Portiamo Gesù, ma non siamo taxi

Mirella Fabbri e Cristian Castellani

estratto da

domenica 27 febbraio 2022

“Portiamo Gesù ma non siamo taxi”

L’ESPERIENZA. Ministri straordinari della Comunione eucaristica: a contatto del malato, non da soli.

 

“Il servizio di Ministro straordinario dell’Eucaristia è un gesto di carità della Chiesa “perché non restino privi della luce e del conforto di questo sacramento i fedeli che desiderano partecipare al banchetto eucaristico e ai frutti del sacrificio di Cristo” (Immensae caritatis).

Nelle comunità della Diocesi di Rimini abbiamo il dono di avere alcuni Ministri Straordinari della Comunione Eucaristica chiamati a portare la S. Comunione agli infermi e agli anziani che non possono partecipare alla Messa in chiesa; e aiutare il sacerdote nella distribuzione dell’Eucarestia durante le celebrazioni in chiesa.

Mirella Fabbri e Cristian Castellani sono due Ministri Straordinari della Comunione Eucaristica, entrambi della parrocchia del Crocifisso di Rimini.

 

Cosa succede quando bussate alla porta di un ammalto?

Mirella: Tutte cose molto belle: ti senti accolto, aspettato non come persona ma come strumento che porta in quella casa, a quelle persone la cosa più importante che hanno: “Gesù Eucaristia”

Cristian: I malati che mi sono stati donati mi aspettano, qualcuno ha già preparato la candela accesa e il crocifisso: aspettano il Signore e anche la comunità. Perché non è Cristian che va a casa loro, ma è tutta la comunità, ed io come primo gesto porto sempre loro il saluto della comunità. Per tutta risposta, il volto di molte persone si illumina. Molto spesso quando sono al culmine della malattia e del dolore sono volti trasfigurati e faticano a riconoscerti, ma se ti avvicini li vedi illuminati e questo incontro procura una gioia immensa.

 

Come avete intrapreso questo servizio?

Mirella: Suor Bertilla svolgeva il servizio della Comunione in parrocchia proprio agli ammalti della mia zona. Ventuno anni fa mi ha semplicemente confidato che sentiva i primi acciacchi della vecchiaia. «Ho bisogno di qualcuno che prenda il mio posto, vedo in te una persona giusta». Mi sono fidata del suo giudizio, e mi sono messa in cammino. L’«eccomi» di 21 anni ancora risuona nel mio cuore e nella mia vita.

Ad una condizione: sarei rimasta Ministro fino a quando ci sarebbero stati ammalati a cui portare Comunione. Il senso di essere Ministro straordinario dell’Eucaristia è arrivare nelle case dei malati”.

Cristian: Undici anni fa, l’allora parroco del Crocifisso, don Paolo Donati, mi chiese se fossi disponibile a diventare Ministro straordinario della Comunione eucaristica. Nella beata incoscienza ho detto sì, pensando che il servizio del Ministro fosse distribuire la Comunione durante le celebrazioni aiutando il parroco.

Al Seminario Diocesano durante la prima lezione del corso (del quale Mirella era una docente) ci illustrarono cos’era, cosa doveva fare e come incontrare i malati. La parabola evangelica del Buon Sammaritano, che vede, ha compassione e soccorre il viandante ferito e abbandonato, fu il trampolino di lancio di questa ‘avventura’.

Nel tragitto dal Seminario Diocesano a casa mia piansi prendendo coscienza della grande responsabilità contenuta in questo servizio. Ero tentato di non proseguire il cammino, ma ormai Qualcuno aveva già suonato al campanello e strattonato alla collottola e decisi di continuare. E fu la mia fortuna.

Mi si aprì un mondo immenso, al quale non avevo mai pensato: il malato e la sofferenza. In questi anni ho ricevuto ben più di quanto sono riuscito a dare.

Tanti incontri, tante persone: nella sofferenza ho rinvenuto il vero volto di Dio. Debbo ringraziare per quella proposta che dieci anni fa mi è stata fatta: è un dono. Ero partito mettendo una scadenza al servizio, dicendo che era temporaneo e poi avrei lasciato: avrei commesso l’errore più grande della mia vita.

 

Entrambi avete svolto il servizio anche presso l’ospedale “Infermi” di Rimini. Che esperienza è?

Mirella: Ho fatto servizio per molto tempo in ospedale: c’è un bisogno enorme, e persino la sola presenza del Ministro è significativa.

Cristian: Mi lascio prendere dalla paura, non quella che blocca bensì quel timore che ti stimola e tiene solerti. Prima di entrare nei vari reparti, emetto un bel sospiro perché mi sento indegno, quasi non ce la faccio. Poi guardo il volto del Signore nel crocifisso che ho di fronte e nella teca che ho in mano, e vado.

 

Quando partite per visitare un malato e la sua casa, la sua famiglia, quale pensiero vi guida?

Mirella: “Ogni volta mi sento uno strumento in mezzo a due cose: il desiderio dell’ammalato di ricevere Gesù eucarestia, ma anche e soprattutto l’esigenza fortissima che ha Gesù di arrivare in quella casa, in quelle abitazioni, da quelle persone con quei volti e quelle storie.

Il desiderio del malato è importante, ma è estremamente importante sentire l’esigenza di Gesù di entrare nelle case dei più fragili, che vanno accompagnati e sorretti.

Inizialmente ero molto concentrata su me stessa, sui piedi non degni di portare Gesù, sulle mani indegne di portare Gesù. Poi qualcuno mi ha aiutato ad alzare lo sguardo, a non guardare me stessa, ma Gesù che si fida di me, e si consegna a me in modo tale che io lo possa portare a chiunque lo desideri.

Cristian: È importante saper ascoltare, non arrampicarsi sugli specchi, con discorsi molto filosofici o teologici. Il silenzio stesso è parola guaritrice. Molto spesso incontro malati che pongono tante domande esistenziali: «Perché la malattia? Perché il dolore? Perché proprio a me? Dov’è Dio?». Cerco sempre di offrire una parola di conforto. Il primo passo è l’ascolto, e lo sguardo: le persone vanno guardate e ascoltate. Terminata la parte rituale, prima di accomiatarmi, gli ammalati manifestano dispiacere: «Mi raccomando, ritorna domenica prossima? Ci sarai sempre tu?». Anche con i familiari si instaura un rapporto, che prosegue anche quando gli ammalati sono deceduti. Resta un legame, un ricordo non di Cristian ma della comunità e di ciò che rappresento”.

 

Com’è stato possibile il vostro servizio durante la pandemia? Con quali limitazioni avete dovuto convivere?

Mirella: Per la verità, non ho mai smesso di portare Gesù Eucaristia perché sempre ci sono sempre stati ammalati che mi hanno chiamato anche durante la pandemia. Solo durante il lockdown è stato interrotto il servizio. Appena è stato riaperto, sono ritornata da ammalati e familiari con tutte le cautele del caso.

Anche oggi, il sabato pomeriggio è interamente dedicato a questo servizio”.

 

Qualcuno scherzando sostiene che fare il “taxi di Gesù” è facile. In realtà la vostra esperienza, Mirella e Cristian, ci fa comprendere che nel servizio del Ministro straordinario della Comunione eucaristica c’è qualcosa di ben più grande misterioso. Siete anche voi missionari.

Come avete vissuto la Giornata del Malato?

 

Mirella: Cercando di mettere al centro il più possibile le persone fragili. In chiesa sono state ascoltate le testimonianze di alcune persone che vivono la malattia in maniera positiva la malattia, ed è stata distribuita la Preghiera del Malato con l’immagine scelta per il 2022, invitando tutte le persone a consegnarla agli malati vicino a casa.

Nella Chiesa si parla dei malati facendo riferimento solo a chi desidera ricevere l’Eucaristia. I malati che desiderano Gesù Eucaristia sono sempre meno. Però non diminuiscono i malati. Questa situazione mi interroga: è forse giunta l’ora che il volto del Ministro straordinario cambi? Ad esempio, assumendo il volto del Ministro della consolazione per andar ed essere Chiesa, accompagnando gli ammalati che non domandano la Comunione. Si può essere Gesù che si fa loro vicino, cura le ferite come balsamo, e magari può anche succedere qualcosa.

Anche questa è una missione. Di fronte a noi non c’è solo il malato, ma tutta una famiglia, che incontri in un tempo difficile e con tante problematiche: anche questo è un momento di evangelizzazione.

 

Paolo Guiducci

Che parrocchia siamo. Che comunità vogliamo essere.

Lunedì  8 febbraio ore 20,50
SERATA DI FORMAZIONE (online) per tutti

CHE PARROCCHIA SIAMO.
CHE COMUNITA’ VOGLIAMO ESSERE.

ASCOLTEREMO LA REGISTRAZIONE (solo audio) della riflessione che Serena Noceti, teologa, ha proposto al Consiglio Pastorale Diocesano il 30/01/2021

il link per il collegamento https://meet.google.com/mik-foby-ukg 

Serena Noceti

il servizio del Lettore della Parola di Dio

intervento di Rino Morri
nella “Domenica della Parola di Dio”
(24 gennaio 2021)

Buongiorno a tutti, mi chiamo Rino, ho sempre fatto parte di questa comunità e sono uno dei due lettori istituiti che attualmente ci sono in parrocchia, per questo mi vedete spesso a proclamare la Parola, ed oggi mi è stato chiesto di condividere con voi alcune riflessioni sulla mia scelta.
Il ministero del Lettorato, che viene conferito dal Vescovo e che Papa Francesco ultimamente ha reso accessibile alle donne, venne istituito dopo il Concilio dove si era preso atto che era arrivato il momento di far sì che i laici avessero accesso alla Parola di Dio.
Nel decreto di istituzione si legge: “Il lettore istituito è il ministro della proclamazione della Parola, deve proclamare cioè, deve dire a voce alta, a nome di un altro, a favore degli altri”.
Io ho iniziato nel 1984, dopo un periodo di preparazione con incontri mensili in Seminario, fra l’altro se non ricordo male uno dei sacerdoti che teneva il corso era don Renato. A chi mi chiede perché ho scelto di fare il lettore, rispondo sempre: “Per vocazione di don Tonino”, il vulcanico parroco che aveva rivoluzionato la nostra calma vita parrocchiale e fatto prendere in mano la Bibbia. Alle mie obiezioni, non sapevo nemmeno cosa fosse il lettorato, mi rispose: “Vai, poi strada facendo imparerai”, e devo riconoscere che non aveva torto, se si aspetta di essere pronti, di essere formati non si parte mai.
E’ dopo l’istituzione che mi sono reso conto che della Parola di Dio ne sapevo veramente poco, allora ho cominciato a leggere la Bibbia, cosa non facile… anche per il poco tempo disponibile, e devo dire di aver accantonato l’idea e ricominciato piano piano trovando aiuto in alcuni impegni concreti:
-Ho cominciato a far parte dell’equipe liturgica, dove si preparavano le liturgie per le domeniche in cui si celebravano momenti forti del cammino pastorale, all’inizio partecipando come spettatore muto, poi nel tempo aiutato dal clima di amicizia mi sono inserito, forse anche troppo e qui che ho imparato che una liturgia non è riuscita quando tutto è perfetto, ma quando riesce a coinvolgere e valorizzare ciò che ognuno prepara, lasciando anche spazio alla spontaneità e agli imprevisti.
-Essere stato, ancora una volta per scelta dello stesso prete di cui sopra, animatore delle piccole comunità, ed anche qui devo dire grazie a chi mi ha spinto a farlo, perché questi incontri con al centro la Parola di Dio mi hanno aiutato ad approfondirla ed il confronto con gli altri mi ha fatto prendere coscienza che i miei dubbi, le mie difficoltà erano anche le loro, inoltre si è instaurato un clima di amicizia che ci accompagna ancora oggi. (Oggi le piccole comunità sono in crisi, non solo per il covid, dovremmo ridargli vita). Salto un lungo periodo di tempo fatto di incontri vari, cambio di parroci, ed arrivo al momento in cui ho lasciato il lavoro; avendo più tempo ha disposizione ho approfondito la ricerca della Parola con la lettura del Vangelo del giorno e relativa riflessione, oggi ne abbiamo tante a disposizione, è un aiuto per affrontare in modo diverso la giornata.
In questi ultimi tempi mi hanno fatto riflettere due interventi in modo particolare. Uno del Vescovo Francesco, che nei pellegrinaggi diocesani ci ha invitato a chiederci: “Quale volto di Dio ci portiamo nel cuore? Con quale volto di Dio ci siamo incontrati?”.
Poi una riflessione di padre Ermes Ronchi che afferma: “Siamo burocrati delle regole… e analfabeti del cuore”. Sì la mia, la nostra fede, troppo spesso è legata a delle regole a dei precetti, fatto questo sono a posto.
Di fronte a queste provocazioni ti viene voglia di prendere in mano il Vangelo e scoprire quale volto del Padre Gesù ci ha svelato e trovare un Padre che non ci cataloga secondo le regole, a volte pesanti, che come uomini e come Chiesa ci siamo dati, ma un Padre che ci ama prima di tutto e al di sopra di tutto, è solo l’amore che lo muove. Sceglie uomini peccatori come noi per costituire il primo nucleo della Chiesa, non condanna mai nessuno, ricerca, ama, perdona. Attraverso questa Parola scopro ogni giorno di essere amato e per questo, se lo voglio, posso amare e cercare di cambiare me stesso invece di voler cambiare gli altri.
L’ultima riflessione riguarda la Messa, per me è importante prepararmi leggendo le letture che verranno proclamate la domenica, oggi si discute se lasciare o togliere i foglietti, io penso sia più importante arrivare preparati, si potrebbero proporre degli incontri sulle letture della domenica. Il cammino da fare sembra difficile, io ho trovato aiuto in un’altra espressione di padre Ermes Ronchi: “Non pretendiamo di fare tutto in una volta, ma un piccolo passo alla volta è possibile per tutti”.

Spero di non aver approfittato della vostra pazienza, grazie e buona domenica della Parola.

I nuovi ministri

Domenica 25 novembre, in Cattedrale, il Vescovo Francesco ha istituito oltre 120 nuovi “ministri” provenienti dalle comunità della diocesi… tra cui anche alcuni nostri parrocchiani, che si sono messi al servizio della nostra comunità come accoliti e ministri della comunione, aggiungendosi ai tantissimi ministri già istituiti nella nostra parrocchia.

Ecco chi sono >> https://www.crocifisso.rimini.it/nuovi-ministri-in-comunita/ 

Le foto della festa:

Intervista:

 

 

Un seminarista al Crocifisso

Sono Marco Evangelisti, ho 23 anni, vengo dalla parrocchia di S.Michele Arcangelo (Santarcangelo).
Ho sentito e iniziato a capire che il Signore mi chiamava all’età di 16 anni, dopo una campeggio con la parrocchia.
Inizialmente ero spaventato e non sapevo bene cosa fare, ma il Signore non mi ha lasciato andare e in me si è acceso e fatto sempre più vivo il desiderio di conoscerlo e di provare a seguirlo nella via verso il sacerdozio.
Nel 2013, dopo il Liceo, all’età di 19 anni, sono entrato in seminario a Rimini
Per due anni sono rimasto in seminario a Rimini poi dal 2015 ho iniziato lo studio teologico e la vita di Seminario presso la comunità del “Pontificio Seminario Regionale Benedetto XV” di Bologna, dove attualmente vivo.
Il 22 Settembre 2017 in cattedrale a Rimini ho fatto l’ammissione agli ordini sacri, più comunemente chiamata “candidatura”, una prima tappa del cammino verso il sacerdozio.
Non è stato certamente un passo definitivo, sicuramente però ha segnato un passaggio importante, un impegno e un desiderio che inizia a prendere forma.


In questi anni sono stato e sono ancora accompagnato da tanti bravi sacerdoti ed educatori.
Non è sempre stato facile, ma sicuramente posso dire che è un cammino ricco di tanti doni! Il Signore, come dice il nostro Vescovo Francesco, ci restituisce “cento volte tanto”.
Marco

Nuovi “Ministri” in comunità

Domenica 25 novembre, alle ore 17,30 in Cattedrale il Vescovo Francesco istituirà nuovi Ministri laici, che svolgeranno il loro ministero (accoliti, lettori, ministri straordinari dell’eucaristia,…) nelle loro parrocchie.

Dalla nostra comunità, saranno istituiti:

Accoliti: Paolo, Claudio e Marco T.

Ministri straordinari della Comunione: Eleonora e Antonella.

Lettore: Marco E. (seminarista).

Siamo vicini a loro con la preghiera e con l’affetto. Alle ore 19.30 seguirà un piccolo “apericena” nel nostro teatro parrocchiale. Invitiamo quanti vorranno a partecipare alla celebrazione e al momento di festa.

 

Da “NOI del Crocifisso di Ottobre 2018”, a cura di Don Renato.

Nella nostra parrocchia ci sono già molte persone che svolgono servizi per la liturgia e per la comunità, chiamiamoli “facilitatori” della vita comunitaria. Un nuovo gruppetto di volontari si unirà a loro e il 25 novembre prossimo riceveranno dal Vescovo il “ministero” (=servizio) di Accolito o di Ministro Straordinario della Comunione. Abbiamo fatto con loro una chiacchierata, come in famiglia.

Perché stai facendo questa scelta?
Perché è una chiamata. Ti senti dentro il desiderio di servire, hai ricevuto un dono e lo vuoi donare agli altri. A me è stato proposto e io ho visto in questo come una chiamata da parte del Signore. Ci ho riflettuto sopra e mi sono detta: io voglio dire di sì al Signore.

Una chiamata per che cosa?
A servire la propria comunità, a servire come Gesù ci ha insegnato, perché non sei tu a dover essere servito, ma la tua comunità. Ti devi rendere utile in qualsiasi forma. Nel nostro caso noi ci metteremo a servizio del Signore nella liturgia, verso gli anziani e in altri servizi che saremo chiamati a fare nella nostra comunità. Inoltre in questo periodo, anche di studio, abbiamo capito che tutto quello che studiamo produce una intimità più profonda, un dialogo più profondo con il Signore insieme con il servizio.

Per fare questi servizi è necessario studiare?
Anche. Bisogna anche studiare per il semplice fatto che non è tutto scontato: bisogna ascoltare qualcuno che te lo spiega, cercare di immedesimarsi nel motivo per cui lo si fa, nel senso che ognuno di noi dà a quello che stiamo facendo, e soprattutto c’è il fatto della gratuità: come il Signore si è donato a noi, io cerco di donare la mia vita agli altri.

Ma non hai anche altri impegni e occupazioni?
Certamente ho anche troppo da fare: lavoro, famiglia, figli… Mia moglie è contenta per l’impegno, ma certamente bisognerà essere attenti per far collimare tutti gli impegni con quelli familiari senza trascurare niente. Da quando ho iniziato questo cammino ho scoperto che il Signore mi aiuta e riesco a fare molto di più di quello che facevo prima.

Come pensate di esercitare il vostro ministero?
Nell’appartenza alla parrocchia e seguendo le indicazioni della parrocchia insieme al gruppo dei ministri che c’è già. Siamo contenti di far parte di questa comunità che valorizza il cammino personale.