Michele De Lucia

Martedì 13/04 ore 10,30 funerale di Michele De Lucia di via Dell’Abete.

Veglia in suffragio lunedì 12/04 ore 20,30.

 

Incontro promosso da Adulti Azione Cattolica: “Sollevare”

DA CORPO A CORPO
invito speciale a tutti gli adulti

Eccoci al terzo incontro del percorso formativo che il gruppo di Azione Cattolica di San Raffaele promuove e organizza. questa seconda tappa ed ha per titolo “SOLLEVARE”. Così come la precedente, è costituita da due incontri:

A partire dal film “Sette uomini a mollo”
( il link del film : https://drive.google.com/file/d/1wD8XQ6GxWsHB9q0BfYj_T3rNFHJmE4Q5/view?usp=sharing ),

faremo un approfondimento sul doppio senso della parola “sollevare”: in senso positivo “Alzare verso l’alto, dare sollievo” e in senso negativo “Il nostro metterci su un piedistallo per mostrarci superiori”.

 

  • Lun. 19 Aprile 2021 ore 21,00
    Riflessioni e provocazioni suggerite da don Eugenio Savino sul vangelo di Marco (Mc 5,21-43)

Tutti e due gli incontri li faremo in streaming con google meet. Speriamo di poter condividere con voi questo percorso: vi aspettiamo a braccia aperte!

Il gruppo adulti di Azione Cattolica

Settimana Santa in famiglia – Scout Rimini 3

SETTIMANA SANTA
in famiglia

PROPOSTA Scout Rimini 3

introduzione

Lettura per il Giovedì Santo

Lettura per il Venerdì Santo

Lettura per il Sabato Santo

Una Chiesa che esce dalle chiese

20 marzo 2021 – L’Osservatore Romano: SABATO ITALIANO

Con questo articolo di don Francesco Cosentino inizia oggi una nuova rubrica intitolata «Sabato italiano». Il titolo indica non solo la cadenza settimanale ma anche l’argomento affrontato nella rubrica: la crisi e le sfide della Chiesa italiana.

Lo spunto iniziale si ritrova nell’articolo del 22 febbraio scorso firmato da Pier Giorgio Gawronski sulle «Chiese vuote e l’umanesimo integrale» che ha provocato una serie di riflessioni di cattolici, laici e religiosi, partendo proprio dal dato dello svuotamento delle chiese.

Da qui il titolo che rinvia al sabato, al Sabato Santo in particolare: è il giorno a-liturgico, della chiesa vuota, della crisi e dello smarrimento. Ma anche dell’attesa, del discernimento. È il giorno più buio ma che già prelude ai primi barlumi della mattina di Pasqua.

 

UNA CHIESA CHE ESCE DALLE CHIESE

di Francesco Cosentino

(il grassetto non è dell’autore)

 

Qualche giorno fa, l’economista e giornalista Pier Giorgio Gawronski ha offerto dalle colonne di questo quotidiano un’interessante riflessione sulla secolarizzazione europea e sui suoi effetti dall’impatto a dir poco traumatico per il cristianesimo e per le Chiese.

Ci troviamo dinanzi a un termine — secolarizzazione — che nel tempo è andato evolvendosi e che, come afferma il filosofo Marramao, ha conosciuto una continua metamorfosi di significato, includendo oggi una certa molteplicità di aspetti. Ciò premesso, l’analisi di Gawronski tocca un aspetto importante: non si tratta di un fenomeno “esterno” al cristianesimo, che riguarda cioè semplicemente la sua relazione con il mondo e con la modernità, ma di qualcosa che interessa il modo di essere del cristianesimo e il suo tradursi nella pratica ecclesiale. Occorre chiedersi, sulla scorta di quanto affermava Italo Mancini, “con quale cristianesimo” possiamo affrontare l’inarrestabile ondata della secolarizzazione europea. Gawronski riprende l’immagine della prima comunità cristiana, il cui punto d’aggancio principale della pratica religiosa era la relazione di amicizia e fraternità tra i suoi membri.

L’analisi contribuisce a spostare l’asse della riflessione sulla secolarizzazione dall’aspetto puramente sociologico a quello che riguarda la vita affettiva e interiore delle persone. La secolarizzazione, infatti, non ha a che fare soltanto con un dato empirico, con i numeri e la rilevanza sociale e politica della religione e delle sue istituzioni, bensì con i significati più profondi che ci portiamo dentro, i simboli interiori della nostra vita, i valori che coltiviamo. Parafrasando il mai dimenticato prof. Gallagher: il combattimento si è spostato oggi più in profondità, dall’esterno all’interno, dalle idee alle disposizioni interiori, dai cambiamenti visibili delle istituzioni sociali ai movimenti più profondi della sensibilità spirituale. Gallagher leggeva così l’apporto offerto da Charles Taylor sul tema, affermando che l’indifferenza al problema di Dio e l’abbandono sempre più massiccio della pratica religiosa riguardano una “ferita” dell’immaginazione: la secolarizzazione restringe il nostro desiderio, rimpicciolisce il nostro io e i nostri desideri, condizionando il nostro modo di immaginare la vita.

Neanche la società in cui operarono gli Apostoli era cristiana, eppure quella fu la stagione migliore dell’evangelizzazione. Ciò su cui soffermarci, piuttosto, riguarda le condizioni di possibilità del credere, cioè quella disposizione interiore di partenza con cui ci mettiamo dinanzi alla proposta della fede. Per dirla con una parabola evangelica: il terreno in cui il seme del Vangelo viene seminato, che può essere, prima ancora della semina, “disponibile” oppure sassoso e spinoso. Questo terreno subisce oggi quella che il teologo tedesco Metz ha definito la secolarizzazione della coscienza, cioè la superficialità delle visioni della vita, la compulsività del consumismo, la perenne insoddisfazione per una vita frammentata, l’impetuosa accelerazione dei nostri ritmi di vita, il criterio della merce di scambio che ha ormai svuotato l’uomo di sogni, desideri e speranze.

C’è bisogno allora di un’esperienza e una pratica cristiana che — come afferma Gawronski — spezzi questo circolo e generi una nuova qualità delle relazioni amicali e fraterne, ma ciò non può realizzarsi “dentro” la forma, il modello e lo stile attuale di Chiesa, di parrocchia e di pastorale. Per citare uno degli ultimi libri di Armando Matteo: non si può pensare che le cose cambino senza però cambiare nulla né delle nostre parrocchie e né della nostra pastorale.

Per creare quel senso di appartenenza e di comunità, che quasi fa sorgere l’esperienza cristiana da quella “precedente” delle relazioni umane, non ci si può limitare a radunarsi in Chiesa. Prima, questo gesto era l’espressione domenicale o festiva di qualcosa che già si viveva nelle case e nei quartieri, come ben afferma Gawronski; oggi, le persone che arrivano spesso non si conoscono tra di loro, hanno un legame debole o sfilacciato, sono per lo più turisti solitari.

È in questo contesto che, personalmente, penso a come bisognerebbe interrogarsi di più sulla profezia di Papa Francesco. Una “Chiesa in uscita” è infatti una Chiesa che esce per “fare Chiesa” nei luoghi della vita. È una Chiesa che non pretende più di organizzare le forme dell’annuncio e della pastorale semplicemente creando occasioni — da tenersi tutte nell’edificio ecclesiale — in cui invita gli altri, ma si sposta cercando di creare “reti di relazioni” tra le persone. È una Chiesa, cioè, che cerca di generare esperienze di amicizia, di preghiera comune e di condivisione dei beni, uscendo da sé stessa e “decentrandosi”, cioè cercando di riattivare quei “piccoli villaggi” di relazione umana che oggi si vanno perdendo.

In questo senso, la stessa pandemia ha aperto nuove possibilità per ripensare l’annuncio del Vangelo: è possibile avviare in modo più sistematico e organizzato la preghiera e la liturgia nelle famiglie? È possibile articolare la catechesi dei ragazzi uscendo definitivamente dal classico metodo scolastico che li rinchiude in aule parrocchiali simili a quelle scolastiche, e proporre percorsi in cui anche i genitori si rendono protagonisti attivi, qualche volta nelle stesse case o in concrete esperienze vissute nel quartiere? È possibile iniziare le persone a una formazione biblica e spirituale che li renda capaci di vivere l’esperienza con Dio non soltanto nella moltiplicazione delle Messe o di atti devozionali, bensì nella Liturgia delle Ore, nell’ascolto della Parola e lectio divina? E cosa si può fare per vivere esperienze di cristianesimo — con la preghiera come con le opere di carità — nelle case, nei condomini, nei quartieri? Si può pensare a piccoli gruppi di cristiani — anche e finalmente senza il prete — che portano avanti un cammino di condivisione della Parola di Dio e dei travagli quotidiani della vita?

Non si tratta di idee nuove, ma di trovare il modo per avviare proposte che vadano oltre le occasioni generiche e spesso anonime della parrocchia di città; proposte creative che, con linguaggio fresco, favoriscono la relazione e l’amicizia tra piccoli gruppi di persone, le quali pian piano condividono una chiacchierata, qualche domanda, qualche comune fatica, un pranzo o una cena. Non c’è bisogno di massimi sistemi: il Vangelo spesso ci racconta questa dimensione domestica in cui Gesù, tra i profumi della cucina, incontra le persone, le ascolta, le tocca nel profondo, le guarisce.

C’è bisogno di una Chiesa che esce dalle chiese. Di un’esperienza cristiana strutturata su più livelli, che pur non mancando di offrire alcuni servizi essenziali della trasmissione della fede, riesce a intercettare i luoghi e i ritmi della vita quotidiana. La celebrazione quotidiana o “l’andare in chiesa” dovrebbe essere il punto di arrivo e di sintesi di un’esperienza vissuta prima e altrove.

Un Sinodo della Chiesa italiana, lungi dal trasformarsi in un “evento” ecclesiale esteriore, potrebbe avviare una discussione franca e serena su come avviare un tale ripensamento pastorale.

(online) La povertà alimentare.

Parrocchia del Crocifisso  |  Azione Cattolica – Adulti

Riflessioni e confronti on line in preparazione alla Pasqua

La partecipazione è libera per tutti gli uomini e le donne di buona volontà …
Per info: ac.crocifisso@gmail.com


Venerdì, 12 marzo 2021, ore 21

La povertà alimentare.
Tempo di quaresima: il significato e la pratica del digiuno

Link su Zoom (clicca qui)


Venerdì, 26 marzo 2021, ore 21

Il cibo e la terra nella riflessione della Laudato si.
Il contrasto allo spreco alimentare

Link su Zoom (clicca qui)


Che parrocchia siamo. Che comunità vogliamo essere.

Lunedì  8 febbraio ore 20,50
SERATA DI FORMAZIONE (online) per tutti

CHE PARROCCHIA SIAMO.
CHE COMUNITA’ VOGLIAMO ESSERE.

ASCOLTEREMO LA REGISTRAZIONE (solo audio) della riflessione che Serena Noceti, teologa, ha proposto al Consiglio Pastorale Diocesano il 30/01/2021

il link per il collegamento https://meet.google.com/mik-foby-ukg 

Serena Noceti

Sintesi Consiglio Pastorale – 18 gennaio 2021

(a cura di Fulvio)

Il tema principale del Consiglio Pastorale del 18 gennaio 2021 riguardava la vita parrocchiale nel momento attuale. Erano state date alcune domande di riferimento:

  • Cosa significa essere comunità?
  • Perché essere comunità?
  • Quali contenuti offrire alla comunità?
  • Come vivere la dimensione comunitaria stante la situazione attuale?

 

Sintesi degli interventi

  • Il Consiglio pastorale, in diversi interventi, ha evidenziato che la Comunità del Crocifisso ha una sua identità consolidata e mai smarrita.
  • La nostra esperienza di fede non deve avere interruzioni. Bisogna essere e continuare ad essere comunità perché viviamo il nostro essere cristiani nel momento contingente in piena unione con il Signore. Così come siamo parte di Cristo dobbiamo allora essere fratelli e vivere la fede adesso.
  • La situazione contingente della pandemia, però, fa emergere la necessità di imparare a scoprire il prossimo e di relazionarci con lui per sviluppare la fraternità che viene ancor prima della comunità.
  • L’azione comunitaria deve aiutare a riscoprire la fede vissuta nella dimensione umana del quotidiano e va rivolta a tutti (famiglie, operatori, associazioni e tutti coloro cui possa essere destinata la Parola di Dio).
  • La nostra azione di fede deve trovare applicazione adesso, nonostante le difficoltà e le limitazioni: se ci dovessimo disperdere potremmo rischiare di perdere fratelli.
  • Attiviamo la vista. Scorgiamo chi ci sta accanto. Sappiamo individuare i bisogni e le esigenze dei nostri fratelli. Alimentiamo occasioni di incontro e di confronto utilizzando i mezzi che oggi ci vengono messi a disposizione (piattaforme, app).
  • La comunità fondata sull’annuncio della Parola nella esperienza parrocchiale e nella vita di ognuno di noi, deve trovare il suo fondamento su tre pilastri: Annuncio, Eucarestia, Carità. Questi tre pilastri debbono aiutarci a superare le fatiche e andare oltre le dinamiche che fino ad oggi ci hanno accompagnato: dobbiamo trovare strade nuove e percorrerle in modo diverso perché i tempi dell’oggi non sono quelli di ieri. Ciò che abbiamo sempre fatto non sarà ciò che oggi possiamo fare.
  • Impariamo a confrontarci con i nostri vicini. Questo significa che l’esperienza della Zona Pastorale e del Vicariato sono l’occasione da cui mutuare l’esperienza vissuta da altri nella esperienza comune di difficoltà attuale. Impariamo anche da ciò che altri nostri confinanti stanno facendo in questo momento.

Affidamento a Maria

Nel loro primo incontro i genitori dei bambini che hanno iniziato quest’anno il catechismo e i loro catechisti hanno rivolto la loro preghiera alla Beata Vergine Maria. Ecco alcune delle loro invocazioni scritte su post-it:

  • Confido che questo percorso permetta a N.  di abbracciare il mondo con maggiore consapevolezza e con la grazia di Cristo.
  • Che questo percorso sia per lui un percorso di gioia, di amore, che possa trovare il modo di aprire il suo cuore ed accogliere ogni piccolo grande arricchimento.
  • Prego Maria perché possa aiutare i nostri figli a scegliere il buono, il bello, il vero, nella vita.
  • Vorrei che N. incontrasse durante questo percorso la bontà di Gesù e si avvicinasse ai principi di solidarietà e amore che dovrebbero governare il mondo.
  • Affido a te, Maria, tutti questi bimbi, affinché anche il cammino in parrocchia aiuti loro a crescere e a “sbocciare”, ciascuno con le proprie potenzialità e particolarità.
  • Spero che Maria protegga ed illumini il percorso di catechismo di N: come farebbe una mamma: con gioia, pazienza ed amore.
  • Ave Maria, illumina e guida i tuoi piccoli.
  • Accompagna i nostri figli con il tuo abbraccio materno.

 

il servizio del Lettore della Parola di Dio

intervento di Rino Morri
nella “Domenica della Parola di Dio”
(24 gennaio 2021)

Buongiorno a tutti, mi chiamo Rino, ho sempre fatto parte di questa comunità e sono uno dei due lettori istituiti che attualmente ci sono in parrocchia, per questo mi vedete spesso a proclamare la Parola, ed oggi mi è stato chiesto di condividere con voi alcune riflessioni sulla mia scelta.
Il ministero del Lettorato, che viene conferito dal Vescovo e che Papa Francesco ultimamente ha reso accessibile alle donne, venne istituito dopo il Concilio dove si era preso atto che era arrivato il momento di far sì che i laici avessero accesso alla Parola di Dio.
Nel decreto di istituzione si legge: “Il lettore istituito è il ministro della proclamazione della Parola, deve proclamare cioè, deve dire a voce alta, a nome di un altro, a favore degli altri”.
Io ho iniziato nel 1984, dopo un periodo di preparazione con incontri mensili in Seminario, fra l’altro se non ricordo male uno dei sacerdoti che teneva il corso era don Renato. A chi mi chiede perché ho scelto di fare il lettore, rispondo sempre: “Per vocazione di don Tonino”, il vulcanico parroco che aveva rivoluzionato la nostra calma vita parrocchiale e fatto prendere in mano la Bibbia. Alle mie obiezioni, non sapevo nemmeno cosa fosse il lettorato, mi rispose: “Vai, poi strada facendo imparerai”, e devo riconoscere che non aveva torto, se si aspetta di essere pronti, di essere formati non si parte mai.
E’ dopo l’istituzione che mi sono reso conto che della Parola di Dio ne sapevo veramente poco, allora ho cominciato a leggere la Bibbia, cosa non facile… anche per il poco tempo disponibile, e devo dire di aver accantonato l’idea e ricominciato piano piano trovando aiuto in alcuni impegni concreti:
-Ho cominciato a far parte dell’equipe liturgica, dove si preparavano le liturgie per le domeniche in cui si celebravano momenti forti del cammino pastorale, all’inizio partecipando come spettatore muto, poi nel tempo aiutato dal clima di amicizia mi sono inserito, forse anche troppo e qui che ho imparato che una liturgia non è riuscita quando tutto è perfetto, ma quando riesce a coinvolgere e valorizzare ciò che ognuno prepara, lasciando anche spazio alla spontaneità e agli imprevisti.
-Essere stato, ancora una volta per scelta dello stesso prete di cui sopra, animatore delle piccole comunità, ed anche qui devo dire grazie a chi mi ha spinto a farlo, perché questi incontri con al centro la Parola di Dio mi hanno aiutato ad approfondirla ed il confronto con gli altri mi ha fatto prendere coscienza che i miei dubbi, le mie difficoltà erano anche le loro, inoltre si è instaurato un clima di amicizia che ci accompagna ancora oggi. (Oggi le piccole comunità sono in crisi, non solo per il covid, dovremmo ridargli vita). Salto un lungo periodo di tempo fatto di incontri vari, cambio di parroci, ed arrivo al momento in cui ho lasciato il lavoro; avendo più tempo ha disposizione ho approfondito la ricerca della Parola con la lettura del Vangelo del giorno e relativa riflessione, oggi ne abbiamo tante a disposizione, è un aiuto per affrontare in modo diverso la giornata.
In questi ultimi tempi mi hanno fatto riflettere due interventi in modo particolare. Uno del Vescovo Francesco, che nei pellegrinaggi diocesani ci ha invitato a chiederci: “Quale volto di Dio ci portiamo nel cuore? Con quale volto di Dio ci siamo incontrati?”.
Poi una riflessione di padre Ermes Ronchi che afferma: “Siamo burocrati delle regole… e analfabeti del cuore”. Sì la mia, la nostra fede, troppo spesso è legata a delle regole a dei precetti, fatto questo sono a posto.
Di fronte a queste provocazioni ti viene voglia di prendere in mano il Vangelo e scoprire quale volto del Padre Gesù ci ha svelato e trovare un Padre che non ci cataloga secondo le regole, a volte pesanti, che come uomini e come Chiesa ci siamo dati, ma un Padre che ci ama prima di tutto e al di sopra di tutto, è solo l’amore che lo muove. Sceglie uomini peccatori come noi per costituire il primo nucleo della Chiesa, non condanna mai nessuno, ricerca, ama, perdona. Attraverso questa Parola scopro ogni giorno di essere amato e per questo, se lo voglio, posso amare e cercare di cambiare me stesso invece di voler cambiare gli altri.
L’ultima riflessione riguarda la Messa, per me è importante prepararmi leggendo le letture che verranno proclamate la domenica, oggi si discute se lasciare o togliere i foglietti, io penso sia più importante arrivare preparati, si potrebbero proporre degli incontri sulle letture della domenica. Il cammino da fare sembra difficile, io ho trovato aiuto in un’altra espressione di padre Ermes Ronchi: “Non pretendiamo di fare tutto in una volta, ma un piccolo passo alla volta è possibile per tutti”.

Spero di non aver approfittato della vostra pazienza, grazie e buona domenica della Parola.

Fatto da noi. Dal web alla carta.

FATTO DA NOI 

Hai trovato qualcosa di bello e vuoi condividerlo con altri? Manda i tuoi contributi a segreteria.crocifisso@gmail.com

Vogliamo realizzare per le persone che non usano Internet, un foglio periodico (formato A4, fronte retro, bianco e nero, stampato in proprio) nel quale raccogliere alcune informazioni e cose belle che di solito condividiamo sui social: aneddoti, preghiere, riflessioni, vignette, inviti, meme…

Le copie stampate di questo foglio parrocchiale, fatto con l’apporto di tanti, saranno messe a disposizione in fondo alla chiesa e chiunque potrà prenderle per consegnarle manualmente ai suoi vicini o alle persone che vorrà.

È una iniziativa ancora senza titolo, in fase di definizione, e ha bisogno di idee e collaborazione.

 

Oro, incenso, mirra e… il quarto dono.

Oro, incenso, mirra e… il quarto dono.

Il quarto Re Magio era venuto dal Sahel

Anche i presepi più aggiornati e contestualizzati non lo considerano. La cosa non sorprende più di tanto perché la sabbia non ha mai goduto di particolare attenzione o favore da parte di teologi, politici o sindacalisti.

Un Re che porta sabbia per migliaia di chilometri a un altro Re, nudo e inerme come tutti i neonati, non fa buona figura. Persino sua madre, di natura sensibile, e attenta a ogni gesto nei confronti del figlio, non avrebbe saputo come interpretare il dono del Re originario del Sahel, zona che lei non aveva presumibilmente mai sentito nominare. Al massimo aveva avuto nozione della Regina di Saba arrivata fino a un altro Re, Salomone, sembra con cammelli carichi di doni preziosi. L’Etiopia non è il Sahel e tra la Regina di Saba e l’ultimo dei re Magi, c’è un abisso, che la sabbia appunto rappresenta in modo sconcertante. Della sabbia, apparentemente, c’è poco di cui andar fieri visto che anche nella società di quel tempo si badava molto alle apparenze: corone, troni, armate, censimenti, lotte intestine, vendette, conquiste di territori e soprattutto prestigio. Cose che con la sabbia hanno poco o nulla da spartire. Fu così che quando il quarto Re, l’ultimo a presentare il dono, si affacciò sulla scena della natività, destò prima stupore, poi un sorriso di circostanza

da parte degli altri Re e infine una sorta di censura dei presenti. Il bimbo era troppo piccolo per capire e Giuseppe, il papà, dormiva.

La storia ufficiale, i presepi, i racconti tradizionali, le filastrocche e i dipinti d’epoca, mai han menzionato quel quarto Re che aveva donato la sabbia al Messia atteso dalle genti per liberarle dal giogo dell’oppressione dei potenti.

Troppo umile, la sabbia, poco rappresentativa del potere inteso come dominazione, feriale e persino scomoda quando unita al vento e generatrice di polvere. Inaccettabile, quasi offensiva o comunque inappropriata per la circostanza, visto il quadro classico presentato e gli angeli convocati per la circostanza. Non si sarebbe saputo come e dove usarla, sarebbe stata di inciampo, dettaglio poco degno per un momento così solenne e da tramandare ai secoli futuri. Avrebbe suonato proprio male, come non riconoscerlo elencare oro, incenso, mirra e sabbia. Una stonatura, una storpiatura, una sconnessione o semplicemente un clamoroso errore di valutazione. Un Re che si permette di viaggiare, di unirsi alla carovana di altri Re più nobili di lui (che non era né astronomo né sacerdote né illuminato).

Si potrebbe concludere che il nostro Re, censurato subito dalle cronache presenti e future, sia stato arrogante o comunque poco saggio a confronto degli altri Re che hanno goduto di imperitura fama. E che il suo gesto avrebbe potuto scomparire per sempre dalla storia, senza la minima menzione. Ma rimane un pallido ricordo dell’avvenimento: il suo racconto, che nessuno ha finora creduto, e soprattutto lei, la sabbia. Unica testimone autorevole e fedele del nobile dono di un Re a un Re appena nato che sarebbe stato tradito da tutti.

Niamey, Epifania 2021

d    MAURO ARMANINO in “Diario irregolare” su Avvenire del 5.1.2021

Caritas – Un posto per loro

OFFERTE PARROCCHIA DEL CROCIFISSO 

19-20 dicembre 2020

1.630,00