Cesare Urbinati (al cimitero)

11 marzo 2020

Dopo una lunga malattia oggi sei finalmente tornato libero, libero di dedicarti alle tue grandi passioni: lo studio e la lettura che ti hanno condotto per tutta la vita alla ricerca dell’uomo. L’amore per la libertà, la curiosità e il grande senso critico che nascevano dalla tua cultura sono il tuo testamento.
Ringrazio per i momenti di qualità che abbiamo vissuto l’uno accanto all’altro, come l’ultimo, ieri, in cui ti ho letto Dante e fatto ascoltare Mozart per renderti dolce il passaggio e tu mi hai accarezzato il volto per salutarmi.
Non è facile morire al tempo del Coronavirus, non c’è funerale, non c’è l’abbraccio per chi resta, neppure per mia mamma che pure se lo meriterebbe, tanto, troppo per tutto ciò che ha fatto, per cui viene da chiedersi: perché?
Poi penso a mio babbo, a Cesare, al suo carattere schivo e poco avvezzo alle celebrazioni, alla sua mente vivace e alla sua grande ironia e sono convinta che avrebbe reagito con la consueta filosofia, facendo una battuta e forse declamando il Don Ferrante e la peste.
Fai buon viaggio babbo e corri ad incontrare tutti i grandi!

Alessandra