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La cresima? No ai genitori che minacciano il parroco 

Roberta Vinerba – su AVVENIRE 10 ottobre 2021

La cresima? No ai genitori che minacciano il parroco

 

L’ennesima telefonata di una catechista al parroco per dire la maleducazione con cui è stata trattata dalla mamma di un bambino che pretendeva un certo orario di catechismo. L’ennesima.

Nulla di nuovo: lo sa bene chi presta servizio in una qualunque parrocchia. La maleducazione, l’arroganza, le pretese dei genitori sembrano crescere sempre di più, dal Covid in qua la peggior umanità sembra aver preso il sopravvento.

Abbiamo celebrato (e stiamo tuttora celebrando) tante cresime, per recuperare i due anni di restrizioni con tutta la comprensione per il tempo eccezionale che abbiamo vissuto.

Arrivano in parrocchia genitori di ragazzi mai visti in questi due anni (i nostri educatori e catechisti non si sono mai fermati, inventandosi di tutto per dare una qualche continuità al loro servizio e stare comunque vicino ai ragazzi nel rispetto di tutte le normative e di tutta la prudenza necessaria e dovute nel tempo di pandemia).

Arrivano, dicevo, e pretendono il sacramento. Non gli importa nulla di cosa sia, ma pretendono che il figlio, la figlia, celebri la cresima. Non li vedi mai a Messa, sottolineo mai, eppure pretendono sacramenti e modalità. E si relazionano con fare aggressivo e maleducato con gli educatori come fossero gente di serie B perché stanno in parrocchia, come se fossero lì per guadagnarci qualcosa.

Il catechismo non è nell’orario comodo (il calcio, la musica, l’atletica, anche se fossero a mezzanotte vanno bene lo stesso, il catechismo deve essere in orario tale da mettere d’accordo trenta mamme) e se ricordi loro che i catechisti sono volontari con famiglia, lavoro e altro, e che se volessero dare una mano c’è posto anche per loro, allora no, allora hanno altro da fare, gli altri invece, si sottintende, stiano al loro servizio.

Accade anche che, dopo il sacramento della comunione o della cresima, l’educatore che per almeno due anni si è preso cura del figlio, che settimanalmente ha inviato ai genitori informazioni ed altro su whatsapp (ai quali messaggi tanti neppure si degnano di rispondere), si trovi bloccato dal genitore. Senza una parola di ringraziamento o anche senza neppure dire: non mi interessa, non mi importuni più.

Maleducati e arroganti, pensano alla parrocchia come ad un distributore di non si capisce cosa: i sacramenti sono un dono da accogliere nella fede. Non sono utili a nulla (se non alla vita eterna, certo): dunque perché ‘volerli’?

Non capisco questo affollarsi a chiedere sacramenti manifestando chiaramente il più totale disinteresse per le cose di Dio.

Accade di vedere bambini smarriti e a disagio nell’assistere allo sproloquio di un padre che sbatte i pugni davanti al parroco che cerca di spiegargli che il figlio, non avendo mai messo piede in chiesa o in un gruppo di catechismo, mai visto prima, non può celebrare la cresima solo perché ne ha l’età – conosciamoci, dice il parroco, camminiamo un po’ insieme, inseriamolo in un gruppo dove possa fare amicizia e in primavera vediamo.

Il padre come risponde? «Vado dal Vescovo, io ho tante conoscenze nella chiesa, stia attento».

No, non esagero, è accaduto un mese fa, ma so che scene simili accadono un po’ ovunque. Lo dichiaro: sono amareggiata, stupita da tanta maleducazione e arroganza, preoccupata di come ci troviamo dopo due anni nei quali avremmo dovuto riscoprire il valore delle relazioni.

Non sto certamente dimenticando i tanti genitori meravigliosi che fanno squadra con i catechisti, con gli educatori, che si relazionando in maniera civile e serena, che si confrontano educatamente.

Non li dimentico e sono tanti, forse la maggioranza: si sa, una foresta che cresce non fa rumore, un albero che cade fa un grande fracasso. Certo, questi genitori maleducati e presuntuosi, oltreché pretenziosi, ne fanno tanto.

Però senza dimenticare i tantissimi genitori ‘normali’, credo però giusto offrire anche questo spaccato di vita di parrocchia perché siano dette anche le umiliazioni e le ingiustizie patite da tanti catechisti ed educatori a causa dell’imperante maleducazione di alcuni genitori.

Perché dobbiamo essere cortesi con tutti, ma mai silenti davanti all’arroganza.
Abbiamo un tesoro da donare, non perle da dare ai porci.

 

 

La preghiera del Capo

PREGHIERA DEL CAPO

 

Fa’, Signore, che io ti conosca.

E la conoscenza mi porti ad amarti,

e l’amore mi porti a servirti

ogni giorno più generosamente.

Fa’ che io veda, ami e serva te

in tutti i miei fratelli,

ma particolarmente

in coloro che mi hai affidati.

Te li raccomando, perciò, Signore,

come quanto ho di più caro,

perchè sei tu che me li hai dati

e a te devono ritornare.

Con la tua grazia, Signore,

fa’ che io sia sempre loro di esempio

e mai d’inciampo;

che essi in me vedano te,

e io, in loro, te solo cerchi;

così l’amore nostro sarà perfetto.

E al termine della mia giornata terrena

l’essere stato capo mi sia di lode

e non di condanna.

Amen.

misure abito Prima Comunione

Affidamento a Maria

Nel loro primo incontro i genitori dei bambini che hanno iniziato quest’anno il catechismo e i loro catechisti hanno rivolto la loro preghiera alla Beata Vergine Maria. Ecco alcune delle loro invocazioni scritte su post-it:

  • Confido che questo percorso permetta a N.  di abbracciare il mondo con maggiore consapevolezza e con la grazia di Cristo.
  • Che questo percorso sia per lui un percorso di gioia, di amore, che possa trovare il modo di aprire il suo cuore ed accogliere ogni piccolo grande arricchimento.
  • Prego Maria perché possa aiutare i nostri figli a scegliere il buono, il bello, il vero, nella vita.
  • Vorrei che N. incontrasse durante questo percorso la bontà di Gesù e si avvicinasse ai principi di solidarietà e amore che dovrebbero governare il mondo.
  • Affido a te, Maria, tutti questi bimbi, affinché anche il cammino in parrocchia aiuti loro a crescere e a “sbocciare”, ciascuno con le proprie potenzialità e particolarità.
  • Spero che Maria protegga ed illumini il percorso di catechismo di N: come farebbe una mamma: con gioia, pazienza ed amore.
  • Ave Maria, illumina e guida i tuoi piccoli.
  • Accompagna i nostri figli con il tuo abbraccio materno.

 

Nick, ragazzo di pace

Quando Nick sfrega il talismano che gli ha regalato il nonno Adelmo entra in un mondo fantastico dove può vivere avventure nei panni di qualche animale. Vive così delle esperienze che lo cambiano, lasciandogli capacità che non credeva di avere. Entra in azione; riesce a cambiare le situazioni che vive, le persone che gli stanno intorno. Comincia a maturare in lui un frutto dello Spirito!

 

A occhi bassi

Era suonata la campanella: il momento dell’intervallo. Tutti i ragazzi si erano spinti sul corridoio, tirando fuori la voce dopo tre ore di silenzio.

Quel mercoledì era stato il giorno della verifica di matematica; con la professoressa Rivetti non c’era possibilità di copiare.

Come al solito aveva esagerato con gli esercizi e con le difficoltà; a che scopo? Nick si era appoggiato al muro, come per farsi sostenere in tutta la sua stanchezza.

Continuava a chiedersi che senso avesse mettere nella verifica degli esercizi che la professoressa non aveva spiegato e che nessuno sapeva fare.

La scuola per Nick era dura; non sopportava di dover studiare le materie che non gli interessavano. A testa bassa gli arrivò un discorso alle orecchie; riconobbe subito la voce di Pietro.

«Professoressa, devo dirle che durante la verifica Luisa e Nick hanno copiato; sono proprio davanti a me di banco. Mi scusi, ma ho pensato di doverglielo dire».

Nick sentì le mani tremare e una forza dentro che non pensava di avere. Appena la professoressa si allontanò si buttò sopra Pietro come un leone su un coniglio: le mani spingevano forte le spalle di Pietro, ormai a terra. La fronte pulsava, aumentava il sudore:

Nick sentiva la voce uscirgli da dentro, ma senza poter distinguere le parole… In quel momento cadde a terra il talismano che Nick aveva messo in tasca prima della verifica, come portafortuna: gli occhi caddero subito sulla sua forma.

Come per istinto, Nick staccò le mani dal corpo di Pietro e con la destra prese il talismano: lo strinse forte nel pugno. Un attimo dopo sentì un suono magnifico dentro le orecchie e …

… provò il sapore aromatico dei germogli del ginepro, delle tuie e del tasso, insieme agli insetti che erano stuzzichini deliziosi e che la sua nuova forza d’orso gli permetteva di trovare facilmente.

Infatti, grazie ai suoi artigli lunghi ben consolidati e ai potenti muscoli delle zampe anteriori, poteva sventrare un tronco in pochi secondi, facendolo letteralmente a pezzi. Ingoiò centinaia di formiche con il loro gusto acidulo e le grasse, succose larve di coleottero che scovava abilmente nel legno marcio con il muso e con la punta della sua lingua particolarmente morbida e sensibile.

Era un abile cacciatore di piccole prede: topi, scoiattoli, lepri e qualche visone. Sapeva pescare nel fiume con abilità straordinaria: le rane, le trote, i gamberi servivano a nutrire il suo gigantesco corpo di più di trecento chili. Tutti gli animali della foresta avevano il terrore di incontrarlo, anche le linci e i lupi.

Un mattino, mentre cercava qualcosa per calmare il suo formidabile appetito, si accorse di un giovane cacciatore indiano che stava seguendo le sue tracce.

Portava a tracolla una faretra piena di frecce e stringeva in pugno un arco ben bilanciato. Nick-orso capì il pericolo che correva e, facendo attenzione a non far rumore spezzando rami secchi, correndo sul muschio, si immerse in una macchia di cespugli fitti e intricati.

Il cacciatore però era molto abile e trovò le sue tracce. L’orso era tormentato dalla fame e dalla sete. Mise in atto un comportamento astuto (ma molto umano): uscì dai cespugli e, camminando all’indietro, si diresse verso il torrente, ricco di pesci e di acqua. Così le sue tracce sembravano provenire dal fiume. Il giovane cacciatore in un primo tempo si fece ingannare. Poi, sbalordito dal comportamento così stranamente astuto dell’orso, riprese a braccarlo.

Nick-orso si dissetò al torrente e si saziò con alcune grosse trote.

Stava frugando tra le pietre per cercare qualche appetitoso gambero, quando un sibilo maligno tagliò l’aria.

La freccia gli penetrò nella spalla e la ferita cominciò a sanguinare. Furioso per il dolore, l’orso si raddrizzò in tutta la sua altezza sulle possenti zampe posteriori per meglio vedere dove si trovava il nemico e fulmineo, nonostante la mole, caricò con tutta la sua forza, non appena vide una sagoma muoversi tra gli alberi.

L’attacco fu così rapido che quasi subito sentì il corpo del cacciatore sotto di lui, schiacciato dal suo enorme peso. Avrebbe potuto stritolargli la testa come fosse una nocciolina, ma in quel momento sentì il cuore del cacciatore che batteva disperatamente.

Barrì facendo tremare l’aria e alzò la micidiale zampa. Una frazione di secondo prima di calarla sul capo del cacciatore, si fermò.

Poi si rialzò e si dileguò nella foresta, lasciando, con un gesto di pura bontà, la vita salva a chi aveva tentato di togliergli la sua. Ritornò ai piedi della montagna, dove c’era una caverna. Si leccò la ferita e tentò di strappare via la freccia con i denti. In quel momento, un’altra micidiale freccia gli trafisse il cuore e lo privò della vita.

Ebbe il tempo di pensare che il giovane cacciatore non aveva capito niente.

«Ora so che cosa devo fare!»

La fronte tornò a pulsare, e Nick sentì di nuovo il contatto con il pavimento. Pietro era davanti a lui, per terra, terrorizzato. Intorno si era formato un gruppo di ragazzi; tutti curiosi di vedere come sarebbe andata a finire. Nick incrociò lo sguardo di Luca; aveva il cellulare in mano, pronto a filmare una rissa.

«Ora so che cosa devo fare!». Nick guardò Pietro, muovendo la testa con un cenno di resa: «Lasciamo stare, pensa come vuoi, ma io non ho copiato e comunque nessun altro qua dentro avrebbe mai avuto il coraggio di dire ‘ste cose alla professoressa». Pietro restò in silenzio. Nick si allontanò tranquillo. Pensò: «Nessun rancore».

Nessuno di loro due avrebbe mai immaginato che il giorno dopo sarebbero stati insieme nel gruppo di studio, impegnati a risolvere un dannatissimo esercizio di matematica.

Nessuno dei due avrebbe immaginato che solo il loro gruppo sarebbe riuscito a trovare la soluzione all’esercizio. Come amici; chi lo avrebbe immaginato?

«Dirigo i miei passi sulla via della pace» (cf Luca 1,79).

La pace ci rende fratelli in Dio, Padre di tutti.

Il nostro frutto e la pace,

pane con cui cresce la fratellanza.

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