Ha 14 anni e non ci ascolta più

«HA 14 ANNI E NON CI ASCOLTA PIÙ. VORREMMO CHE ANDASSE DALLO PSICOLOGO»

Vorremmo che nostra figlia di 14 anni andasse da uno psicologo, perché non ci ascolta più. Da un anno circa non è più la stessa. Da bambina era brava e ci ubbidiva. Adesso invece è sempre nervosa, ci risponde male per ogni cosa. Non si riesce a farle fare niente in casa, anzi sembra che le sia tutto dovuto. Lascia in giro gli abiti, non distingue tra quelli usati sporchi e quelli lavati e stirati. Vuole solo uscire, o stare al cellulare tutto il giorno. Si veste come vuole lei, anche se noi genitori pensiamo che sia esagerata e non siamo d’accordo. Per non dire della scuola: è in prima superiore, ma non lo vediamo mai studiare. Forse uno psicologq. lo farebbe ragionare un po’. Lei cosa ne dice?  (LORENA)

risponde Fabrizio Fantoni, Psicologo e psicoterapeuta, 3 figli

Cara Lorena, innanzi tutto va chiarito che lo psicologo non è il prolungamento dei genitori, che può convincere un adolescente là dove i genitori non riescono a farsi ascoltare, perché ha un linguaggio o delle tecniche “speciali” e particolarmente convincenti.

Lo psicologo serve quando bisogna cercare il senso dei comportamenti, con l’adolescente e i suoi genitori.

Serve, ad esempio, per capire che cosa l’adolescente sta comunicando a mamma e papà, alla luce di un duplice movimento: da un lato, c’è la presa di distanza dall’infanzia, che appare contemporaneamente come un’età da superare nettamente per diventare grandi, ma anche come una specie di “età dell’oro” in cui si viveva più facilmente.

Da questo punto di vista, vostra figlia, anziché crescere, sembra regredire a una condizione in cui pensa nardsisticamente di poter ottenere tutto, come se fosse ancora “Sua Maestà il bambino”.

Dall’altro lato, c’è la crescita e la definizione della ragazza che vuole diventare aperta alle amicizie, con un carattere dominante.

Forse vostra figlia si immagina come una persona che non obbedendo ai genitori, è libera da ogni vincolo. Come se essere adulti significasse fare quel che si vuole.

È necessario, invece, chiarire che diventare adulti significa entrare in una logica di scambio, in cui si riceve per quel che si dà: a scuola, al lavoro e anche nelle relazioni. A partire dalla famiglia.

Se non si dà qualcosa, non si può ottenere ed è forse da questa considerazione che dovreste partire nel rivedere i vostri atteggiamenti educativi.

Che cosa state dando a vostra figlia, sul piano degli affetti e su quello della partecipazione alla vita di famiglia?
E che cosa le state chiedendo? Tutto questo è cambiato rispetto a quando era bambina, o siete ancora fermi a considerarla come tale?
Lo psicologo può entrare in questa dinamica come una figura “terza” per capire insieme a voi le dinamiche profonde in gioco e le resistenze al cambiamento.

Il compito di farvi ascoltare da vostra figlia, però, rimane vostro.

(tratto da Famigia Cristiana n.3/2022)

Imparare ad amarsi

Da: Messaggero di sant’Antonio dicembre 2021

«Cari Edoardo e Chiara, sono una giovane donna di 31 anni, fidanzata da sette. Vi scrivo perché da qualche mese io e il mio fidanzato abbiamo deciso di sposarci. Ovviamente in me prevale la gioia per un passaggio di vita così bello e importante, ma non vi nascondo che c’è anche un po’ di timore che le cose possano non andare bene. Le mie paure nascono un po’ perché in questi sette anni ci sono stati dei passaggi faticosi nella nostra relazione che in un’occasione, un paio di anni fa, ci avevano portato anche a lasciarci per poi decidere di riprovarci poche settimane dopo. A questo si è aggiunto che dei miei carissimi zii, che per me sono stati come dei secondi genitori, hanno da poco annunciato la loro separazione. Entrambi, ai miei occhi di nipote, erano delle persone mature e impegnate in parrocchia con un percorso di fede significativo. A oggi faccio fatica a credere che mio zio, persona pacata, di cultura e di fede, abbia deciso di lasciare mia zia per un’altra donna. A volte mi chiedo come mai certe coppie, apparentemente senza grandi sforzi, restino tutta una vita assieme, mentre altre no. Mi domando se sia una questione di fortuna, oppure se dipenda da una relazione più tranquilla in cui non si pretende troppo dal partner, o da altro ancora. Vorrei sapere, in vista della scelta di sposarmi, quali sono gli elementi che permettono di capire se una coppia può durare nel tempo». (Una lettrice)


La risposta di Edoardo e Chiara

Imparare ad amarsi

Cara lettrice, ci regali un’occasione d’oro per condividere alcune conoscenze che andrebbero gridate dai tetti dei palazzi delle nostre città, per diffonderle a quante più coppie possibile.

Per risponderti, attingeremo a piene mani dai risultati dei decenni di studi sulla relazione di coppia svolti dai coniugi Gottman (psicologi americani, che hanno dedicato la loro vita alla ricerca sulla relazione amorosa, incon­trando migliaia di coppie lungo gli anni).

Loro affermano che, sapendo a quali aspetti prestare attenzione, basta assistere a qualche minuto di discussione di una coppia che non si trova d’ac­cordo su una qualche questione, per predire, con quasi totale certezza, se quella relazione è desti­nata a finire o meno.

Si è visto, infatti, che l’alta probabilità di separazione in una coppia è dovuta alla presenza, durante i momenti di confronto, di uno o più dei «quattro cavalieri dell’apocalisse», cioè: critica, difesa, disprezzo, ostruzionismo.

 

  • Per critica si intende il lamentarsi, l’emettere giudizi sul proprio partner, il colpevolizzare in­vece che esprimere i propri sentimenti e bisogni in prima persona singolare, in modo propositivo. La persona che vive un’emozione spiacevole legata alla relazione dovrebbe dire i propri sentimenti, i propri bisogni affettivi e ciò che concretamente desidera che il partner faccia, invece che criticare.
  • Per difesa s’intende quel modo di auto-proteg­gersi assumendo il ruolo di vittima e indignandosi dell’altro, invece di assumersi responsabilmente anche solo una parte del problema. La relazione di coppia è il risultato di una collaborazione in cui ognuno di noi ha piccole o grandi responsabilità. È bene concentrarsi su queste, invece che identificarsi con il ruolo passivo e auto giustificante di vittima.
  • Il disprezzo è una forma più grave di critica, che nasce da una posizione di presunta superio­rità (questo è l’indicatore più grave di divorzio). L’antidoto al disprezzo è costruire, all’interno della coppia, una cultura dell’apprezzamento e del ri­spetto reciproco.
  • L’ostruzionismo è il ritiro emotivo dall’inte­razione: si verifica quando un partner è emotiva­mente distaccato, non condivide più, rimanendo chiuso nel proprio mutismo invece di imparare ad auto-consolarsi al fine di rimanere emotivamente connessa al proprio partner.

Ma tutto ciò non basta. Ci sono infatti ulteriori aspetti da tenere sempre presenti:

  • Esprimere la rabbia a livello comportamentale, diventando aggressivi, non ha un effetto calmante, anzi, alimenta ulteriormente il vissuto di rabbia in sé e nell’altro, innescando una catena di reazioni sempre più violente.
  • Le buone relazioni di coppia non sono quelle in cui si trovano soluzioni ai problemi, ma quelle in cui i membri continuano a parlarne e riman­gono emotivamente disponibili. Si è calcolato che, solitamente, il 69 per cento dei problemi di coppia sono irrisolvibili, perché legati a differenze radicate. Quindi conta di più la capacità di ricon­nettersi emotivamente, che non quella di evitare di litigare.
  • In una relazione in cui si sta bene vi è una espressione di apprezzamenti e sentimenti posi­tivi in proporzione di 5 a 1 rispetto alle critiche e ai sentimenti negativi.

Cara lettrice, molti altri sono i dati empirici che ci offrono i coniugi Gottman, e ovviamente non possiamo elencarli tutti, ma ti auguriamo che tu insieme al tuo futuro marito possiate scoprire cosa funziona e cosa non funziona nella vostra relazione e umilmente mettervi in apprendistato dell’arte di amare ed essere amati.

Non ci si sposa perché ci si ama, ma per imparare ad amarsi.

Edoardo e Chiara Vian

            Messaggero di sant’Antonio dicembre 2021

 

 

Giornata Mondiale Giovani 2021

Ed eccoci a GET UP 20-21!

“Alzati ti costituisco testimone di quel che hai visto” At 26,16

Per i giovani tra i 18 e i 35 anni.

Ci vediamo sabato 20 Novembre alle 18:00 in via Covignano, 259 (Rimini)

Vi fermate a dormire in stile GMG? Poi la colazione ve la offriamo noi!
Il 21 Novembre mattina vivremo il momento conclusivo della GMG 2021 con la messa insieme animata dal coro di Pastorale Giovanile!

Contributo di 12€ se non ti fermi a dormire
Contributo di 15€ con pernottamento e colazione!
Necessario greenpass.

Vi aspettiamo!

Iscrizioni aperte sul sito https://chiesa.rimini.it/giovani/get-up-gmg-2021/

Marco, oggi diacono, domani prete.

 

Ciao,mi chiamo Marco Evangelisti, ho 26 anni e sono di Santarcangelo di Romagna. Sono entrato in Seminario nel 2013 a 18 anni e il 19 settembre 2021 sono stato ordinato diacono per il presbiterato in cattedrale dal nostro vescovo Francesco.

Quando avevo 16 anni frequentavo il coro della parrocchia e l’oratorio Anspi, ho partecipato nel 2011 al un campo diocesano “ w” di Azione Cattolica e lì ho scoperto che l’amicizia con Gesù era importante nella mia vita. Ricordo ancora che in un momento di riflessione, preghiera e deserto ho avuto un’intuizione… qualcuno mi chiamava a prendere in mano la mia vita e spenderla per gli altri.
Tornato a casa dal campo con questa cosa dentro avevo paura, questo desiderio di conoscere meglio Gesù dentro di me non si spegneva, fino a quando, grazie anche all’aiuto dei miei educatori e della mia guida spirituale (don Stefano Sargolini) ho maturato il desiderio di diventare prete.

Come il Signore ti ha attratto?

Attraverso la bella testimonianza della mia comunità parrocchiale e dei preti ho sentito che quel tipo di vita poteva fare anche per me.

Una volta entrato in seminario ho conosciuto tanti preti e tante persone in Diocesi che mi hanno sostenuto in questo cammino e ho ricevuto davvero in questi anni il 100 volte tanto di cui parla Gesu a Pietro e ai suoi discepoli nel Vangelo.

Quali esperienze hai vissuto in questi anni…

Entrato in Seminario a Rimini nel 2013, ho fatto due anni di propedeutica nella comunità riminese. La propedeutica è la tappa iniziale del Seminario dove si verifica e si approfondisce la propria vocazione e la propria storia.
Successivamente ho frequentato il Pontificio Seminario regionale flaminio Benedetto XV a Bologna, dove ho studiato per 5 anni presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna e mi sono laureato nell’ottobre 2021. In questi anni sono stato in diverse parrocchie a svolgere il mio servizio da seminarista: Sant’Agostino, San Giuliano Martire-Santa Maria Maddalena, Sant’Andrea Dell’Ausa dove mi trovo attualmente. Nell’anno 2021-2022 ho vissuto a Rimini a tempo pieno, facendo un anno pastorale in parrocchia.
In questi anni ho conosciuto diverse realtà associative della nostra chiesa riminese: Anspi, Azione Cattolica e Agesci.

Essere prete oggi…

Penso che al giorno d’oggi essere prete sia una vera e propria sfida. Mi sento dire spesso che sarà difficile… ok, è vero. Ma chi può dire di avere una vita facile? Penso che il Signore ci lasci liberi di fare le nostre scelte e di vivere le nostre vite, sta a noi prenderle in mano e far fiorire la nostra vocazione.
Oggi penso che il prete sia una figura ancora preziosa, che io stimo e un domani mi piacerebbe davvero diventare un bravo prete: che ama il Signore, la Chiesa e i fratelli che gli sono dona
ti.

 

(intervista tratta dal settimanale diocesano “ilPonte”)

 

Campo Giovani Azione Cattolica

Campo ACG (Azione Cattolica Giovani) 2021

“Basar”,  il corpo.

 

Presentazione di Filippo Pasquini,
vice giovani diocesano su: Il Ponte – 29/8/2021

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