.

martedì, venerdì   Misteri dolorosi

1° Contempliamo Gesù in preghiera nell’Orto degli ulivi.

In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue.
(Lc 22,44)

     Come te, o Maria, vogliamo compiere in tutto la volontà del Padre.

2° Contempliamo Gesù crudelmente flagellato.

Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
(Lc 19,1)

     Con te, o Maria, vogliamo accogliere la “spada” del dolore.

3° Contempliamo Gesù incoronato di spine e insultato.

I soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e lo deridevano. (Lc 19,2)

     Con te, Maria, affidiamo a Dio le nostre umiliazioni.

4° Contempliamo Gesù che percorre la via del Calvario.

Egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota. (Lc 19,16)

     Con te, o Maria, seguiamo Gesù portando la nostra croce.

5° Contempliamo la crocifissione e morte di Gesù.

Lo crocifissero e con lui altri due, uno da una

parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo.
(Lc 19,18)

     Da Gesù in croce ti accogliamo, o Maria, come  nostra  Madre.

mercoledì, domenica              Misteri gloriosi

1°Contempliamo la risurrezione di Gesù da morte.

L’angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto». (Mt 28,5-6)

     Con te, o Maria, riconosciamo che Gesù è il vivente.

2° Contempliamo l’ascensione di Gesù al cielo.

Sotto i loro occhi Gesù fu elevato in alto e una nube lo sottrasse al loro sguardo. (At 1,9)

     Con te, o Maria, condividiamo la speranza del Regno.

3° Contempliamo la discesa dello Spirito Santo.

Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo. (At 2,3-4)

     In preghiera con te, o Maria, attendiamo una rinnovata effusione dello Spirito Santo.

4° Contempliamo Maria assunta in cielo.

Gesù ha detto: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io».
(Gv 14,2-3)

     Come te, o Maria, siamo uniti a Gesù nella vita e nella morte.

5° Contempliamo Maria, Regina del cielo e della terra.

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. (Ap 12,1)

     Con te, o Maria, desideriamo partecipare per sempre alla Comunione dei Santi.

LITANIE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Signore pietà

Cristo pietà

Signore pietà

Cristo ascoltaci

Cristo esaudiscici

Padre del Cielo, che sei Dio

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio

Spirito Santo, che sei Dio

Santa Trinità, unico Dio

Santa Maria

Santa Madre di Dio

Santa Vergine delle vergini

Madre di Cristo

Madre della Chiesa

Madre della divina grazia

Madre purissima

Madre castissima

Madre sempre vergine

Madre immacolata

Madre degna d’amore

Madre ammirabile

Madre del buon consiglio

Madre del Creatore

Madre del Salvatore

Vergine prudente

Vergine degna di onore

Vergine degna di lode

Vergine potente

Vergine fedele

Modello di santità

Sede della Sapienza

Fonte della nostra gioia

Tempio dello Spirito Santo

Tabernacolo dell’eterna gloria

Dimora consacrata a Dio

Rosa mistica

Gloria della stirpe di Davide

Fortezza inespugnabile

Santuario della divina presenza

Arca della nuova alleanza

Porta del cielo

Stella del mattino

Salute degli infermi

Rifugio dei peccatori

Consolatrice degli afflitti

Aiuto dei cristiani

Regina degli Angeli

Regina dei patriarchi

Regina dei profeti

Regina degli Apostoli

Regina del martiri

Regina dei confessori della fede

Regina delle vergini

Regina di tutti i santi

Regina concepita senza peccato

Regina assunta in cielo

Regina del rosario

Regina della famiglia

Regina della pace

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo

– perdonaci, Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo

– esaudiscici, Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo

– abbi pietà di noi,

Prega per noi santa Madre di Dio

– Perché siamo resi degni delle promesse di Cristo

Preghiamo:

Concedi ai tuoi fedeli, o Signore, di godere sempre la salute del corpo e dello spirito e, per la gloriosa intercessione della beata sempre vergine Maria, salvaci dai mali presenti e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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I dieci anni più intensi e drammatici della vita di Galileo, culminanti con il processo del Sant’Ufficio, la condanna e l’abiura, rivivono, in questo romanzo di Luca Desiato, in una angolazione piena di suggestione e di pathos: il diario di Suor Maria Celeste, la figlia naturale che Galileo aveva avuto a Padova nel 1600 dall’amore di una popolana, e che sedici anni dopo aveva preso i voti nel monastero delle Clarisse di Arcetri. Desiato fonda la sua ricostruzione romanzesca sulla base di 124 lettere di Suor Maria Celeste, di cui 97 scoperte nella seconda metà dell’Ottocento e pochissimo note. La singolarità di questo romanzo di Desiato è di evocare il clima di un’epoca e la dimensione grandiosa e quotidiana di Galileo attraverso un linguaggio ricco e vivido.

Giuseppe Pontiggia

Angeli, diavolo, morte, giudizio, inferno, paradiso, Trinità, preghiera: perché temi «male-detti»? Non perché gravi su di essi qualche “maledizione”, ma semplicemente perché sono «detti-male», travisati nei loro contenuti oppure addirittura omessi per le difficoltà che suscitano in chi ne dovrebbe parlare alle nuove generazioni. Queste pagine offrono un contributo alla riflessione dei giovani sulle tematiche escatologiche, che toccano tutti da vicino.

Questo volume presenta la figura e l’opera di Angela Merici, una donna vissuta tra il 1474 e il 1540, in un periodo particolare, travagliato e di forti limitazioni per la donna. Angela Merici è partecipe della cultura del suo tempo e restando in ascolto dello Spirito matura il disegno di offrire alle donne una possibilità di scelta autonoma, senza costrizioni da parte di nessuno. Studia così una forma di vita consacrata nel mondo costituendo la “Compagnia di Sant’Orsola” (dette Orsoline), una istituzione laica che permette alle ragazze di consacrarsi a Dio senza entrare in un monastero ma restando nel mondo e nella propria casa.