ASSOCIAZIONI & GRUPPI

RAGAZZI

ACR ragazzi

Scout branca L/C

Ministranti

Preghiera del ministrante

Caro Gesù, è bello servirti

in questa Messa coi ministranti.

Oggi il mio cuore è pieno di gioia

perché mi doni la tua amicizia.

Dammi occhi per vedere,

dammi orecchi per ascoltare,

dammi mani capaci di dare,

dammi piedi pronti ad andare,

dammi un cuore contento di amare.

Come Maria voglio ascoltarti,

come gli apostoli voglio seguirti.

Tu sarai sempre l’amico migliore,

Gesù, mio fratello e mio Signore.

Amen.

Formazione ragazzi

(da: Il Bollettino Salesiano di Luglio-Agosto 2020)

DORA MONTENEGRO

Giorni di fame

Niente, non avevano più niente da mangiare. Con l’ultima confezione di pasta, tre patate, un pezzo di zucca e un dado per il brodo, Muriel aveva preparato un pasto. Era quello che avevano mangiato entrambi, tre giorni prima.
Poi avevano la fame e nient’altro.
Muriel guardò Millie, sua figlia di 7 anni, che dormiva nel letto. La fame ti fa dormire. Ma quando ti sveglia, ti taglia lo stomaco come un coltello freddo, smussato e ottuso.
Quando Millie si è svegliata, ha detto la stessa cosa di ieri: «Mamma, ho tanta fame».
Allora Muriel le diede del tè non zuccherato e disse: «Millie… Oggi andiamo a mangiare. Te lo prometto».
Ha preso gli attrezzi con cui si guadagnava da vivere e con la bambina per mano è uscita in strada. Nel bel mezzo della quarantena.
L’angolo tra South One e East Avenue, quello con il semaforo rosso lungo, è il luogo dove lavora Muriel. Ha fatto sedere la figlia sul marciapiede e ha avuto il suo primo colpo di fortuna.
In una tasca della sua giacca ha trovato una caramella e l’ha data a Millie.
«Millie, la cosa peggiore che ci può capitare è che la polizia ci arresti. A causa della quarantena, sai… Ma se ci prendono, almeno ci daranno da mangiare».
Quando il semaforo è diventato rosso, Muriel è saltata in mezzo alla strada con due cerchi e tre mazze. C’erano solo tre auto di fila. Il terzo ha gridato: «Negra! Che ci fai per strada? Siamo in quarantena!»
Muriel ha ignorato l’insulto. Ha cercato di far girare i cerchi intorno alla vita, ma non ci è riuscita. Non è riuscita neanche a far volteggiare le clave e una si è schiantata sull’asfalto.
Si vergognava, lasciò passare le macchine e si sedette accanto a sua figlia. La debolezza le impediva di essere un’artista di strada. E la fame. Quel vuoto nelle sue viscere che la lasciava senza forza e senza coordinazione.
Un ragazzino le passò accanto. Tornava da un acquisto di pane. Muriel lo guardò e disse: «Ragazzo, posso avere un pezzo di pane per la mia bambina?».
Il ragazzo la guardò e continuò a camminare fino a quando non entrò nel palazzo dall’altra parte della strada.
Poi arrivò la polizia. La interrogarono, le fecero il test e le ordinarono di andare a casa. Tutti dovevano rispettare la quarantena obbligatoria.
«Non ci arrestate…?» chiese Muriel.
«No, signora. Non possiamo fermarti con una bambina minorenne». Rispose uno dei poliziotti e se ne andarono.
Loro sono rimaste lì. Affamate.
Muriel trattenne le lacrime. Aveva promesso a sua figlia che avrebbero mangiato.
Poi è arrivato il Buon Samaritano, dalla casa dell’altra parte della strada.
Il ragazzo che poco prima le aveva rifiutato il pane stava tornando con la madre. Aveva due grandi borse piene di cibo. Riso, pasta, latte, zucchero, farina, pollo, salsicce ecc. E le hanno date a Muriel.
«Ho preparato dei panini con formaggio, spero che vi piacciano» disse la donna.
«Grazie, grazie, signora» rispose piangendo Muriel.
«Non piangete e andate a casa, dovete prendervi cura di voi stesse. Tutti dobbiamo prenderci cura di noi stessi».
«Signora, voglio scusarmi con suo figlio, per aver pensato male di lui quando ci ha rifiutato un po’ di pane».
«Non preoccuparti… è stato Gabriel a riempire le borse di cibo… Lui ti apprezza. Ti guarda sempre dalla finestra, ti chiama “La ragazza hula hula hoop”. Mio figlio è autistico, parla a malapena, ma conosce le persone: ha questo dono».
«Siamo in quarantena… Puoi abbracciare Gabriel per me? E in quell’abbraccio ringraziarlo? So che alle persone autistiche non piacciono gli abbracci, soprattutto da una donna estranea come me».
«Per mio figlio non sei un’estranea, ragazza hula hula hoop».
Muriel sorrise, prese le borse e andò a casa felice.
Lungo la strada lei e la bambina divorarono i panini al formaggio. A casa, dentro la borsa trovò una busta, con dei soldi e un biglietto. Muriel lo lesse, abbracciando la figlia. Baciò la bambina e disse: «Vedi Millie…? Te l’avevo detto che oggi avremmo mangiato».

(Con Jon Kokura e Marcelo Adrian Sanchez)

Quando Nick sfrega il talismano che gli ha regalato il nonno Adelmo entra in un mondo fantastico dove può vivere avventure nei panni di qualche animale. Vive così delle esperienze che lo cambiano, lasciandogli capacità che non credeva di avere. Entra in azione; riesce a cambiare le situazioni che vive, le persone che gli stanno intorno. Comincia a maturare in lui un frutto dello Spirito!

 

A occhi bassi

Era suonata la campanella: il momento dell’intervallo. Tutti i ragazzi si erano spinti sul corridoio, tirando fuori la voce dopo tre ore di silenzio.

Quel mercoledì era stato il giorno della verifica di matematica; con la professoressa Rivetti non c’era possibilità di copiare.

Come al solito aveva esagerato con gli esercizi e con le difficoltà; a che scopo? Nick si era appoggiato al muro, come per farsi sostenere in tutta la sua stanchezza.

Continuava a chiedersi che senso avesse mettere nella verifica degli esercizi che la professoressa non aveva spiegato e che nessuno sapeva fare.

La scuola per Nick era dura; non sopportava di dover studiare le materie che non gli interessavano. A testa bassa gli arrivò un discorso alle orecchie; riconobbe subito la voce di Pietro.

«Professoressa, devo dirle che durante la verifica Luisa e Nick hanno copiato; sono proprio davanti a me di banco. Mi scusi, ma ho pensato di doverglielo dire».

Nick sentì le mani tremare e una forza dentro che non pensava di avere. Appena la professoressa si allontanò si buttò sopra Pietro come un leone su un coniglio: le mani spingevano forte le spalle di Pietro, ormai a terra. La fronte pulsava, aumentava il sudore:

Nick sentiva la voce uscirgli da dentro, ma senza poter distinguere le parole… In quel momento cadde a terra il talismano che Nick aveva messo in tasca prima della verifica, come portafortuna: gli occhi caddero subito sulla sua forma.

Come per istinto, Nick staccò le mani dal corpo di Pietro e con la destra prese il talismano: lo strinse forte nel pugno. Un attimo dopo sentì un suono magnifico dentro le orecchie e …

… provò il sapore aromatico dei germogli del ginepro, delle tuie e del tasso, insieme agli insetti che erano stuzzichini deliziosi e che la sua nuova forza d’orso gli permetteva di trovare facilmente.

Infatti, grazie ai suoi artigli lunghi ben consolidati e ai potenti muscoli delle zampe anteriori, poteva sventrare un tronco in pochi secondi, facendolo letteralmente a pezzi. Ingoiò centinaia di formiche con il loro gusto acidulo e le grasse, succose larve di coleottero che scovava abilmente nel legno marcio con il muso e con la punta della sua lingua particolarmente morbida e sensibile.

Era un abile cacciatore di piccole prede: topi, scoiattoli, lepri e qualche visone. Sapeva pescare nel fiume con abilità straordinaria: le rane, le trote, i gamberi servivano a nutrire il suo gigantesco corpo di più di trecento chili. Tutti gli animali della foresta avevano il terrore di incontrarlo, anche le linci e i lupi.

Un mattino, mentre cercava qualcosa per calmare il suo formidabile appetito, si accorse di un giovane cacciatore indiano che stava seguendo le sue tracce.

Portava a tracolla una faretra piena di frecce e stringeva in pugno un arco ben bilanciato. Nick-orso capì il pericolo che correva e, facendo attenzione a non far rumore spezzando rami secchi, correndo sul muschio, si immerse in una macchia di cespugli fitti e intricati.

Il cacciatore però era molto abile e trovò le sue tracce. L’orso era tormentato dalla fame e dalla sete. Mise in atto un comportamento astuto (ma molto umano): uscì dai cespugli e, camminando all’indietro, si diresse verso il torrente, ricco di pesci e di acqua. Così le sue tracce sembravano provenire dal fiume. Il giovane cacciatore in un primo tempo si fece ingannare. Poi, sbalordito dal comportamento così stranamente astuto dell’orso, riprese a braccarlo.

Nick-orso si dissetò al torrente e si saziò con alcune grosse trote.

Stava frugando tra le pietre per cercare qualche appetitoso gambero, quando un sibilo maligno tagliò l’aria.

La freccia gli penetrò nella spalla e la ferita cominciò a sanguinare. Furioso per il dolore, l’orso si raddrizzò in tutta la sua altezza sulle possenti zampe posteriori per meglio vedere dove si trovava il nemico e fulmineo, nonostante la mole, caricò con tutta la sua forza, non appena vide una sagoma muoversi tra gli alberi.

L’attacco fu così rapido che quasi subito sentì il corpo del cacciatore sotto di lui, schiacciato dal suo enorme peso. Avrebbe potuto stritolargli la testa come fosse una nocciolina, ma in quel momento sentì il cuore del cacciatore che batteva disperatamente.

Barrì facendo tremare l’aria e alzò la micidiale zampa. Una frazione di secondo prima di calarla sul capo del cacciatore, si fermò.

Poi si rialzò e si dileguò nella foresta, lasciando, con un gesto di pura bontà, la vita salva a chi aveva tentato di togliergli la sua. Ritornò ai piedi della montagna, dove c’era una caverna. Si leccò la ferita e tentò di strappare via la freccia con i denti. In quel momento, un’altra micidiale freccia gli trafisse il cuore e lo privò della vita.

Ebbe il tempo di pensare che il giovane cacciatore non aveva capito niente.

«Ora so che cosa devo fare!»

La fronte tornò a pulsare, e Nick sentì di nuovo il contatto con il pavimento. Pietro era davanti a lui, per terra, terrorizzato. Intorno si era formato un gruppo di ragazzi; tutti curiosi di vedere come sarebbe andata a finire. Nick incrociò lo sguardo di Luca; aveva il cellulare in mano, pronto a filmare una rissa.

«Ora so che cosa devo fare!». Nick guardò Pietro, muovendo la testa con un cenno di resa: «Lasciamo stare, pensa come vuoi, ma io non ho copiato e comunque nessun altro qua dentro avrebbe mai avuto il coraggio di dire ‘ste cose alla professoressa». Pietro restò in silenzio. Nick si allontanò tranquillo. Pensò: «Nessun rancore».

Nessuno di loro due avrebbe mai immaginato che il giorno dopo sarebbero stati insieme nel gruppo di studio, impegnati a risolvere un dannatissimo esercizio di matematica.

Nessuno dei due avrebbe immaginato che solo il loro gruppo sarebbe riuscito a trovare la soluzione all’esercizio. Come amici; chi lo avrebbe immaginato?

«Dirigo i miei passi sulla via della pace» (cf Luca 1,79).

La pace ci rende fratelli in Dio, Padre di tutti.

Il nostro frutto e la pace,

pane con cui cresce la fratellanza.

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Appuntamenti segnalati:

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Tu aspetti tutti

TU ASPETTI TUTTI   Signore, nessuno vive tanto nell’attesa…

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Formazione adulti

Dall’udienza settimanale di Papa Francesco 8 aprile 2020

Apriamo il Vangelo.
Guardiamo al Crocifisso

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In queste settimane di apprensione per la pandemia che sta facendo soffrire tanto il mondo, tra le tante domande che ci facciamo, possono essercene anche su Dio: che cosa fa davanti al nostro dolore? Dov’è quando va tutto storto? Perché non ci risolve in fretta i problemi? Sono domande che noi facciamo su Dio.

Ci è di aiuto il racconto della Passione di Gesù, che ci accompagna in questi giorni santi. Anche lì, infatti, si addensano tanti interrogativi. La gente, dopo aver accolto Gesù trionfalmente a Gerusalemme, si domandava se avrebbe finalmente liberato il popolo dai suoi nemici (cfr Lc 24,21). Si aspettavano, loro, un Messia potente, trionfante, con la spada. Invece ne arriva uno mite e umile di cuore, che chiama alla conversione e alla misericordia. Ed è proprio la folla, che prima l’aveva osannato, a gridare: «Sia crocifisso!» ( Mt 27,23). Quelli che lo seguivano, confusi e spaventati, lo abbandonano. Pensavano: se la sorte di Gesù è questa, il Messia non è Lui, perché Dio è forte, Dio è invincibile.

Ma, se andiamo avanti a leggere il racconto della Passione, troviamo un fatto sorprendente. Quando Gesù muore, il centurione romano che non era credente, non era ebreo ma era un pagano, che lo aveva visto soffrire in croce e lo aveva sentito perdonare tutti, che aveva toccato con mano il suo amore senza misura, confessa: « Davvero quest’uomo era Figlio di Dio» ( Mc 15,39). Dice proprio il contrario degli altri. Dice che lì c’è Dio, che è Dio davvero.

Possiamo chiederci oggi: qual è il volto vero di Dio? Di solito noi proiettiamo in Lui quello che siamo, alla massima potenza: il nostro successo, il nostro senso di giustizia, e anche il nostro sdegno. Però il Vangelo ci dice che Dio non è così. È diverso e non potevamo conoscerlo con le nostre forze. Per questo si è fatto vicino, ci è venuto incontro e proprio a Pasqua si è rivelato completamente. E dove si è rivelato completamente? Sulla croce. Lì impariamo i tratti del volto di Dio. Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, che la croce è la cattedra di Dio.

Ci farà bene stare a guardare il Crocifisso in silenzio e vedere chi è il nostro Signore: è Colui che non punta il dito contro qualcuno, neppure contro coloro che lo stanno crocifiggendo, ma spalanca le braccia a tutti; che non ci schiaccia con la sua gloria, ma si lascia spogliare per noi; che non ci ama a parole, ma ci dà la vita in silenzio; che non ci costringe, ma ci libera; che non ci tratta da estranei, ma prende su di sé il nostro male, prende su di sé i nostri peccati. E questo, per liberarci dai pregiudizi su Dio, guardiamo il Crocifisso.

E poi apriamo il Vangelo. In questi giorni, tutti in quarantena e a casa, chiusi, prendiamo queste due cose in mano: il Crocifisso, guardiamolo; e apriamo il Vangelo. Questa sarà per noi – diciamo così – come una grande liturgia domestica, perché in questi giorni non possiamo andare in chiesa. Crocifisso e Vangelo!

Nel Vangelo leggiamo che, quando la gente va da Gesù per farlo re, ad esempio dopo la moltiplicazione dei pani, Egli se ne va (cfr Gv 6,15). E quando i diavoli vogliono rivelare la sua maestà divina, Egli li mette a tacere (cfr Mc 1,24-25). Perché? Perché Gesù non vuole essere frainteso, non vuole che la gente confonda il Dio vero, che è amore umile, con un dio falso, un dio mondano che dà spettacolo e s’impone con la forza. Non è un idolo. È Dio che si è fatto uomo, come ognuno di noi, e si esprime come uomo ma con la forza della sua divinità.

Invece, quando nel Vangelo viene proclamata solennemente l’identità di Gesù? Quando il centurione dice: “Davvero era Figlio di Dio”. Viene detto lì, appena ha dato la vita sulla croce, perché non ci si può più sbagliare: si vede che Dio è onnipotente nell’amore, e non in altro modo. È la sua natura, perché è fatto così. Egli è l’Amore.

Tu potresti obiettare: “Che me ne faccio di un Dio così debole, che muore? Preferirei un dio forte, un Dio potente!”. Ma sai, il potere di questo mondo passa, mentre l’amore resta. Solo l’amore custodisce la vita che abbiamo, perché abbraccia le nostre fragilità e le trasforma. È l’amore di Dio che a Pasqua ha guarito il nostro peccato col suo perdono, che ha fatto della morte un passaggio di vita, che ha cambiato la nostra paura in fiducia, la nostra angoscia in speranza.

La Pasqua ci dice che Dio può volgere tutto in bene. Che con Lui possiamo davvero confidare che tutto andrà bene. E questa non è un’illusione, perché la morte e resurrezione di Gesù non è un’illusione: è stata una verità! Ecco perché il mattino di Pasqua ci viene detto: «Non abbiate paura!» (cfr Mt 28,5). E le angoscianti domande sul male non svaniscono di colpo, ma trovano nel Risorto il fondamento solido che ci permette di non naufragare.

Cari fratelli e sorelle, Gesù ha cambiato la storia facendosi vicino a noi e l’ha resa, per quanto ancora segnata dal male, storia di salvezza. Offrendo la sua vita sulla croce, Gesù ha vinto anche la morte. Dal cuore aperto del Crocifisso, l’amore di Dio raggiunge ognuno di noi. Noi possiamo cambiare le nostre storie avvicinandoci a Lui, accogliendo la salvezza che ci offre.

Fratelli e sorelle, apriamogli tutto il cuore nella preghiera, questa settimana, questi giorni: con il Crocifisso e con il Vangelo. Non dimenticatevi: Crocifisso e Vangelo. La liturgia domestica, sarà questa. Apriamogli tutto il cuore nella preghiera, lasciamo che il suo sguardo si posi su di noi. e capiremo che non siamo soli, ma amati, perché il Signore non ci abbandona e non si dimentica di noi, mai. E con questi pensieri, vi auguro una Santa Settimana e una Santa Pasqua.

Associazione ANSPI