Senza Rete n. 9

SENZA RETE n. 9

Il giornalino da stampare per quelli che non usano Internet. Ce ne sono già alcune copie in fondo alla chiesa, ma chiunque può stamparne una copia e donarla a qualche suo conoscente senza internet.

vedi i precedenti 

 

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Non sento più nulla

Carissimi Edoardo e Chiara, permettetemi di entrare subito nell’argomento con una domanda precisa: che cosa dire a chi vuole separarsi perché “non sento più nulla”? Lo dicono sempre più spesso e nemmeno con dispiacere, ma come una cosa normale, una evoluzione del rapporto di coppia quasi inevitabile, e io rimango sempre stralunata di fronte a questa superficialità. Non che non capisca il problema, ma è come viene affrontato dalle coppie anche sposate in chiesa che mi stupisce e mi dispiace tanto non poter far nulla per loro, magari perché non vogliono neppure un aiuto. Grazie per la vostra risposta. (Una lettrice)


Carissima lettrice, la tua domanda ci muove un tumulto di riflessioni al punto tale che servirebbe un libro per poterle ben distendere. Proviamo comunque a tracciare alcuni elementi utili alla risposta e, per farlo, ci rivolgeremo direttamente nel nostro discorso a una di quelle persone cui tu fai riferimento nel tuo scritto: utilizzeremo il maschile per questione di brevità, ma è chiaro che le stesse cose si possono declinare anche al femminile.

Caro amico che dici di non avvertire più alcun sentimento per tua moglie, questo tuo «non sento più nulla» presuppone che ci sia stato un tempo in cui qualcosa l’hai sentito, e allora è chiaro che il sentire (e in ugual modo il non sentire di oggi) è solo un indizio che rimanda ad altro, non una prova che constata una situazione immutabile.

La domanda che pone questa tua mutevolezza emotiva è: che cosa si è frapposto tra quel prima, in cui sentivi, e l’adesso in cui non senti più? Questo richiede un’esplorazione, un’indagine.

Quali parole sono venute meno, quali gesti, quali sguardi, quali attenzioni, affinché quel capitale d’amore che era stato donato a te e a tua moglie si è dilapidato? Amico, è come se tu avessi ereditato un’azienda florida, che produceva guadagno, e ora ti ritrovassi ad avere costanti perdite del tuo capitale. La realtà ti sta chiedendo di dare un nome a quelle scelte che hanno portato a questa inversione di tendenza.

Se comprendi quali siano stati i fattori che, con la loro presenza o la loro assenza, hanno promosso l’inversione, potresti (e potreste) decidere non solo di prendere atto dell’attuale situazione, ma di operare un intelligente e mirato cambiamento per reinvertire il vostro trend emotivo/affettivo, riportando tra di voi, gradualmente, una nuova abbondanza.

Caro amico, proprio la mutabilità del tuo sentire attuale ti racconta della caducità degli stati emotivi. Se nei giorni della giovinezza della tua relazione hai toccato i vertici della piacevolezza, e oggi ne constati la piattezza, non ci potrebbe essere davanti a te un futuro di nuove emozioni, ancora tutte da vivere? Un domani che porta con sé tutta quella saggezza che solo chi ha conosciuto sia l’alto che il basso può avere come premio?

Come scriveva Christiane Singer in un suo magnifico libriccino, tutti gli alberi da frutto durante l’inverno assomigliano più a scope di saggina con il manico piantato a terra, che a quello che solitamente i nostri occhi riconoscono come albero. Se cedessimo alla logica dei sensi, potremmo dire che l’unica cosa sensata da fare sia tagliarli. Ma se avremo la pazienza di aspettare, le leggi della natura hanno previsto qualcosa di irragionevole, riportare in vita quello che sembrava ormai morto, e potremmo ancora godere di germogli, fiori e frutti.

Caro amico, come sosteneva Stephen Mitchell, una parte di noi cerca una «casa» sicura nella quale stabilirsi placidamente e, quando finalmente l’abbiamo costruita, un’altra parte di noi comincia a percepirla come una prigione. Siamo tutti ambivalenti: da una parte costruiamo nidi caldi e sicuri, dall’altra vorremmo affrancarcene per la libertà del volo. Anche tu, caro marito, insieme al tuo matrimonio siete caduti in questa trappola. Il desiderio di sicurezza si è trasformato in stabilità, la quale è divenuta quotidianità, che si è poi mutata in una ripetitività che è sfociata nell’apatia del cuore. Ora vuoi altre terre da esplorare, vuoi risentire l’adrenalina del cuore e ti capisco.

Ma la vera domanda è: serve davvero un’altra sposa o un altro sposo per tutto questo? Se la danza del tuo matrimonio ti ha mummificato il cuore, non è forse necessario cambiare coreografia e musica e non ballerina?

Ti lascio con le domande che contano, quelle su cui puoi fondarti o rifondarti: di fronte al tuo «non sentire», chiediti che uomo vuoi essere: uno che constata la morte o uno che desidera far risorgere? Di fronte alla sfida di fare nuove le cose vecchie, come ti vuoi porre? Vuoi essere un disertore o un temerario che non fugge dalla sua battaglia? Qui, in questa crisi, è in gioco non la fine, ma il fine, il tuo fine ultimo. In che direzione ti vuoi dirigere, verso il basso o verso l’alto?

Caro amico, tutti noi ti sosteniamo e facciamo ammenda per non averlo fatto prima. Ci vergogniamo di non aver sostenuto, incoraggiato e promosso il bene del tuo amore come potevamo. Ora siamo qui, però, e se ci vorrai al tuo fianco in questa risurrezione non mancheremo di esserci, per come vorrai.

Cara lettrice, nell’auspicio di esserti stati di aiuto, ti abbracciamo. Continua anche tu a tentare di portare speranza nel cuore delle persone: l’inverno prima o poi finisce e una nuova primavera arriverà.

___________________________

Edoardo e Chiara Vian
nella rubrica: Vivere insieme – Parliamo di famiglia
Messaggero di sant’Antonio, giugno 2021

Lugoj (Romania) si chiude

Riporto l’ultima e-mail ricevuta da Lugoj (Romania) il 12/05/2021 dopo la segnalazione che il bonifico da me fatto al solito conto bancario non era andato a buon fine:

Buongiorno Don Roberto (?), grazie del suo interesse per i nostri poveri. Putroppo abbiamo da poco chiuso la nostra attivita a Lugoj. E anche la comunita. Ma abbiamo aperto da due anni un altr casa a Oravița, non molto montano da Lugoj. Li abbiamo un centro rezidențiale per le famiglie con bambino vittime della violena domestica. Se lei vuole puo mandate li il ricavato. Ce ne tanto bisogno anche li. In allegato trova i danti bancare. La superiora della comunita și chiama se Tereza Hortolomei. Îl suo Nr di telefono è….
Grazie ancora. Il Signore benedica la sua vita.

Con rispetto sr Mihaela Branici


UN PO’ DI STORIA

Stampa locale: il Ponte, capodanno 2009

Stampa locale: Corriere Romagna dicembre 2008

 

 

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La caritas parrocchiale

Presentiamo a tutta la comunità parrocchiale lo Statuto della Caritas Parrocchiale del Crocifisso. Si accolgono volentieri osservazioni e suggerimenti per migliorare uno strumento che intende richiamarci ad uno stile evangelico ad ampio raggio.

Statuto della Caritas Parrocchiale del Crocifisso

Concerto del Coro Carla Amori e Riccione Women Ensemble

 

Concerto corale del Coro Carla Amori e Riccione Women Ensemble per ricominciare a sperare

organizzato da Associazione Emiliano Romagnola Cori

Informazioni sull’evento

GRATUITO (prenotazione posto obbligatoria – online)

ecco il link dell’evento da dove si possono prenotare i biglietti gratuitamente:
https://corocarlaamoriandriccionewomenensemble.eventbrite.it

 


Programma del Concerto

RICCIONE WOMEN ENSEMBLE

Laudate Pueri (F. Mendelssohn)Ave Verum (T. F. Benetti)The Peace of God (J. Rutter)Beautiful Savior (trad. – arr. DeFord)The Storm Is Passing over (trad.)Little wheel (trad.)

 

CORO CARLA AMORI

O Fili et Filiae (I. Antognini)Maria Durch (S. Claas)Nunc Dimittis (S. Saevarsson)If Ye Love Me (T. Tallis)O Sacrum Convivium (G. Susana)Abendlied (J.G. Rheinberger)Crux Fidelis (C. Mawby)Bogoroditse Devo (S. Rachmaninov)O Quam Suavis (I. Antognini)

 


RICCIONE WOMEN ENSEMBLE è un gruppo femminile che si è formato all’interno del Coro Città di Riccione, coro misto costituitosi ufficialmente nel 1982 per volontà dell’Amministrazione Comunale di Riccione. In questi anni l’attività del Coro è stata prospera di numerosi eventi tra i quali si segnalano la partecipazione alla 63° edizione della Sagra Musicale Malatestiana con l’esecuzione dell’oratorio “Paulus Apostolus” , la partecipazione ai festeggiamenti di Riccione 90 con lo spettacolo “Saluti da Riccione”, l’esibizione in Sala Nervi – Città del Vaticano, l’esibizione davanti al premio Nobel Rita Levi Montalcini. Ha effettuato numerose trasferte e partecipazioni a concorsi e festival corali in Italia e all’estero (Germania, Austria, Spagna, Belgio). Oltre alle tante opere di carattere sacro tra cui spiccano la Messa K337 di Mozart, la cantata BWV33 di Bach, il Requiem di J.Rutter, la Missa Festiva di Flor Peeters e la monumentale Petite Messe di G.Rossini , il Coro ha allestito anche, con la collaborazione della regista Della Del Cherico, diversi spettacoli musicali come Incanto di Natale (dalla novella di Dickens), Uno nessuno, centomila, ma tutti Italiani (spettacolo dedicato ai 150 anni dell’unità d’Italia) e Saluti da Riccione per i festeggiamenti del 90 anni del Comune di Riccione. Con il regista Thomas Otto Zinzi nel 2005 ha eseguito in anteprima nazionale l’oratorio Dopo le Parole su musica de la Missa Festiva di Flor Peeters. Altri concerti spettacolo sono stati A Cor Leggero con brani dedicati ai cantautori italiani, e poi DOVE ANDROID una curiosa vicenda rockorale con arrangiamenti di brani rock per coro di Marco galli e testi di Teresio Troll, e poi 1982-2017 Un po’… Tanto di noi! Autobiografia del Coro in parole e musica (testi di Marco Galli), Domina Riccione ed.2019. Il Coro ha al suo attivo anche diverse registrazioni audio e tra le quali si annotano “Allegro con Brio”, “Dopo le Parole” “Musicae Sacrae” e “Paulus Apostolus”. Nel 2018 si è costituita la formazione femminile con il nome di RICCIONE WOMEN ENSEMBLE ed ha già eseguito numerosi concerti mediante l’esecuzione di brani di autori dal periodo romantico ai giorni nostri. La preparazione musicale è affidata al direttore MARCO GALLI e alla pianista e cantante lirica MAURA MICELI.

 

Il CORO CARLA AMORI ha iniziato la sua attività, quale Coro polifonico, nel 1979 presso la Chiesa del Crocifisso di Rimini, ove ne è tuttora la cappella musicale. Formata da una trentina di coristi ha tra i suoi scopi lo studio e la diffusione del canto corale sacro. Da segnalare, tra i vari concerti ai quali ha partecipato, la “VI Rassegna Corale di Canto Sacro” a Bologna, la “I Rassegna estiva di Incontri Corali” nelle località costiere, la prestigiosa “Rassegna Nazionale Corale” di Urbania, concerti a Fermo, con l’Orchestra Cycnus di Genova ed il Concerto insieme alla statunitense “University of Maryland Chorale”; ha collaborato, inoltre con la “Banda Città di Rimini” e con cantanti lirici. Ha eseguito, congiuntamente ad altre formazioni corali, il Requiem op. 48 di Faurè e il Gloria RV589 di Vivaldi. Nel 1998 è stata finalista al Concorso per Cori liturgici di Modena. Nel 2000, in occasione del Giubileo, ha cantato assieme al Coro Jubilate Deo nella Basilica di San Pietro in Roma e in Duomo a Milano. Nel 2002 ha partecipato alla Messa alla Chiesa delle Grazie, ripresa in diretta da RAI 1. Nello stesso anno ha cantato all’interno del Carcere di Forlì e presso il Santuario di La Verna. Nel 2006 ha effettuato un concerto a Londra e nel 2007 a Parigi. Nel Giugno 2008 si è recato a Stoccolma per un concerto alla Chiesa di Sv. Anna di Lidingö e nel 2010 ha cantato a Wroclaw nell’ambito delle celebrazioni per Padre Popieluszko. Nel 2011 ha tenuto un concerto presso la prestigiosa St. Matthias Kirche di Berlino, nel 2014 a Bruges presso la Sint-SalvatorsKathedraal e nel 2018 nella Budapesti Belvárosi Szent Mihály-templom di Budapest. Il Coro Carla Amori è molto attivo anche nell’organizzazione di Rassegne e Concerti Corali ed ha annoverato tra i suoi ospiti prestigiosi Cori di Collegi Americani, il Coro Maschile Lyra di Varsavia, l’UPSA di Manila, Musica Quantica di Buenos Aires, il Coro Femminile Naama di Tel Aviv e tanti altri.

 

 

 

 

 

 

 

Vi racconto il Consiglio Pastorale

HO PARTECIPATO AL CONSIGLIO PASTORALE

Da qualche anno, mi è stato chiesto di entrare a far parte del Consiglio Pastorale Parrocchiale, per sostituire la persona che da molti anni aveva prestato il suo servizio per l’ambito della Pastorale Familiare.
Inizialmente ero un po’ timorosa perché ho un carattere timido, ma ero anche curiosa di vedere e di capire dall’interno cosa fosse il Consiglio Parrocchiale, e di farmi portavoce delle famiglie.
Ho trovato un gruppo di persone motivate e pronte a spendersi per la parrocchia, provenienti da ambiti di servizio diversi (Caritas, catechismo, Anspi, Liturgia, rappresentanti di zona, Scout…), insieme ai diaconi e al Parroco.
Gli incontri del Consiglio Pastorale seguono un ordine del giorno stabilito e la riunione si svolge in modo semplice e ordinato, con l’aiuto di un moderatore. Si inizia con un momento di preghiera per entrare con il cuore e con la mente nell’ottica del Vangelo e poter assumere la giusta visione delle cose con l’aiuto dello Spirito Santo.
A volte nelle riunioni ci sono lunghi confronti con visioni diverse, a volte emergono delle belle idee ma non sempre si riesce a concretizzarle, a volte si constata la difficoltà a raggiungere tutti i parrocchiani, perché le forze sono poche: ci vuole un po’ di pazienza e tanta speranza. Gli incontri sono poi verbalizzati da un volontario, così è possibile avere una memoria storica di tutte le riunioni e recuperare tutti gli argomenti e le decisioni prese.
L’impegno richiesto ai membri del Consiglio è di una serata al mese e di partecipare attivamente alla vita della parrocchia, ma la cosa più difficile e la più stimolante nello stesso tempo è riuscire a raggiungere l’obiettivo del CPP: leggere insieme la realtà del nostro territorio, individuare i sogni e le necessità delle persone e, mettendo in pratica il Vangelo, far sì che la parrocchia diventi sempre più una comunità viva, accogliente, capace valorizzare i talenti e di stare accanto a tutti.
Sarebbe importante che tutti ci sentissimo interpellati a prestare il nostro servizio, a dare il nostro contributo alla vita della comunità, come parte attiva nel CPP ma anche nelle varie realtà presenti, secondo le nostre possibilità, come lievito buono che fa crescere la vita delle persone ed essere insieme un segno concreto dell’amore di Gesù, qui nella parrocchia del Crocifisso e nel mondo.

CRISTINA

Consiglio Pastorale: cos’è e cosa non è

IL CONSIGLIO PASTORALE

Passano gli anni e si ripresenta il momento di rinnovare il Consiglio Pastorale della nostra parrocchia. È uno modo per mantenere viva la vita parrocchiale, perché il Consiglio è la riunione periodica di fedeli della parrocchia che si assumono il compito di riflettere, alla luce del Vangelo, su come vanno le cose e su come realizzare la missione della Chiesa nel nostro territorio. Agli attuali componenti del Consiglio, in scadenza, va il nostro ringraziamento per essere stati in questo periodo attenti alla vita parrocchiale e desiderosi di cercare, nella complessità del cambiamento d’epoca, scelte pastorali adeguate.

Per rinnovare il Consiglio Pastorale della nostra parrocchia è importante esaminarlo velocemente:

IL CONSIGLIO PASTORALE NON È:

  • Non è un parlamento di rappresentanti delle varie realtà della comunità in cui si vota a maggioranza, oppure sulla base dei voti rappresentati.
  • Non è la “stanza dei bottoni” in cui stanno quelli che “contano” in parrocchia.
  • Non è un luogo strano in cui si fanno strane riunioni.

IL CONSIGLIO PASTORALE È

Il Consiglio Pastorale è quel luogo di comunione e di corresponsabilità in cui appartenenti alle varie componenti del popolo di Dio (laici, consacrate/i, diaconi, associazioni e gruppi ecclesiali) insieme al loro parroco accompagnano e sostengono la vita dei cristiani in quel territorio.

Caratteristica del Consiglio Pastorale è quella di mettere insieme i doni, talenti e carismi di tutti i suoi componenti. Nella comunità cristiana ciascuno è chiamato a fare coro e ad offrire il contributo che può essere solo suo.

Attraverso un dialogo sincero, sereno e obiettivo e con grande attenzione alle esperienze e ai problemi reali della comunità e di ogni situazione, il Consiglio pastorale ha il compito di aiutare a fare incontrare la vita delle persone con il Vangelo.

Il Consiglio Pastorale è uno strumento al servizio della vita comunitaria della parrocchia, perché ciò che si è compreso con l’aiuto dello Spirito venga accolto e costantemente verificato alla luce delle esperienze vissute.

Senza Rete n. 6

SENZA RETE n.6

Il giornalino da stampare per quelli che non usano Internet. Ce ne sono già alcune copie in fondo alla chiesa, ma chiunque può stamparne una copia e donarla a qualche suo conoscente senza internet.

https://www.crocifisso.rimini.it/wp-content/uploads/senza-rete-n.06.pdf

 

LEGGI: https://www.crocifisso.rimini.it/wp-content/uploads/senza-rete-n.06.pdf

 

Mese di Maggio

MESE DI MAGGIO

Accogliendo l’invito di Papa Francesco anche la nostra comunità sarà unità nella preghiera del Rosario del mese di Maggio. Affidiamo a Maria tutte le sofferenze e le difficoltà che questa pandemia ha generato, chiediamo umilmente a Lei di sostenerci e donarci la speranza.

Il rosario si reciterà tutte le sere alle ore 17,30 in chiesa,
alle ore 21 dal lunedì al venerdì on-line al seguente link:

https://meet.google.com/vkc-snhe-wzt

Chiediamo a tutti coloro che non possono partecipare fisicamente di unirsi a noi spiritualmente con la preghiera.

Iscrizione Ragazzi ACR

AZIONE CATTOLICA DEI RAGAZZI

Il cammino dell’ACR è un cammino dinamico: l’azione, o meglio l’attività, le esperienze
condivise, il gioco, le uscite, la partecipazione alla vita parrocchiale sono gli aspetti
fondamentali della vita del gruppo.
Anche se nella sigla non si vede si dice Azione Cattolica DEI Ragazzi. Il ragazzo è posto al
centro di tale cammino, ne è il vero PROTAGONISTA.MA CHE COS’È L’AZIONE CATTOLICA?
L’ACR fa parte di una grande FAMIGLIA: l’AZIONE CATTOLICA ITALIANA (AC).
E’ un’associazione di laici impegnati nella Chiesa e nel mondo.
Il cammino dell’AC è così strutturato:
– 9-14 anni: AC-Ragazzi (gruppo 4-5 elementare e gruppo medie);
– 15 – 30 anni: AC-Giovani (gruppo “giovanissimi” biennio, gruppo trienniouniversitari e gruppo giovani);
– > 30anni: AC-Adulti (gruppo adulti).
L’AC, come associazione, prevede un tesseramento annuale, simbolo concreto
dell’ADESIONE al progetto dell’associazione che continua da oltre 150 anni.
Il costo del tesseramento, per l’ACR, è di circa 20 euro e offre, oltre alla copertura
assicurativa, riviste e materiale associativo.
L’associazione si fa carico, per qualsiasi attività che propone, di eventuali difficoltà
economiche delle famiglie e di agevolazioni per più fratelli presenti nell’AC.

COME ISCRIVERSI?

I ragazzi di IV e V elementare e I-II-II media: in ogni momento dell’anno, previo accordo con
gli educatori, possono venire a “provare” l’esperienza in ACR e poi iscriversi, inserendosi
nel gruppo.

SOLO per i ragazzi che frequentano la III elementare: si raccolgono tra Aprile e Giugno le
preiscrizioni, che serviranno per prevedere i numeri del gruppo dell’anno futuro e per poter
contattare gli interessati durante l’estate per informare dell’inizio delle attività.

Chiediamo di segnalare l’intenzione di iscrivere vostro figlio all’ACR compilando il modulo
online che trovate al seguente link: https://forms.gle/o3FUq18UAy1ytEQM8

CONTATTI

Le attività si svolgono presso PARROCCHIA SANT’ANDREA DELL’AUSA (DEL
CROCIFISSO) in Via del Crocifisso 17,Rimini

Responsabile ACR: Annalisa Fiordelisi – 335.236852

Presidente dell’AC parrocchiale: Elena Baiocchi – 349.7553957

Il cammino non finisce in terza media. Dopo l’ACR si “passa” all’ACG, e da Ragazzi si passa
a Giovanissimi, per continuare il percorso con modalità, attenzioni e attività adeguate
all’età.

E DOPO L’ACR?

L’AC non è quindi solo per i ragazzi: possono aderirvi genitori, fratelli e tutta la famiglia!
Cerca e Segui “Azione Cattolica Crocifisso” su Facebook e su Instagram

Senza Rete n. 5

senza rete n.05

Incontro promosso da Adulti Azione Cattolica: “Sollevare”

DA CORPO A CORPO
invito speciale a tutti gli adulti

Eccoci al terzo incontro del percorso formativo che il gruppo di Azione Cattolica di San Raffaele promuove e organizza. questa seconda tappa ed ha per titolo “SOLLEVARE”. Così come la precedente, è costituita da due incontri:

A partire dal film “Sette uomini a mollo”
( il link del film : https://drive.google.com/file/d/1wD8XQ6GxWsHB9q0BfYj_T3rNFHJmE4Q5/view?usp=sharing ),

faremo un approfondimento sul doppio senso della parola “sollevare”: in senso positivo “Alzare verso l’alto, dare sollievo” e in senso negativo “Il nostro metterci su un piedistallo per mostrarci superiori”.

 

  • Lun. 19 Aprile 2021 ore 21,00
    Riflessioni e provocazioni suggerite da don Eugenio Savino sul vangelo di Marco (Mc 5,21-43)

Tutti e due gli incontri li faremo in streaming con google meet. Speriamo di poter condividere con voi questo percorso: vi aspettiamo a braccia aperte!

Il gruppo adulti di Azione Cattolica

Settimana Santa in famiglia – Scout Rimini 3

SETTIMANA SANTA
in famiglia

PROPOSTA Scout Rimini 3

introduzione

Lettura per il Giovedì Santo

Lettura per il Venerdì Santo

Lettura per il Sabato Santo

Una Chiesa che esce dalle chiese

20 marzo 2021 – L’Osservatore Romano: SABATO ITALIANO

Con questo articolo di don Francesco Cosentino inizia oggi una nuova rubrica intitolata «Sabato italiano». Il titolo indica non solo la cadenza settimanale ma anche l’argomento affrontato nella rubrica: la crisi e le sfide della Chiesa italiana.

Lo spunto iniziale si ritrova nell’articolo del 22 febbraio scorso firmato da Pier Giorgio Gawronski sulle «Chiese vuote e l’umanesimo integrale» che ha provocato una serie di riflessioni di cattolici, laici e religiosi, partendo proprio dal dato dello svuotamento delle chiese.

Da qui il titolo che rinvia al sabato, al Sabato Santo in particolare: è il giorno a-liturgico, della chiesa vuota, della crisi e dello smarrimento. Ma anche dell’attesa, del discernimento. È il giorno più buio ma che già prelude ai primi barlumi della mattina di Pasqua.

 

UNA CHIESA CHE ESCE DALLE CHIESE

di Francesco Cosentino

(il grassetto non è dell’autore)

 

Qualche giorno fa, l’economista e giornalista Pier Giorgio Gawronski ha offerto dalle colonne di questo quotidiano un’interessante riflessione sulla secolarizzazione europea e sui suoi effetti dall’impatto a dir poco traumatico per il cristianesimo e per le Chiese.

Ci troviamo dinanzi a un termine — secolarizzazione — che nel tempo è andato evolvendosi e che, come afferma il filosofo Marramao, ha conosciuto una continua metamorfosi di significato, includendo oggi una certa molteplicità di aspetti. Ciò premesso, l’analisi di Gawronski tocca un aspetto importante: non si tratta di un fenomeno “esterno” al cristianesimo, che riguarda cioè semplicemente la sua relazione con il mondo e con la modernità, ma di qualcosa che interessa il modo di essere del cristianesimo e il suo tradursi nella pratica ecclesiale. Occorre chiedersi, sulla scorta di quanto affermava Italo Mancini, “con quale cristianesimo” possiamo affrontare l’inarrestabile ondata della secolarizzazione europea. Gawronski riprende l’immagine della prima comunità cristiana, il cui punto d’aggancio principale della pratica religiosa era la relazione di amicizia e fraternità tra i suoi membri.

L’analisi contribuisce a spostare l’asse della riflessione sulla secolarizzazione dall’aspetto puramente sociologico a quello che riguarda la vita affettiva e interiore delle persone. La secolarizzazione, infatti, non ha a che fare soltanto con un dato empirico, con i numeri e la rilevanza sociale e politica della religione e delle sue istituzioni, bensì con i significati più profondi che ci portiamo dentro, i simboli interiori della nostra vita, i valori che coltiviamo. Parafrasando il mai dimenticato prof. Gallagher: il combattimento si è spostato oggi più in profondità, dall’esterno all’interno, dalle idee alle disposizioni interiori, dai cambiamenti visibili delle istituzioni sociali ai movimenti più profondi della sensibilità spirituale. Gallagher leggeva così l’apporto offerto da Charles Taylor sul tema, affermando che l’indifferenza al problema di Dio e l’abbandono sempre più massiccio della pratica religiosa riguardano una “ferita” dell’immaginazione: la secolarizzazione restringe il nostro desiderio, rimpicciolisce il nostro io e i nostri desideri, condizionando il nostro modo di immaginare la vita.

Neanche la società in cui operarono gli Apostoli era cristiana, eppure quella fu la stagione migliore dell’evangelizzazione. Ciò su cui soffermarci, piuttosto, riguarda le condizioni di possibilità del credere, cioè quella disposizione interiore di partenza con cui ci mettiamo dinanzi alla proposta della fede. Per dirla con una parabola evangelica: il terreno in cui il seme del Vangelo viene seminato, che può essere, prima ancora della semina, “disponibile” oppure sassoso e spinoso. Questo terreno subisce oggi quella che il teologo tedesco Metz ha definito la secolarizzazione della coscienza, cioè la superficialità delle visioni della vita, la compulsività del consumismo, la perenne insoddisfazione per una vita frammentata, l’impetuosa accelerazione dei nostri ritmi di vita, il criterio della merce di scambio che ha ormai svuotato l’uomo di sogni, desideri e speranze.

C’è bisogno allora di un’esperienza e una pratica cristiana che — come afferma Gawronski — spezzi questo circolo e generi una nuova qualità delle relazioni amicali e fraterne, ma ciò non può realizzarsi “dentro” la forma, il modello e lo stile attuale di Chiesa, di parrocchia e di pastorale. Per citare uno degli ultimi libri di Armando Matteo: non si può pensare che le cose cambino senza però cambiare nulla né delle nostre parrocchie e né della nostra pastorale.

Per creare quel senso di appartenenza e di comunità, che quasi fa sorgere l’esperienza cristiana da quella “precedente” delle relazioni umane, non ci si può limitare a radunarsi in Chiesa. Prima, questo gesto era l’espressione domenicale o festiva di qualcosa che già si viveva nelle case e nei quartieri, come ben afferma Gawronski; oggi, le persone che arrivano spesso non si conoscono tra di loro, hanno un legame debole o sfilacciato, sono per lo più turisti solitari.

È in questo contesto che, personalmente, penso a come bisognerebbe interrogarsi di più sulla profezia di Papa Francesco. Una “Chiesa in uscita” è infatti una Chiesa che esce per “fare Chiesa” nei luoghi della vita. È una Chiesa che non pretende più di organizzare le forme dell’annuncio e della pastorale semplicemente creando occasioni — da tenersi tutte nell’edificio ecclesiale — in cui invita gli altri, ma si sposta cercando di creare “reti di relazioni” tra le persone. È una Chiesa, cioè, che cerca di generare esperienze di amicizia, di preghiera comune e di condivisione dei beni, uscendo da sé stessa e “decentrandosi”, cioè cercando di riattivare quei “piccoli villaggi” di relazione umana che oggi si vanno perdendo.

In questo senso, la stessa pandemia ha aperto nuove possibilità per ripensare l’annuncio del Vangelo: è possibile avviare in modo più sistematico e organizzato la preghiera e la liturgia nelle famiglie? È possibile articolare la catechesi dei ragazzi uscendo definitivamente dal classico metodo scolastico che li rinchiude in aule parrocchiali simili a quelle scolastiche, e proporre percorsi in cui anche i genitori si rendono protagonisti attivi, qualche volta nelle stesse case o in concrete esperienze vissute nel quartiere? È possibile iniziare le persone a una formazione biblica e spirituale che li renda capaci di vivere l’esperienza con Dio non soltanto nella moltiplicazione delle Messe o di atti devozionali, bensì nella Liturgia delle Ore, nell’ascolto della Parola e lectio divina? E cosa si può fare per vivere esperienze di cristianesimo — con la preghiera come con le opere di carità — nelle case, nei condomini, nei quartieri? Si può pensare a piccoli gruppi di cristiani — anche e finalmente senza il prete — che portano avanti un cammino di condivisione della Parola di Dio e dei travagli quotidiani della vita?

Non si tratta di idee nuove, ma di trovare il modo per avviare proposte che vadano oltre le occasioni generiche e spesso anonime della parrocchia di città; proposte creative che, con linguaggio fresco, favoriscono la relazione e l’amicizia tra piccoli gruppi di persone, le quali pian piano condividono una chiacchierata, qualche domanda, qualche comune fatica, un pranzo o una cena. Non c’è bisogno di massimi sistemi: il Vangelo spesso ci racconta questa dimensione domestica in cui Gesù, tra i profumi della cucina, incontra le persone, le ascolta, le tocca nel profondo, le guarisce.

C’è bisogno di una Chiesa che esce dalle chiese. Di un’esperienza cristiana strutturata su più livelli, che pur non mancando di offrire alcuni servizi essenziali della trasmissione della fede, riesce a intercettare i luoghi e i ritmi della vita quotidiana. La celebrazione quotidiana o “l’andare in chiesa” dovrebbe essere il punto di arrivo e di sintesi di un’esperienza vissuta prima e altrove.

Un Sinodo della Chiesa italiana, lungi dal trasformarsi in un “evento” ecclesiale esteriore, potrebbe avviare una discussione franca e serena su come avviare un tale ripensamento pastorale.

Senza Rete n. 4

LEGGI: Senza rete n. 4


 

(online) La povertà alimentare.

Parrocchia del Crocifisso  |  Azione Cattolica – Adulti

Riflessioni e confronti on line in preparazione alla Pasqua

La partecipazione è libera per tutti gli uomini e le donne di buona volontà …
Per info: ac.crocifisso@gmail.com


Venerdì, 12 marzo 2021, ore 21

La povertà alimentare.
Tempo di quaresima: il significato e la pratica del digiuno

Link su Zoom (clicca qui)


Venerdì, 26 marzo 2021, ore 21

Il cibo e la terra nella riflessione della Laudato si.
Il contrasto allo spreco alimentare

Link su Zoom (clicca qui)