Preghiera per la pioggia

GRAZIE, SIGNORE, PER LA PIOGGIA

“Dio, nostro Padre, Signore del cielo e della terra (Mat. 11, 25),
tu sei per noi esistenza, energia e vita (At. 17, 28).
Tu hai creato l’uomo a tua immagine (Gen. 1. 27-28)
perché con il suo lavoro faccia fruttificare
le ricchezze della terra
collaborando così alla tua creazione.
Siamo consapevoli della nostra miseria e debolezza:
nulla possiamo senza di te (Cfr. Gv. 15).
Tu, Padre buono, che su tutti fai brillare il tuo sole (Mat. 5, 45)
e cadere la pioggia,
abbi compassione di quanti soffrono duramente
per la siccità che ci ha colpito in questi giorni.
Ascolta con bontà le preghiere a te rivolte
fiduciosamente dalla tua Chiesa (Luc. 4, 25),
come esaudisti le suppliche del profeta Elia (1 Re 17, 1),
che intercedeva in favore del tuo popolo (Giac. 5, 17-18).
Fa’ scendere dal cielo sopra la terra arida
la pioggia sospirata,
perché rinascano i frutti (Ibid. 5, 18)
e siano salvi uomini e animali (Sal. 35, 7).
Che la pioggia sia per noi il segno
della tua grazia e benedizione:
così, riconfortati dalla tua misericordia (Cfr. Is. 55, 10-11),
ti renderemo grazie per ogni dono della terra e del cielo,
con cui il tuo Spirito soddisfa la nostra sete (Gv. 7, 38-39).
Per Gesù Cristo, tuo Figlio, che ci ha rivelato il tuo amore,
sorgente d’acqua viva zampillante per la vita eterna (Ibid. 4, 14).
Amen”.

San Paolo VI Papa, Angelus del 4/7/1976

Una firma per l’Oratorio al Crocifisso

il numero di codice fiscale da scrivere nel riquadro della Dichiarazione dei Redditi insieme con la tua firma

c.f. 91079210406

PLESION Campo Giovani Azione Cattolica

plesion (=prossimo): Campo ACG (Azione Cattolica Giovani) 2022  ad Asiago 

 

 

le parole dell’Ave Maria

Iscrizione Ragazzi ACR

AZIONE CATTOLICA DEI RAGAZZI

Il cammino dell’ACR è un cammino dinamico: l’azione, o meglio l’attività, le esperienze
condivise, il gioco, le uscite, la partecipazione alla vita parrocchiale sono gli aspetti
fondamentali della vita del gruppo.
Anche se nella sigla non si vede, si dice Azione Cattolica “DEI” Ragazzi.

Il ragazzo è posto al centro di tale cammino, ne è il vero PROTAGONISTA.

MA CHE COS’È L’AZIONE CATTOLICA?
L’ACR fa parte di una grande FAMIGLIA: l’AZIONE CATTOLICA ITALIANA (AC).
E’ un’associazione di laici impegnati nella Chiesa e nel mondo.
Il cammino dell’AC è così strutturato:
– 9-14 anni: AC-Ragazzi (gruppo 4-5 elementare e gruppo medie);
– 15 – 30 anni: AC-Giovani (gruppo “giovanissimi” biennio, gruppo trienniouniversitari e gruppo giovani);
– > 30anni: AC-Adulti (gruppo adulti).

L’AC, come associazione, prevede un tesseramento annuale, simbolo concreto
dell’ADESIONE al progetto dell’associazione che continua da oltre 150 anni.
Il costo del tesseramento, per l’ACR, è di circa 20 euro e offre, oltre alla copertura
assicurativa, riviste e materiale associativo.
L’associazione si fa carico, per qualsiasi attività che propone, di eventuali difficoltà
economiche delle famiglie e di agevolazioni per più fratelli presenti nell’AC.

COME ISCRIVERSI?

I ragazzi di IV e V elementare e I-II-II media: in ogni momento dell’anno, previo accordo con
gli educatori, possono venire a “provare” l’esperienza in ACR e poi iscriversi, inserendosi
nel gruppo.

SOLO per i ragazzi che frequentano la III elementare: si raccolgono tra Aprile e Giugno le
preiscrizioni, che serviranno per prevedere i numeri del gruppo dell’anno futuro e per poter
contattare gli interessati durante l’estate per informare dell’inizio delle attività.

Chiediamo di segnalare l’intenzione di iscrivere vostro figlio all’ACR compilando il modulo
online che trovate al seguente link: https://forms.gle/o3FUq18UAy1ytEQM8

CONTATTI

Le attività si svolgono presso PARROCCHIA SANT’ANDREA DELL’AUSA (DEL
CROCIFISSO) in Via del Crocifisso 17,Rimini

Responsabile ACR: Annalisa Fiordelisi – 335.236852

Presidente dell’AC parrocchiale: Elena Baiocchi – 349.7553957

Il cammino non finisce in terza media. Dopo l’ACR si “passa” all’ACG, e da Ragazzi si passa
a Giovanissimi, per continuare il percorso con modalità, attenzioni e attività adeguate
all’età.

E DOPO L’ACR?

L’AC non è quindi solo per i ragazzi: possono aderirvi genitori, fratelli e tutta la famiglia!
Cerca e Segui “Azione Cattolica Crocifisso” su Facebook e su Instagram

CEI – Disposizioni anticovid per la Messa (dal 1/5 al 15/6)

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Lettera della Presidenza della CEI

UTILIZZO DELLE MASCHERINE E GREENPASS

Il Ministro della Salute, in data 28 aprile 2022, ha emanato una nuova ordinanza sull’utilizzo delle mascherine al chiuso che recepisce le modifiche apportate, in corso di conversione, al decreto legge 24 marzo 2022, n. 24, recante Disposizioni urgenti per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da Covid-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza.
L’andamento dei contagi risulta costante da qualche settimana e tale dato porta a confermare le indicazioni della Presidenza contenute nella comunicazione dello scorso 25 marzo facendo tuttavia presente che l’uso delle mascherine resta, a rigore, raccomandato in tutte le attività che prevedono la partecipazione di persone in spazi al chiuso come le celebrazioni e le catechesi, mentre resta obbligatorio l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 per gli eventi aperti al pubblico che si svolgono al chiuso in locali assimilabili a sale cinematografiche, sale da concerto e sale teatrali.
Si segnala, tra l’altro, che a partire dal 1° maggio 2022 non è più necessario il Green Pass per le attività organizzate dalle Parrocchie.
Parimenti non è necessario il Green Pass per l’accesso ai luoghi di lavoro dei lavoratori e dei volontari che collaborano.

GREST: l’estate dei bambini e dei ragazzi

GREST a San Raffaele
L’estate dei bambini e dei ragazzi

Come ogni estate, alla parrocchia di San Raffaele ci sarà il GREST
(per bambini e ragazzi dalla prima elementare alla seconda media).
Un’estate tra giochi, attività e divertimento.

per informazioni e pre-iscrizioni

Processione delle Palme 2022

Letture, salmi e canti per la processione

Canto iniziale: SANTO – (Zairese)

Rit.          

Osanna-e, osanna-e
osanna a Cristo Signor.
Osanna-e, osanna-e
osanna a Cristo Signor.

Santo, Santo, Osanna  (2v) Rit.
I cieli e la terra, o Signore, sono pieni di Te. (2v) Rit.
Benedetto colui che viene, nel nome tuo Signor. (2v) Rit.

 

 Commemorazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme


C: La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.
T: E con il tuo spirito.

C: Fratelli e sorelle, fin dall’inizio della Quaresima abbiamo cominciato a preparare i nostri cuori attraverso la penitenza e le opere di carità. Oggi siamo qui radunati affinché con tutta la Chiesa possiamo essere introdotti al mistero pasquale del nostro Signore Gesù Cristo, il quale, per dare reale compimento alla propria passione e risurrezione, entrò nella sua città, Gerusalemme. Seguiamo perciò il Signore, facendo memoria del suo ingresso salvifico, con fede e devozione, affinché, resi partecipi per grazia del mistero della croce, possiamo aver parte alla risurrezione e alla vita eterna.

C: Preghiamo. Dio onnipotente ed eterno, benedici + questi rami [di ulivo], e concedi a noi tuoi fedeli, che seguiamo esultanti Cristo, nostro Re e Signore, di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

T: Amen.

Aspersione dei rami con l’acqua benedetta.

Vangelo (Lc 19,28-40)

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: “Perché lo slegate?”, risponderete così: “Il Signore ne ha bisogno”».
Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!».
Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».

Parola del Signore.

T: Lode a te, o Cristo

Invito alla processione

C: Imitiamo, fratelli e sorelle, le folle che acclamavano Gesù, e procediamo in pace.
T: Nel nome di Cristo. Amen.

Inizia la processione dietro alla croce

 

Processione


Osanna-e, osanna-e
osanna a Cristo Signor. (2v)

dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace – 1° gennaio 2022:

In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso.
C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società,
e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona.
Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico:
a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente,
fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati.

Osanna-e, osanna-e
osanna a Cristo Signor. (2v)

dal salmo 24 (23)

Lettore 1:

Del Signore è la terra e quanto contiene,
il mondo, con i suoi abitanti.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli,
non giura con inganno.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Osanna-e, osanna-e
osanna a Cristo Signor. (2v)

dal salmo 84 (83)

Lettore 1:
Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.
Passando per la valle del pianto
la cambia in una sorgente;
anche la prima pioggia
l’ammanta di benedizioni.
Cresce lungo il cammino il suo vigore,
finché compare davanti a Dio in Sion.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.

Osanna-e, osanna-e
osanna a Cristo Signor. (2v)

Dall’omelia di Papa Francesco in visita a Malta – 3 aprile 2022

Anzitutto, si tratta di riscoprire l’essenziale della fede.
Tornare alla Chiesa delle origini non significa guardare all’indietro
per copiare il modello ecclesiale della prima comunità cristiana.
Non possiamo “saltare la storia”, come se il Signore non avesse parlato
e operato grandi cose anche nella vita della Chiesa dei secoli successivi.
Non significa nemmeno essere troppo idealisti,
immaginando che in quella comunità non ci fossero difficoltà;
al contrario, leggiamo che i discepoli discutono e arrivano persino a litigare tra di loro,
e che non sempre comprendono gli insegnamenti del Signore.
Piuttosto, tornare alle origini significa recuperare lo spirito della prima comunità cristiana,
cioè ritornare al cuore e riscoprire il centro della fede:
la relazione con Gesù e l’annuncio del suo Vangelo al mondo intero.
E questo è l’essenziale! Questa è la gioia della Chiesa: evangelizzare.

Gloria canta al Signore Gerusalemme,
loda Sion il tuo Dio. (3v)

dal salmo 47 (46)

Lettore 2:
Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.
Egli ci ha sottomesso i popoli,
sotto i nostri piedi ha posto le nazioni.
Ha scelto per noi la nostra eredità,
orgoglio di Giacobbe che egli ama.

Gloria canta al Signore Gerusalemme,
loda Sion il tuo Dio. (3v)

Lettore 2:
Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.
Sì, a Dio appartengono i poteri della terra:
egli è eccelso. Cantate inni a Dio,
cantate inni al nostro re, cantate inni;

Gloria canta al Signore Gerusalemme,
loda Sion il tuo Dio. (3v)

 

Dall’omelia di Papa Francesco in visita a Malta –3 aprile 2022

La crisi della fede, l’apatia della pratica credente soprattutto nel dopo-pandemia
e l’indifferenza di tanti giovani rispetto alla presenza di Dio
non sono questioni che dobbiamo “addolcire”,
pensando che tutto sommato un certo spirito religioso resista ancora, no.
A volte, infatti, l’impalcatura può essere religiosa,
ma dietro a quel vestito la fede invecchia.
L’elegante guardaroba degli abiti religiosi, infatti,
non sempre corrisponde a una fede vivace
animata dal dinamismo dell’evangelizzazione.
Occorre vigilare perché le pratiche religiose
non si riducano alla ripetizione di un repertorio del passato,
ma esprimano una fede viva, aperta, che diffonda la gioia del Vangelo,
perché la gioia della Chiesa è evangelizzare.

 Quale gioia! Mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Ora i piedi, o Gerusalemme,
si fermano davanti a te.

 dal salmo 122 (121)

Lettore 3:
Gerusalemme è costruita
come città unita e compatta.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni per il giudizio,
i troni della casa di Davide.

Quale gioia! Mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Ora i piedi, o Gerusalemme,
si fermano davanti a te.

Lettore 3:
Chiedete pace per Gerusalemme:
vivano sicuri quelli che ti amano:
sia pace nelle tue mura,
sicurezza nei tuoi palazzi.
Per i miei fratelli e i miei amici,
io dirò: «Su di te sia pace!»
Per la casa del Signore nostro Dio,
chiederò per te il bene.

Quale gioia! Mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Ora i piedi, o Gerusalemme,
si fermano davanti a te.

 

Dall’omelia di Papa Francesco in visita a Malta – 3 aprile 2022

Fratelli e sorelle, fate “sinodo”, cioè “camminate insieme”.
Perché Dio è presente dove regna l’amore!
Il culto a Dio passa per la vicinanza al fratello.
Senza sospetti, senza divisioni, dicerie, chiacchiere e diffidenze.
L’accoglienza reciproca, non per pura formalità
ma in nome di Cristo, è una sfida permanente.
Lo è anzitutto per le nostre relazioni ecclesiali,
perché la nostra missione porta frutto se lavoriamo nell’amicizia
e nella comunione fraterna.
Ma l’accoglienza è anche la cartina di tornasole per verificare
quanto effettivamente
la Chiesa è permeata dallo spirito del Vangelo.
Maria, la madre, e Giovanni, il discepolo, si accolgono, ai piedi della Croce,
non nel caldo rifugio del cenacolo, ma presso la croce, in quel luogo oscuro
in cui si veniva condannati e crocifissi come malfattori.
E anche noi,
non possiamo accoglierci solo tra di noi,
all’ombra delle nostre belle Chiese, mentre fuori
tanti fratelli e sorelle soffrono
e sono crocifissi
dal dolore, dalla miseria,
dalla povertà, dalla violenza.
Ecco il Vangelo che siamo chiamati a vivere:
accogliere, essere esperti di umanità, accendere fuochi di tenerezza
quando il freddo della vita incombe su coloro che soffrono.

 Il Signore è la mia salvezza
e con Lui non temo più,
perché ho nel cuore la certezza:
la salvezza è qui con me.

dal salmo 48 (47)

Lettore 4:
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re.
Dio nei suoi palazzi,
un baluardo si è dimostrato.

Il Signore è la mia salvezza
e con Lui non temo più,
perché ho nel cuore la certezza:
la salvezza è qui con me.

Lettore 4:
O Dio, meditiamo il tuo amore
dentro il tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra;
di giustizia è piena la tua destra.

Il Signore è la mia salvezza
e con Lui non temo più,
perché ho nel cuore la certezza:
la salvezza è qui con me.

 

Dall’Atto di Consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra,
noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te.
Tu sei Madre, ci ami e ci conosci:
niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore.
Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato
la tua provvidente tenerezza,
la tua presenza che riporta la pace,
perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace.
Ma noi abbiamo smarrito la via della pace.
Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso,
il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali.
Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni
e stiamo tradendo
i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani.

 Ave Maria

 Com’è bello dar lode al Signor
cantare al nome tuo santo,
e di giorno annunziare il tuo amor,
la tua fedeltà per sempre, la tua fedeltà Signor!

dal salmo 125 (124)

Lettore 5:
Chi confida nel Signore è come il monte Sion:
non vacilla, è stabile per sempre.
Non resterà lo scettro dei malvagi
sull’eredità dei giusti,
perché i giusti non tendano le mani
a compiere il male.
Sii buono, Signore, con i buoni
e con i retti di cuore.

Com’è bello dar lode al Signor
cantare al nome tuo santo,
e di giorno annunziare il tuo amor,
la tua fedeltà per sempre, la tua fedeltà Signor!

dal salmo 146 (146-147)

Lettore 5:
È bello cantare inni al nostro Dio,
è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele;
risana i cuori affranti e fascia le loro ferite.
Grande è il Signore nostro,
grande nella sua potenza;
Egli mette pace nei tuoi confini.

 Com’è bello dar lode al Signor
cantare al nome tuo santo,
e di giorno annunziare il tuo amor,
la tua fedeltà per sempre, la tua fedeltà Signor!

 

Dall’Atto di Consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ci siamo ammalati di avidità,
ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti,
ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo.
Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità,
alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi,
dimenticandoci
che siamo custodi del nostro prossimo
e della stessa casa comune.
Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra,
abbiamo ferito
con il peccato il cuore del Padre nostro,
che ci vuole fratelli e sorelle.
Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi.
E con vergogna diciamo:
perdonaci, Signore!

Ave Maria

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra,
nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità,
nel mistero d’iniquità del male e della guerra,
tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona,
ma continua a guardarci con amore,
desideroso di perdonarci e rialzarci.
È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato
un rifugio per la Chiesa e per l’umanità.
Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia
ci conduci con tenerezza.

Ave Maria

Accogli, o Madre, questa nostra supplica.
Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare
nella tempesta della guerra.
Tu, arca della nuova alleanza,
ispira progetti e vie di riconciliazione.
Tu, “terra del Cielo”,
riporta la concordia di Dio nel mondo.
Estingui l’odio, placa la vendetta,
insegnaci il perdono.
Liberaci dalla guerra,
preserva il mondo dalla minaccia nucleare.
Regina del Rosario,
ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare.
Regina della famiglia umana,
mostra ai popoli la via della fraternità.
Regina della pace,
ottieni al mondo la pace.

Ave Maria

Osanna-e, osanna-e
osanna a Cristo Signor.

Pellegrinaggio degli adolescenti dal Papa

#seguimi

Il giorno di Pasquetta, lunedì dell’Angelo, anche i ragazzi del Crocifisso sono in pellegrinaggio per incontrare Papa Francesco insieme agli adolescenti di tutta Italia.

 

Portiamo Gesù, ma non siamo taxi

Mirella Fabbri e Cristian Castellani

estratto da

domenica 27 febbraio 2022

“Portiamo Gesù ma non siamo taxi”

L’ESPERIENZA. Ministri straordinari della Comunione eucaristica: a contatto del malato, non da soli.

 

“Il servizio di Ministro straordinario dell’Eucaristia è un gesto di carità della Chiesa “perché non restino privi della luce e del conforto di questo sacramento i fedeli che desiderano partecipare al banchetto eucaristico e ai frutti del sacrificio di Cristo” (Immensae caritatis).

Nelle comunità della Diocesi di Rimini abbiamo il dono di avere alcuni Ministri Straordinari della Comunione Eucaristica chiamati a portare la S. Comunione agli infermi e agli anziani che non possono partecipare alla Messa in chiesa; e aiutare il sacerdote nella distribuzione dell’Eucarestia durante le celebrazioni in chiesa.

Mirella Fabbri e Cristian Castellani sono due Ministri Straordinari della Comunione Eucaristica, entrambi della parrocchia del Crocifisso di Rimini.

 

Cosa succede quando bussate alla porta di un ammalto?

Mirella: Tutte cose molto belle: ti senti accolto, aspettato non come persona ma come strumento che porta in quella casa, a quelle persone la cosa più importante che hanno: “Gesù Eucaristia”

Cristian: I malati che mi sono stati donati mi aspettano, qualcuno ha già preparato la candela accesa e il crocifisso: aspettano il Signore e anche la comunità. Perché non è Cristian che va a casa loro, ma è tutta la comunità, ed io come primo gesto porto sempre loro il saluto della comunità. Per tutta risposta, il volto di molte persone si illumina. Molto spesso quando sono al culmine della malattia e del dolore sono volti trasfigurati e faticano a riconoscerti, ma se ti avvicini li vedi illuminati e questo incontro procura una gioia immensa.

 

Come avete intrapreso questo servizio?

Mirella: Suor Bertilla svolgeva il servizio della Comunione in parrocchia proprio agli ammalti della mia zona. Ventuno anni fa mi ha semplicemente confidato che sentiva i primi acciacchi della vecchiaia. «Ho bisogno di qualcuno che prenda il mio posto, vedo in te una persona giusta». Mi sono fidata del suo giudizio, e mi sono messa in cammino. L’«eccomi» di 21 anni ancora risuona nel mio cuore e nella mia vita.

Ad una condizione: sarei rimasta Ministro fino a quando ci sarebbero stati ammalati a cui portare Comunione. Il senso di essere Ministro straordinario dell’Eucaristia è arrivare nelle case dei malati”.

Cristian: Undici anni fa, l’allora parroco del Crocifisso, don Paolo Donati, mi chiese se fossi disponibile a diventare Ministro straordinario della Comunione eucaristica. Nella beata incoscienza ho detto sì, pensando che il servizio del Ministro fosse distribuire la Comunione durante le celebrazioni aiutando il parroco.

Al Seminario Diocesano durante la prima lezione del corso (del quale Mirella era una docente) ci illustrarono cos’era, cosa doveva fare e come incontrare i malati. La parabola evangelica del Buon Sammaritano, che vede, ha compassione e soccorre il viandante ferito e abbandonato, fu il trampolino di lancio di questa ‘avventura’.

Nel tragitto dal Seminario Diocesano a casa mia piansi prendendo coscienza della grande responsabilità contenuta in questo servizio. Ero tentato di non proseguire il cammino, ma ormai Qualcuno aveva già suonato al campanello e strattonato alla collottola e decisi di continuare. E fu la mia fortuna.

Mi si aprì un mondo immenso, al quale non avevo mai pensato: il malato e la sofferenza. In questi anni ho ricevuto ben più di quanto sono riuscito a dare.

Tanti incontri, tante persone: nella sofferenza ho rinvenuto il vero volto di Dio. Debbo ringraziare per quella proposta che dieci anni fa mi è stata fatta: è un dono. Ero partito mettendo una scadenza al servizio, dicendo che era temporaneo e poi avrei lasciato: avrei commesso l’errore più grande della mia vita.

 

Entrambi avete svolto il servizio anche presso l’ospedale “Infermi” di Rimini. Che esperienza è?

Mirella: Ho fatto servizio per molto tempo in ospedale: c’è un bisogno enorme, e persino la sola presenza del Ministro è significativa.

Cristian: Mi lascio prendere dalla paura, non quella che blocca bensì quel timore che ti stimola e tiene solerti. Prima di entrare nei vari reparti, emetto un bel sospiro perché mi sento indegno, quasi non ce la faccio. Poi guardo il volto del Signore nel crocifisso che ho di fronte e nella teca che ho in mano, e vado.

 

Quando partite per visitare un malato e la sua casa, la sua famiglia, quale pensiero vi guida?

Mirella: “Ogni volta mi sento uno strumento in mezzo a due cose: il desiderio dell’ammalato di ricevere Gesù eucarestia, ma anche e soprattutto l’esigenza fortissima che ha Gesù di arrivare in quella casa, in quelle abitazioni, da quelle persone con quei volti e quelle storie.

Il desiderio del malato è importante, ma è estremamente importante sentire l’esigenza di Gesù di entrare nelle case dei più fragili, che vanno accompagnati e sorretti.

Inizialmente ero molto concentrata su me stessa, sui piedi non degni di portare Gesù, sulle mani indegne di portare Gesù. Poi qualcuno mi ha aiutato ad alzare lo sguardo, a non guardare me stessa, ma Gesù che si fida di me, e si consegna a me in modo tale che io lo possa portare a chiunque lo desideri.

Cristian: È importante saper ascoltare, non arrampicarsi sugli specchi, con discorsi molto filosofici o teologici. Il silenzio stesso è parola guaritrice. Molto spesso incontro malati che pongono tante domande esistenziali: «Perché la malattia? Perché il dolore? Perché proprio a me? Dov’è Dio?». Cerco sempre di offrire una parola di conforto. Il primo passo è l’ascolto, e lo sguardo: le persone vanno guardate e ascoltate. Terminata la parte rituale, prima di accomiatarmi, gli ammalati manifestano dispiacere: «Mi raccomando, ritorna domenica prossima? Ci sarai sempre tu?». Anche con i familiari si instaura un rapporto, che prosegue anche quando gli ammalati sono deceduti. Resta un legame, un ricordo non di Cristian ma della comunità e di ciò che rappresento”.

 

Com’è stato possibile il vostro servizio durante la pandemia? Con quali limitazioni avete dovuto convivere?

Mirella: Per la verità, non ho mai smesso di portare Gesù Eucaristia perché sempre ci sono sempre stati ammalati che mi hanno chiamato anche durante la pandemia. Solo durante il lockdown è stato interrotto il servizio. Appena è stato riaperto, sono ritornata da ammalati e familiari con tutte le cautele del caso.

Anche oggi, il sabato pomeriggio è interamente dedicato a questo servizio”.

 

Qualcuno scherzando sostiene che fare il “taxi di Gesù” è facile. In realtà la vostra esperienza, Mirella e Cristian, ci fa comprendere che nel servizio del Ministro straordinario della Comunione eucaristica c’è qualcosa di ben più grande misterioso. Siete anche voi missionari.

Come avete vissuto la Giornata del Malato?

 

Mirella: Cercando di mettere al centro il più possibile le persone fragili. In chiesa sono state ascoltate le testimonianze di alcune persone che vivono la malattia in maniera positiva la malattia, ed è stata distribuita la Preghiera del Malato con l’immagine scelta per il 2022, invitando tutte le persone a consegnarla agli malati vicino a casa.

Nella Chiesa si parla dei malati facendo riferimento solo a chi desidera ricevere l’Eucaristia. I malati che desiderano Gesù Eucaristia sono sempre meno. Però non diminuiscono i malati. Questa situazione mi interroga: è forse giunta l’ora che il volto del Ministro straordinario cambi? Ad esempio, assumendo il volto del Ministro della consolazione per andar ed essere Chiesa, accompagnando gli ammalati che non domandano la Comunione. Si può essere Gesù che si fa loro vicino, cura le ferite come balsamo, e magari può anche succedere qualcosa.

Anche questa è una missione. Di fronte a noi non c’è solo il malato, ma tutta una famiglia, che incontri in un tempo difficile e con tante problematiche: anche questo è un momento di evangelizzazione.

 

Paolo Guiducci

Non scappare dalle persone che soffrono

NON SCAPPARE DALLE PERSONE CHE SOFFRONO

A volte ci avviciniamo a coloro che soffrono,
ma nei nostri cuori c’è una ribellione che acceca
e ci impedisce di vedere la luce di Gesù nella persona che soffre.

A volte possiamo utilizzare i poveri come oggetto della nostra carità
o della nostra competenza professionale
per affermare il nostro valore, per manifestare la nostra gloria.

Fratello mio, sorella mia,
queste poche righe vogliono dirti di non scappare dalle persone che soffrono e che sono ferite.
Osa avvicinarle, toccarle. Osa entrare in comunione con loro.

Allora scoprirai dentro di te e dentro di loro una sorgente di vita, dei semi di risurrezione.
È il grande segreto di Gesù e del suo Vangelo.

In ogni persona, non importa se ferita, indurita, autoritaria, crudele,
apparentemente chiusa a Dio e peccatrice,
c’è una sorgente nascosta di acqua viva pronta a zampillare.

Se tu cammini con Gesù su questa strada,
ti condurrà verso il povero, il debole, l’isolato e l’oppresso,
senza paura né disperazione,
senza collera né ribellione,
senza teorie né soluzioni belle pronte,
senza sensi di colpa né sentimenti di impotenza.

Per farti gustare la pace che nasce dalla comunione dei cuori
Gesù ti rivelerà il senso nascosto della sofferenza e delle tenebre
e come la gioia può sgorgare da tutto ciò che è ferito e spezzato.

Ti rivelerà che lui stesso è nascosto nel povero, nel debole e nell’oppresso.
Ti rivelerà che è nascosto anche nel povero, nel debole e nell’oppresso che è in te.
Ti rivelerà come riscoprire, rinnovare ricostruire e ricevere questa comunione d’amore e di fedeltà
che è l’origine e la sorgente di ogni vita, dell’unità e della pace.
Te lo farà scoprire come un seme piccolo, piccolo, capace di crescere per rinnovare il mondo.

Se vuoi, camminiamo insieme su questa strada;
con i nostri fratelli e sorelle che soffrono
in questo mondo diviso camminiamo insieme, con Gesù, nostro fratello prediletto,
per scoprire che è una strada di speranza.

 


Commento al Vangelo di Marco 7,31-37
su: LaParola.it (11 febbraio 2022 – B.V. Maria di Lourdes)
(di Francesca Favero)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Carnevale online 2022

Istruzioni per partecipare (pdf)

le nomine di don Andrea Ripa

don Andrea Ripa, nominato Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, Vescovo titolare di Cerveteri. Don Andrea ha fatto servizio anche nella nostra parrocchia del  Crocifisso negli anni 2011-2012, con don Paolo.

Il Santo Padre ha nominato Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica il Reverendo Monsignore Andrea Ripa, finora Sotto-Segretario della Congregazione per il Clero, assegnandogli la Sede titolare di Cerveteri.
La Chiesa Riminese , nell’apprendere la lieta notizia della nomina di Mons.Andrea Ripa, esprime le proprie congratulazioni a don Andrea, quale membro amato del nostro presbiterio e gli augura ogni bene nello svolgere con lo stile fraterno e competente che lo contraddistingue, questo nuovo incarico che il Santo Padre gli ha conferito. Assicuriamo di continuare ad accompagnarlo con la preghiera e il nostro affetto.

Curriculum vitae

S.E. Mons. Andrea Ripa è nato a Rimini, il 5 gennaio 1972. È stato ordinato sacerdote per la Diocesi di Rimini il 25 settembre 2004.
Ha conseguito la Laurea in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, il Dottorato in Diritto Canonico alla Pontificia Università Lateranense (PUL) e il diploma di Avvocato Rotale.
Ha svolto diversi incarichi pastorali: in alcune comunità parrocchiali di Rimini e come Rettore della Chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri di Rodi (Roma). Docente di Diritto Canonico presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli, la Facoltà di Teologia di Lugano (Svizzera) e la PUL; Difensore del Vincolo, Giudice e Vicario Giudiziale Aggiunto presso il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Flaminio. Dal 2013 è stato Officiale nella Congregazione per il Clero, di cui, dal 12 settembre 2017 finora, è stato Sotto-Segretario.

(Curriculum vitae: da NewsRimini)

Mons. Andrea Ripa ha svolto diversi incarichi pastorali: in alcune comunità parrocchiali di Rimini e come Rettore della Chiesa di San Giovanni Battista dei Cavalieri di Rodi (Roma).
In particolare, nella Diocesi di Rimini ha prestato servizio in diverse parrocchie, tra cui S. Martino di Riccione e S. Andrea dell’Ausa, più conosciuta come Crocifisso.
Ha sempre proseguito gli studi a Roma. Dopo la Licenza in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense in Roma nel 2006, ha ottenuto quattro stagioni più tardi il Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense e ha conseguito il diploma di Avvocato Rotale nel 2013, diventando Docente di Diritto Matrimoniale e Canonico presso l’Istituto Superiore di Scienze religiose “A. Marvelli” di Rimini, presso la Facoltà di Teologia di Lugano e presso la Pontificia Università Lateranense, oltre ad esseer Difensore del Vincolo, Giudice e Vicario Giudiziale Aggiunto presso il Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Flaminio.
A Roma ha svolto servizio pastorale presso congregazioni (l’Istituto “S. Giovanni Battista” della Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista), associazioni ecclesiastiche (Agesci, dove fino al 2016, presta servizio come Assistente Ecclesiastico di vari Gruppi occupandosi di tutte le branche e anche della formazione capi) e itinerari di formazione cattolica (comunità del Cammino Neocatecumenale presso la parrocchia Santa Maria delle Fornaci). Inoltre dal giugno 2016 al giugno 2018 ha collaborato con i Cappellani del carcere di Rebibbia.

Dal 2013 è stato Officiale nella Congregazione per il Clero, di cui, dal 12 settembre 2017 finora, è stato Sotto-Segretario.
Don Ripa conosce altre quattro lingue: inglese, francese, spagnolo e latino.
Ha pubblicato numerosi articoli e saggi in diverse riviste specializzate, tra cui “Parola e Tempo”, l’Annale dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” di Rimini, 13/2014 (2014), dal titolo Un’antica novità. Zone ed Unità pastorali, natura e finalità secondo il Diritto della Chiesa universale.

Ha 14 anni e non ci ascolta più

«HA 14 ANNI E NON CI ASCOLTA PIÙ. VORREMMO CHE ANDASSE DALLO PSICOLOGO»

Vorremmo che nostra figlia di 14 anni andasse da uno psicologo, perché non ci ascolta più. Da un anno circa non è più la stessa. Da bambina era brava e ci ubbidiva. Adesso invece è sempre nervosa, ci risponde male per ogni cosa. Non si riesce a farle fare niente in casa, anzi sembra che le sia tutto dovuto. Lascia in giro gli abiti, non distingue tra quelli usati sporchi e quelli lavati e stirati. Vuole solo uscire, o stare al cellulare tutto il giorno. Si veste come vuole lei, anche se noi genitori pensiamo che sia esagerata e non siamo d’accordo. Per non dire della scuola: è in prima superiore, ma non lo vediamo mai studiare. Forse uno psicologq. lo farebbe ragionare un po’. Lei cosa ne dice?  (LORENA)

risponde Fabrizio Fantoni, Psicologo e psicoterapeuta, 3 figli

Cara Lorena, innanzi tutto va chiarito che lo psicologo non è il prolungamento dei genitori, che può convincere un adolescente là dove i genitori non riescono a farsi ascoltare, perché ha un linguaggio o delle tecniche “speciali” e particolarmente convincenti.

Lo psicologo serve quando bisogna cercare il senso dei comportamenti, con l’adolescente e i suoi genitori.

Serve, ad esempio, per capire che cosa l’adolescente sta comunicando a mamma e papà, alla luce di un duplice movimento: da un lato, c’è la presa di distanza dall’infanzia, che appare contemporaneamente come un’età da superare nettamente per diventare grandi, ma anche come una specie di “età dell’oro” in cui si viveva più facilmente.

Da questo punto di vista, vostra figlia, anziché crescere, sembra regredire a una condizione in cui pensa nardsisticamente di poter ottenere tutto, come se fosse ancora “Sua Maestà il bambino”.

Dall’altro lato, c’è la crescita e la definizione della ragazza che vuole diventare aperta alle amicizie, con un carattere dominante.

Forse vostra figlia si immagina come una persona che non obbedendo ai genitori, è libera da ogni vincolo. Come se essere adulti significasse fare quel che si vuole.

È necessario, invece, chiarire che diventare adulti significa entrare in una logica di scambio, in cui si riceve per quel che si dà: a scuola, al lavoro e anche nelle relazioni. A partire dalla famiglia.

Se non si dà qualcosa, non si può ottenere ed è forse da questa considerazione che dovreste partire nel rivedere i vostri atteggiamenti educativi.

Che cosa state dando a vostra figlia, sul piano degli affetti e su quello della partecipazione alla vita di famiglia?
E che cosa le state chiedendo? Tutto questo è cambiato rispetto a quando era bambina, o siete ancora fermi a considerarla come tale?
Lo psicologo può entrare in questa dinamica come una figura “terza” per capire insieme a voi le dinamiche profonde in gioco e le resistenze al cambiamento.

Il compito di farvi ascoltare da vostra figlia, però, rimane vostro.

(tratto da Famigia Cristiana n.3/2022)

Imparare ad amarsi

Da: Messaggero di sant’Antonio dicembre 2021

«Cari Edoardo e Chiara, sono una giovane donna di 31 anni, fidanzata da sette. Vi scrivo perché da qualche mese io e il mio fidanzato abbiamo deciso di sposarci. Ovviamente in me prevale la gioia per un passaggio di vita così bello e importante, ma non vi nascondo che c’è anche un po’ di timore che le cose possano non andare bene. Le mie paure nascono un po’ perché in questi sette anni ci sono stati dei passaggi faticosi nella nostra relazione che in un’occasione, un paio di anni fa, ci avevano portato anche a lasciarci per poi decidere di riprovarci poche settimane dopo. A questo si è aggiunto che dei miei carissimi zii, che per me sono stati come dei secondi genitori, hanno da poco annunciato la loro separazione. Entrambi, ai miei occhi di nipote, erano delle persone mature e impegnate in parrocchia con un percorso di fede significativo. A oggi faccio fatica a credere che mio zio, persona pacata, di cultura e di fede, abbia deciso di lasciare mia zia per un’altra donna. A volte mi chiedo come mai certe coppie, apparentemente senza grandi sforzi, restino tutta una vita assieme, mentre altre no. Mi domando se sia una questione di fortuna, oppure se dipenda da una relazione più tranquilla in cui non si pretende troppo dal partner, o da altro ancora. Vorrei sapere, in vista della scelta di sposarmi, quali sono gli elementi che permettono di capire se una coppia può durare nel tempo». (Una lettrice)


La risposta di Edoardo e Chiara

Imparare ad amarsi

Cara lettrice, ci regali un’occasione d’oro per condividere alcune conoscenze che andrebbero gridate dai tetti dei palazzi delle nostre città, per diffonderle a quante più coppie possibile.

Per risponderti, attingeremo a piene mani dai risultati dei decenni di studi sulla relazione di coppia svolti dai coniugi Gottman (psicologi americani, che hanno dedicato la loro vita alla ricerca sulla relazione amorosa, incon­trando migliaia di coppie lungo gli anni).

Loro affermano che, sapendo a quali aspetti prestare attenzione, basta assistere a qualche minuto di discussione di una coppia che non si trova d’ac­cordo su una qualche questione, per predire, con quasi totale certezza, se quella relazione è desti­nata a finire o meno.

Si è visto, infatti, che l’alta probabilità di separazione in una coppia è dovuta alla presenza, durante i momenti di confronto, di uno o più dei «quattro cavalieri dell’apocalisse», cioè: critica, difesa, disprezzo, ostruzionismo.

 

  • Per critica si intende il lamentarsi, l’emettere giudizi sul proprio partner, il colpevolizzare in­vece che esprimere i propri sentimenti e bisogni in prima persona singolare, in modo propositivo. La persona che vive un’emozione spiacevole legata alla relazione dovrebbe dire i propri sentimenti, i propri bisogni affettivi e ciò che concretamente desidera che il partner faccia, invece che criticare.
  • Per difesa s’intende quel modo di auto-proteg­gersi assumendo il ruolo di vittima e indignandosi dell’altro, invece di assumersi responsabilmente anche solo una parte del problema. La relazione di coppia è il risultato di una collaborazione in cui ognuno di noi ha piccole o grandi responsabilità. È bene concentrarsi su queste, invece che identificarsi con il ruolo passivo e auto giustificante di vittima.
  • Il disprezzo è una forma più grave di critica, che nasce da una posizione di presunta superio­rità (questo è l’indicatore più grave di divorzio). L’antidoto al disprezzo è costruire, all’interno della coppia, una cultura dell’apprezzamento e del ri­spetto reciproco.
  • L’ostruzionismo è il ritiro emotivo dall’inte­razione: si verifica quando un partner è emotiva­mente distaccato, non condivide più, rimanendo chiuso nel proprio mutismo invece di imparare ad auto-consolarsi al fine di rimanere emotivamente connessa al proprio partner.

Ma tutto ciò non basta. Ci sono infatti ulteriori aspetti da tenere sempre presenti:

  • Esprimere la rabbia a livello comportamentale, diventando aggressivi, non ha un effetto calmante, anzi, alimenta ulteriormente il vissuto di rabbia in sé e nell’altro, innescando una catena di reazioni sempre più violente.
  • Le buone relazioni di coppia non sono quelle in cui si trovano soluzioni ai problemi, ma quelle in cui i membri continuano a parlarne e riman­gono emotivamente disponibili. Si è calcolato che, solitamente, il 69 per cento dei problemi di coppia sono irrisolvibili, perché legati a differenze radicate. Quindi conta di più la capacità di ricon­nettersi emotivamente, che non quella di evitare di litigare.
  • In una relazione in cui si sta bene vi è una espressione di apprezzamenti e sentimenti posi­tivi in proporzione di 5 a 1 rispetto alle critiche e ai sentimenti negativi.

Cara lettrice, molti altri sono i dati empirici che ci offrono i coniugi Gottman, e ovviamente non possiamo elencarli tutti, ma ti auguriamo che tu insieme al tuo futuro marito possiate scoprire cosa funziona e cosa non funziona nella vostra relazione e umilmente mettervi in apprendistato dell’arte di amare ed essere amati.

Non ci si sposa perché ci si ama, ma per imparare ad amarsi.

Edoardo e Chiara Vian

            Messaggero di sant’Antonio dicembre 2021

 

 

Mercatino delle meraviglie

Il gruppo che anima la Caritas parrocchiale è lieto di annunciare la prossima apertura del

MERCATINO DELLE MERAVIGLIE

dove ognuno potrà trovare bellissimi oggetti e accessori di abbigliamento da poter acquistare in vista dello scambio di doni del Natale.

Il Mercatino rimarrà aperto sabato 11 e domenica 12 dicembre prossimi presso la Sala del Ricamo.
Accoglieremo i visitatori prima e dopo ogni messa, a partire dalla prefestiva di sabato 11, per mostrare originali manufatti di qualità realizzati dalle volontarie del Centro Italiano Femminile appositamente per la nostra Caritas parrocchiale.

Il ricavato della vendita degli articoli sarà infatti destinato a supportare le attività a favore delle famiglie bisognose della nostra comunità.

Festa dell’adesione all’Azione Cattolica

Nazareth-Loreto: una sola casa

da IL MESSAGGIO DELLA SANTA CASA· OTTOBRE – NOVEMBRE 2021 – pag.284·

 

NAZARETH – LORETO UNA SOLA CASA

 

Guardiamo un po’ da vicino il mistero che la Sacra Scrittura ci dice riguardo a Maria di Nazareth (Luca 1,26-38).

Nazareth era una cittadina sconosciuta della Galilea e malfamata per quei pochi che ne avevano sentito parlare. Quattro case scavate nel fianco della montagna con poche centinaia di abitanti. Nessun accenno nella geografia dei libri sacri. Era un villaggio di poveri, e la povera gente, come si sa, non fa mai notizia, né allora né oggi!

Erano gli ultimi giorni di marzo. La primavera cominciava a farsi sentire. Faceva ancora un po’ freschino, ma i fiori cominciavano a sbocciare restituendo colore ai rami spogliati dal rigido inverno. Maria aveva già messo le pentole sul fuoco per preparare il pranzo. Era appena tornata dal pozzo. Era stanca. Il sudore le colava lungo il viso. Vo leva riposarsi, ma non riusciva a tenere ferma la testa. Le veniva in mente tutto ciò che aveva discusso con le sue vicine ai bordi del pozzo. Le cose non andavano bene: il loro paese era in mano agli stranieri che sfruttavano la gente. I ricchi, lecca piedi professionisti, si erano alleati con loro. Pur di conservare i propri privilegi, avevano venduto l’anima ai romani. La corruzione, il lusso e l’immoralità erano di casa nei loro palazzi. A farne le spese erano i poveri. La polizia non aveva nessun rispetto per la gente umile. Gli esattori delle tasse sembravano delle sanguisughe. Erano abili nello spillare quattrini. Il lavoro dei poveri non aveva alcun valore. Dappertutto erano evidenti i segni della fame, della miseria e della violenza. Persino nel tempio non c’era spazio per i poveri: i posti migliori erano assegnati ai pezzi grossi.

Erano queste le cose che la gente commentava a mezza voce, quando andava a prendere acqua alla fonte. Era l’argomento del giorno, soprattutto nella Galilea. Maria meditava tutte queste cose nel suo cuore. Sarà che Dio si era dimenticato del suo popolo? Sarà che era diventato sordo al grido degli oppressi? Le sembrava di diventare pazza, quando all’improvviso la sua casa fu invasa da una luce e si udì una voce: Gioisci Maria, il Signore è con te! Non avere paura. Nessuno vuole farti del male. Anzi, puoi ritenerti fortunata. Dio ti ha scelta per essere la Madre del Salvatore.

Sorpresa totale! Proprio lei, così piccola e in­significante, viene invitata ad essere la madre del liberatore dell’umanità. Non le sembrava possibile. Doveva esserci un errore. Forse l’angelo aveva sbagliato indirizzo. Capitava spesso. A Nazareth le case erano tutte uguali. Doveva trattarsi sicuramente della vicina che non desiderava altro che abbandonare quel posto malfamato.

– Come è possibile se non sono ancora sposata? Non avere paura, Maria! A Dio nulla è impossibile. Anche tua cugina Elisabetta, così anziana, è già al sesto mese di gravidanza, mentre tutti sapevano che non poteva aver figli.

Maria non aveva più scuse da trovare. Le tremavano le gambe, ma non ci pensò due volte. Si consegnò nelle mani di Dio.

– Ecco l’ancella del Signore. Si faccia di me secondo la tua parola.

E tutto questo, forse, può sembrare ovvio, o forse poco, ma le cose non stanno affatto così! Nulla è ovvio e neppure banale quando Dio e l’uomo si alleano!

Maria conosce bene, anzi benissimo, la cultura, le leggi e le tradizioni del suo popolo. Maria sa, perché lo avrà visto tante volte, la fine che fanno, tra la sua gente, le donne adultere, donne in attesa di figli fuori dal matrimonio: vengono uccise con la lapidazione in una pubblica piazza. Maria lo sa. E allora che fa? Si nasconde? Si trucca per non mostrare la verità che c’è nel suo grembo o del suo viso che diventa sempre più bello? Scappa? Chiede a Dio di cambiarle nazionalità? Chiede a qualcuno un modulo di protezione particolare? No, Maria continua la sua vita di povera ragazza di Nazareth. Continuerà a fare le pulizie di casa, andrà ancora a fare la spesa, andrà al pozzo a prendere l’acqua e dovunque andrà sentirà come un insopportabile alito pesante il chiacchiericcio delle sue amiche, delle comari sempre presenti e con la parola pronta a ferire: ma guarda quella lì, sembrava una santarellina e invece …!!!

Maria sa che ad ogni istante potrà essere acchiappata per i capelli, venire trascinata in una piazza e lì venire lapidata. Maria sa che il suo “Sì” al Signore le può arrecare la morte, una morte vera e non presunta. Eppure, va avanti con coraggio, a testa alta. non arretra di un millimetro, non cambia nulla delle sue abitudini, se ne infischia di quello che potranno pensare gli altri, lei sa di non avere fatto nulla di male, assolutamente nulla. Lei sa che con la sua povertà arricchirà la terra e la inonderà di pace e salvezza: il suo grembo contiene tutto questo. Lei sa pure che il Dio dei suoi padri non la abbandonerà perché è il Fedele.

Lei è pura, lei è generosa, lei ha imparato a guardare la vita da lassù, lei, ancora piccola, ha già imparato a volare alto, molto alto nella vita, guarda già la vita dalla stessa prospettiva di Dio. Maria donna di grande coraggio, di un coraggio sovrumano, capace di sfidare tutto e tutti. Lei non si ferma, non ha paura.

Quante cose ci insegna questa piccola donna, di un piccolo paesino, abitante una piccola casetta, che con una piccola parolina (“Sì”) … ha saputo cambiare alla grande il mondo intero, e per sempre.

Guardiamo, perciò a Maria per imparare cosa vuol dire avere coraggio di testimoniare l’amore di Dio, osare nella vita, avere ideali e valori nei quali credere, per i quali lottare e persino morire, se necessario.

Maria, non una piccola donnina dal collo storto, non una persona imbottita come un salame immangiabile con una fede bigotta, non una creaturina spaventata, non una chiacchierona di cose sacre …, ma grande donna di grande coraggio. Vera figlia dell’umanità, vera sposa di Dio. Vera creatura e vera Madre del suo Creatore. Che modello per ognuno di noi!

Maria persona straordinaria, diremmo “una bella persona” – un giorno suo Figlio, anche lui sarà “il pastore bello” -, persona che da duemila anni fa sognare e scuotere le nostre coscienze e ci spinge e stimola a sognare con i sogni di Dio.

A Nazareth, c’è un detto che tutti, ebrei, cristiani e musulmani, amano dire: “Le ragazze di Nazareth sono le più belle del mondo perché tutte un po’ somigliano a Maria! “.

 

Scena dell’Annunciazione Serie Jesus Mafa, Camerun (Africa)

Apertura Centro di Ascolto Caritas

COMUNICATO CARITAS PARROCCHIALE 14 NOVEMBRE 2021

In occasione della 5ª GIORNATA MONDIALE DEI POVERI i volontari della Caritas parrocchiale desiderano in primo luogo ricordare quanto riaffermato con forza da Papa Francesco nel messaggio dedicato a questa giornata:

“I poveri sono segno concreto della presenza di Gesù in mezzo a noi […] E’ necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro […] Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, […]ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli […] Quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro considerandolo come un’unica cosa con se stesso”

Stimolata dalle parole del Papa e dalla lettura della realtà attuale la Caritas parrocchiale è lieta di comunicare che a partire da mercoledì prossimo, 17 novembre, riaprirà il Centro di ascolto parrocchiale, per ricevere le richieste di aiuto da parte di chi desidera assistenza dalla comunità.

Il Centro di ascolto parrocchiale sarà aperto ogni MERCOLEDÌ
presso i locali del circolo ANSPI dalle 15, 30 alle 17,30
e sarà contattabile anche telefonicamente al numero dedicato 342 0468231 

che troverete riportato anche nella locandina dell’atrio
e sul sito internet della parrocchia.

 

Ricordando la raccolta programmata come di consuetudine per l’ultima domenica, il 28 novembre, la Caritas desidera anche fare due richieste specifiche: forniamo ai nostri amici assistiti prodotti per l’igiene personale, in particolare shampoo, bagnoschiuma e dentifrici e permettiamo a loro e ai loro bambini di festeggiare il Natale aggiungendo nel pacco anche dolciumi natalizi.

Chi di voi conoscesse poi la possibilità di procurare panettoni a un prezzo di favore è pregato di contattare i volontari della Caritas per fornire eventuali indicazioni.